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Bargiggia: “Asensio fuori dai parametri. Su Ibrahimovic…” | ESCLUSIVA

Bargiggia: "Asensio fuori dai parametri. Su Ibrahimovic..." | ESCLUSIVA (getty images)

Paolo Bargiggia, noto giornalista ed esperto di calciomercato, ha rilasciato delle dichiarazioni sul Milan in esclusiva ai nostri microfoni

Enrico Ianuario

Con la Serie A ferma per la sosta dei Nazionali, numerosi calciatori sono stati accostati al Milan in questi giorni. Oltre a ciò, la sconfitta dell'Italia di Roberto Mancini, contro la Macedonia, potrebbe far cambiare le sorti della sessione estiva di mercato. Inoltre è già tempo di pensare anche al campionato, con la 31^ giornata che prenderà il via questo sabato. Abbiamo parlato di tutto ciò insieme a Paolo Bargiggia, noto giornalista ed esperto di mercato, che è intervenuto in esclusiva ai microfoni di 'pianetamilan.it'.

Buon pomeriggio Bargiggia. Riguardo il mercato del Milan, sia Alessio Romagnoli che Fodé Ballo-Touré potrebbero lasciare i rossoneri. Chi potrebbero sostituire i due calciatori?

"Botman è l'obiettivo numero uno però, ad oggi, non sono riusciti a chiudere la trattativa. Parliamo di una trattativa con una valutazione da circa 40 milioni di euro. Da quel che risulta sul giocatore c'è anche il Newcastle che non molla, quindi il Milan non è ancora riuscito a chiudere questa trattativa. Bremer, secondo me, è un'alternativa di lusso: abbiamo visto che giocatore è, conosce il campionato italiano. Su Bremer c'è l'Inter, quindi non è semplice. Ad oggi non c'è una terza via, credo che il Milan farà di tutto per mettere le mani su Botman facendo valere anche la storia del club che, chiaramente, non ha la stessa potenza economica del Newcastle ma ha altri elementi. Gli agenti sono stati incontrati parecchie volte dal Milan che sa che c'è questo disturbo del Newcastle. Sulla fascia, Cambiaso, secondo me, non è un giocatore semplice perché so che c'è anche la Juventus. Anche lì non ci sono trattative spianate. Secondo me è una fase che il Milan è su tutti gli obiettivi, anche su Sanches. Anche se su Sanches non c'è, per il momento, un segnale d'intesa soprattutto con Mendes, il suo agente, col quale erano state fatte delle chiacchiere anche a gennaio. Lì non era stata trovata l'intesa. Se Sanches sostituirà Kessié? Secondo me dirlo ora è prematuro, ma ci sono due certezze: i rientri di Pobega e di Adli".

Quindi Pobega torna al Milan?

"Sì, secondo me torna al Milan. Ad oggi sembra che sia destinato a tornare".

Magari anche per sostituire Bakayoko? Considerato che circolano delle voci in merito ad un suo ritorno anticipato al Chelsea...

"Bakayoko non ha inciso, ma certezze ancora non ce ne sono. E' possibile, però sarà una valutazione che il Milan farà quando avrà più certezze sulle entrate. E' possibile, visto l'impiego e il rendimento".

Riguardo l'attacco, Origi sembra essere molto vicino al Milan. Un calciatore che può fare sia il centravanti che l'esterno. Un suo arrivo coinciderebbe con una partenza da parte di qualche giocatore rossonero?

"Su Origi non la direi per fatta, non ancora. Non trascurerei quella trattativa, con tutte le difficoltà del caso, col Sassuolo per Berardi e Scamacca. Origi è svincolato, è fattibile, meno onerosa ed è duttile. Però è anche vero che il Milan è stuzzicato da quest'idea di fare un'operazione con il Sassuolo, se non per tutte due. Berardi, secondo me, è forse un po' più possibile di Scamacca. E' vero che l'Inter ha un po' rallentato per via delle richieste del Sassuolo, ma sul giocatore era molto forte. Però, adesso, ci sono anche club inglesi. Il concetto è che il Milan un attaccante e un esterno alto ha in mente di farlo anche se non è facile. Il rinnovo di Leao? Stanno aspettando il pronunciamento del Tribunale che ha congelato i pignoramenti di una parte degli stipendi di Leao nel contenzioso tra il Lille, lo Sporting e il giocatore. Quando la situazione sarà più chiara, allora il Milan potrà imbastire il rinnovo del contratto. Ma il Milan vuole assolutamente rinnovare il contratto a Leao".

