Rafael Leao tradisce Pioli e il Milan: da Mbappé a Niang il passo è breve

Rafael Leao tradisce Pioli e il Milan: da Mbappé a Niang il passo è breve

Pessima prestazione di Rafael Leao ieri sera a San Siro in occasione di Milan-Lazio: gettato in campo per svoltare, ha deluso su tutta la linea …

di Daniele Triolo, @danieletriolo

NEWS MILAN – Altra, pesante sconfitta per il Milan di Stefano Pioli che, ieri sera a ‘San Siro‘, si è fatto superare dalla Lazio di Simone Inzaghi in virtù delle reti di Ciro Immobile (100° sigillo in biancoceleste in appena 147 gare, un fenomeno) e Joaquín Correa; a nulla è servita, dunque, per i rossoneri, l’autorete del difensore angolano Bastos, se non per il momentaneo ed illusorio pareggio.

Il Milan, va detto, non avrebbe meritato di perdere: la prestazione offerta dai rossoneri è stata senza dubbio positiva, seppur costellata dei soliti errori individuali, e di posizionamento, che ormai stanno diventando il triste ‘leit-motiv‘ di questa stagione, costati tante battute d’arresto, numerosi gol incassati (15) e lo scivolamento verso zone poco nobili della classifica del massimo campionato.

Pioli ha pagato dazio quando, al 53’, ha tolto dal campo uno dei rossoneri forse più in palla, il centrocampista brasiliano Lucas Paquetá, per inserire Rafael Leao, passando, di fatto, ad un 3-4-1-2 con Hakan Calhanoglu alle spalle di Krzysztof Piatek e del giovane attaccante portoghese. Nelle intenzioni del tecnico, come da lui stesso confessato al termine del match ai microfoni di ‘Sky Sport’, c’era la volontà di cercare strappi e frequenti giocate di Rafael Leao nell’uno contro uno per impensierire gli ospiti.

In campo non si è visto nulla di tutto ciò. Rafael Leao, che spesso in altre occasioni era stato tra i migliori del Diavolo, ha tradito il proprio allenatore e tutti i suoi compagni, entrando in campo in maniera indisponente e poco propenso al sacrificio per la squadra. Arruffone, disordinato, impreciso e con poca voglia di correre, Rafael Leao ha sbagliato tutto ciò che c’era da sbagliare, mettendo in difficoltà il gruppo anziché aiutarla e privando l’attacco rossonero della sua ‘variabile impazzita’.

“Mi aspettavo di più da Rafael Leao, ha grandi potenzialità: può e deve fare di più”, ha commentato, laconico, Pioli al termine di Milan-Lazio, quando gli è stato chiesto di giudicare la prestazione del giovane centravanti lusitano. Per il tecnico, Rafael Leao non è un esterno, bensì una prima punta, seppur con caratteristiche diverse da Piatek: quelle caratteristiche che, contro la Lazio, sarebbero servite come il pane al Milan.

Probabilmente, mettendo in campo Rafael Leao, Pioli aveva immaginato, a tinte rossonere, ciò che invece è accaduto nella propria area con l’assist di Luis Alberto per Correa lanciato in velocità a trafiggere Gigio Donnarumma. Nella sua mente, invece, i protagonisti dell’happy ending avrebbero dovuto essere Calhanoglu e proprio Rafael Leao. L’ex Sporting Lisbona e Lille, però, non ha fornito al team né l’apporto necessario né, tanto meno, consentito all’allenatore di avere dubbi su chi schierare dall’inizio la prossima settimana contro la Juventus tra lui e Piatek.

Spesso, nel corso della sua carriera, nonostante questa sia ancora piuttosto breve, Rafael Leao, per caratteristiche sul campo, è stato paragonato a Kylian Mbappé, fenomeno del PSG: veloce, rapido, dotato di un’invidiabile tecnica di base, bravo sotto porta. Peculiarità che il numero 17 rossonero certamente possiede, ma che dovrebbe cominciare ad esprimere con maggiore continuità per evitare, al contrario, che la sua carriera possa subire una parabola involutiva … alla M’Baye Niang.

I tifosi del Milan si ricorderanno di quel ragazzo che, nell’estate 2012, l’allora amministratore delegato Adriano Galliani pescò dal Caen, pagandolo appena 3,5 milioni di euro, che arrivò in rossonero come ‘compagno di cresta’ di Mario Balotelli e Stephan El Shaarawy, ma, soprattutto, come potenziale erede di Thierry Henry. Niang, oggi, è tornato a giocare in Francia, nel Rennes, anche piuttosto bene, passando, però, attraverso i flop con Montpellier, Torino e Watford. Una carriera onesta, ma anni luce lontano da ciò che avrebbe potuto dare e fare.

La testa, in questo sport, ha enorme importanza. Se l’atteggiamento mentale non supporta le qualità tecniche sul campo, difficilmente si fa strada. Rafael Leao ha tutto, ma veramente tutto, per imporsi da titolare indiscusso in un Milan d’alta classifica. Ora, però, è giunto il momento di dimostrarlo con continuità ed abnegazione, perché da nuovo Mbappé ad erede di Niang il passo rischia di diventare davvero troppo breve.

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