I numeri non sono tutto, ma spesso fanno capire molto di un determinato momento di una squadra. Quelli di Mihajlovic non sono esaltanti, anche se non inquadrano del tutto l'enorme lavoro svolto dal serbo
I numeri non mentono. Il Milan, con Sinisa Mihajlovic in panchina, non ha cambiato passo rispetto al recente passato. Senza gioco e con risultati mediocri era impossibile non pensare a un cambio di rotta. Silvio Berlusconi ci stava pensando da tempo, ieri si è convinto, oggi è ufficiale: squadra a Cristian Brocchi ed esonero per il serbo. Resta da chiedersi il 'perchè'. Perchè è stato scelto a inizio stagione Mihajlovic, un allenatore così distante dal credo berlusconiano, sia in termini di gioco che di atteggiamento, perchè cambiare ora, perchè rischiare di mettere in difficoltà un altro allenatore emergente, il terzo in due anni.
Interrogativi che rimangono sospesi. Quello che resta, invece, è la bocciatura, netta, per Mihajlovic, nonostante un lavoro enorme e incessante. ‘Ha fatto quel che poteva, con quel che aveva’, si è detto spesso. ‘Le ho provate tutte’, aveva ammesso sconsolato lui stesso qualche giorno fa. Parole che già sapevano di resa. Una resa che sta nei numeri: 49 punti in 32 partite giocate, con 42 reti messe a segno e 35 subite (più di una a gara). I punti di distacco dalla vetta sono al momento 27, un abisso, colpa anche del rendimento opaco in trasferta: solo quattro vittorie finora.
L’Europa rimane una chimera: il terzo posto della Roma dista 15 punti, il quinto della Fiorentina sette. Solo la Coppa Italia salva la stagione rossonera, permettendo al Milan, in caso di mantenimento del sesto posto, di accedere all’Europa League dai preliminari. Sempre che il Sassuolo, a una sola lunghezza di distanza, non riesca nel sorpasso.
La regressione dell’ultimo periodo, poi, ha dell’incredibile. Il Milan non vince dal 27 febbraio (1-0 a San Siro con il Torino), da quel momento sono arrivati soli due punti sui 15 disponibili, frutto di due pareggi e tre sconfitte nelle ultime 5 gare. Anche il confronto con i suoi predecessori non premia Mihajlovic: Allegri chiuse l’ultimo periodo con una media punti di 1,15 a partita, Seedorf con un dignitoso 1,84, mentre Inzaghi 1,36. Mihajlovic si è fermato a 1,53. Troppo poco per Berlusconi. Ora tocca a Brocchi. Avrà sei gare di campionato più una finale di Coppa Italia. Per quest’anno, poi chissà.
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