Cosa ne sarà, invece, del futuro di Zlatan Ibrahimovic?

"Se devo esprimere un parere personale, fossi nel Milan non rinnoverei il contratto ad Ibrahimovic. E' vero che ha dato, che è carismatico, però ha troppi anni e ha avuto troppi infortuni. Evidentemente lui, lo dichiara ogni volta, ha una grandissima intenzione di continuare. Secondo me, forse, con una sorta di contratto 'a gettone', può anche darsi che il Milan lo rinnovi. Magari gli daranno una base fissa più dei bonus legati a presenze e gol, legati ad un'ottica di avere un ruolo dirigenziale come si è anche parlato. Io sapevo, fino a pochi giorni fa, che il Milan non avesse grandi intenzione di rinnovare, però il giocatore ha palesato in modo chiaro ed umile la volontà di continuare. Anche se parliamo di Ibrahimovic, queste cose accadono solo nel campionato italiano. In Premier League, ad esempio, i club inglesi, già vent'anni fa, quando un giocatore superava i trent'anni di età, i rinnovi di contratti andavano di anno in anni. Qui oltrepassiamo i quaranta".

Rimanendo sempre in attacco: Lorenzo Colombo, attualmente in prestito alla Spal, ritornerà alla base?

"Sta facendo molto bene. Da quel che capivo, veniva quasi indicato come possibile entrante nel nuovo corso della Nazionale maggiore, per ringiovanire la squadra. Però sulle intenzioni del Milan, onestamente, non ci ho lavorato".

Parlavamo di Berardi, che occupa il ruolo di esterno destro. Anche Junior Messias occupa quel lato del campo: verrà riscattato dal Crotone?

"Non sono tanto positivi in quel senso lì. Non ho una risposta certa, però ad oggi è più no che sì. Però un finale di campionato può determinare molte cose. Le stesse cose, ad esempio, le stanno dicendo su Mertens a Napoli in merito ad un suo rinnovo".

In questi giorni, dalla Spagna, hanno accostato al Milan diversi calciatori come Hazard, Jovic, Bale e Asensio. C'è qualcosa di vero o è fantamercato?

"Hazard e Bale mi sembrano due barzellette pazzesche (ride, ndr). Il Milan ha applicato, con l'ultima proprietà, concetti di ridimensionamento di ingaggi e giocatori futuribili. Hazard e Bale sono giocatori nella fase calante della carriera. Jovic ogni tanto mi torna. E' un giocatore che non ha convinto, potrebbe essere che il Milan abbia fatto un pensiero però non credo sia un obiettivo. Ma Hazard e Bale andrebbero proprio contro la filosofia del Milan, che comunque ha già Giroud e Ibrahimovic. Decisioni che stanno ripagando, ma i rossoneri non credo andrebbero ad invecchiare ulteriormente la squadra. Su Jovic non è la prima volta, ma non mi pare che sia la priorità. Asensio è fuori dai parametri economici".

Capitolo Nazionale, con l'Italia che è stata clamorosamente eliminata dalla Macedonia. Da dove nasce questa sconfitta?

"Ci vuole un po' di equilibrio nelle analisi, evidentemente ci eravamo esaltati troppo presto. Bisognava un'inversione di rotta come filosofia e lavoro, invece la vittoria dell'Europeo è stata una bella eccezione. E' un miracolo costruire una Nazionale in un Paese dove nei settori giovanili non c'è un gentlemen agreement tra i presidenti che vincolino il numero dei giocatori stranieri nelle squadre. Come c'è in Germania, Inghilterra, Spagna... Questo limite devi imporlo con un gentlemen agreement tra i presidenti, non puoi imporlo come regola perché a livello di normativa europea non si può negare la circolazione dei lavoratori, ma nulla ti impedisce di fare come negli altri Paesi".

"Per esempio, in Germania 7 su 11 in campo, nei settori giovanili, dovrebbero essere tedeschi. Noi, invece, abbiamo settori giovanili pieni di stranieri e con il Decreto Crescita c'è la tendenza di riempire di più le squadre acquistando calciatori stranieri. L'esempio lampante è quello delle prime sei della classifica, in Italia, che non hanno un attaccante italiano. Ciò mette in difficoltà il Commissario Tecnico nel trovare giocatori bravi e all'altezza, quindi è stato un miracolo quello che abbiamo combinato agli Europei. Poi, a livello, politico, la Nazionale viene vista dai club quasi come un fastidio e negli ultimi anni è stata usata dai club di Serie A per fare battaglia contro la Federcalcio".

"Ci sono guerre di potere, come ad esempio Lotito e De Laurentiis contro Gravina per l'indice di liquidità, che sarà inserito, per l'iscrizione ai campionati. Si era chiesto di fare uno stage posticipando l'ultima giornata di campionato, in maniera tale che Mancini potesse vedere di più i ragazzi - magari avrebbe fatto valutazioni diverse perché poi ha mandato in campo contro la Macedonia giocatori un po' con le 'gomme sgonfie' come Insigne -, ma i club hanno detto di no. La risposta, secondo me, è un cocktail tra mancanza di regole, tutela dei calciatori italiani che partano dai settori giovanili, fino ad un discorso di contrapposizioni politiche, di guerra di potere, tra la Lega e la Federcalcio".

"Mettiamoci anche, se vogliamo fare il paragone con gli altri Paesi, che in Italia manca un centro federale e non riusciamo a lavorare sull'eccellenza dei migliori giovani. Tutto ciò, secondo me, porta a quello che è successo ed è molto grave. Abbiamo anche visto, probabilmente, il riflesso del campionato che continua a non essere così allenante: si gioca sotto ritmo, si è sempre fermi, c'è troppa tattica. Chi era a Palermo, a vedere la partita dal vivo, parlano di una squadra, l'Italia, che dopo 45 minuti aveva la lingua di fuori pur giocando contro la Macedonia. La Nazionale è un po' figlia di tutti questi fattori".

Quindi Mancini non è un problema ma anzi sarebbe giusto continuare con lui?

"Secondo me non è il problema. Qualsiasi allenatore che è passato per l'Italia negli ultimi anni, arrivando fino ad Antonio Conte, ha trovato sempre problemi. Poi in base all'identità di uno o l'altro, hanno fatto sempre miracoli: Mancini ha vinto l'Europeo, Conte è arrivato ai quarti battendo Spagna e Belgio. I problemi che lamentavano è di isolamento della Nazionale. Io mi aspetto e mi auguro che Mancini non sia rimasto solo perché allenare la Nazionale è gratificante, ma che, in qualche modo, metta delle condizioni con Gravina affinché la Nazionale possa essere più tutelata mettendo quei paletti di cui parlavamo prima. Un altro problema è che Mancini è lasciato troppo solo perché c'è lui e poi c'è il Presidente Federale, ma in mezzo non c'è nessuno. Io pensavo ad un comitato tecnico, con dentro allenatori che hanno vinto tanto, direttori sportivi della prime squadre della Serie A, manca lo scambio di informazioni. Avendo sempre una cosa isolata, qualsiasi allenatore metti fa sempre fatica. A mio avviso, dunque, non è l'allenatore il problema ma il sistema con la quale funziona il 'club Italia'. La colpa, secondo me, è relativamente anche del Presidente Federale perché si trova da solo e fare le riforme diventa difficile".

Focus anche sulla 31^ giornata del campionato di Serie A. Ci saranno diverse partite interessanti: Juve contro Inter, il Napoli che sarà ospite dell'Atalanta e il Milan che affronterà il Bologna. Cosa ci dobbiamo aspettare da questa giornata?

"Sicuramente è una giornata che, sulla carta, avvantaggia nella corsa in alto il Milan che può giocare in casa con un Bologna alle prese con tanti problemi, anche di salute del suo allenatore. Il Milan ultimamente ha trovato determinazione. Sicuramente è una giornata dove il Napoli dovrà limitare i danni a Bergamo perché è alle prese con pesanti assenze come quelle di Osimhen, Rrahmani, Di Lorenzo. Quindi, secondo me, è una giornata che dovrebbe favorire il Milan e la Juventus con due potenziali pretendenti come Napoli, secondo me la pretendente maggiore nella corsa al Milan, e Inter, forse la pretendente minore, che rischiano grosso. Anche per l'Inter è l'ultimissima chiamata ammesso che ci siano ancora delle chiamate. Se dovesse vincere a Torino è chiaro che oltre ai tre punti avrà un'inerzia importante, ma poi avrà anche la partita da recuperare col Bologna, a fine aprile, che sarà probabilmente salvo. Secondo me, giornata che vede favorita il Milan e la Juventus, in questo ruolo di guastatore. Il Napoli non deve perdere, se va a meno cinque può fare ancora qualche calcolo per la lotta scudetto perché vedendo il calendario il Milan deve ancora giocare contro Atalanta e con un Genoa che è un osso abbastanza duro un po' per tutti. Se Napoli e Inter dovessero perdere consegnerebbero lo scudetto al Milan e l'Inter chiude definitivamente le sue speranze".

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