Vincenzo Montella, alla vigilia di Bologna-Milan, ha sottolineato, tra il serio e l'ironico, di voler andare avanti per la propria strada. “Serve orgoglio”

Tre sconfitte di fila in campionato contro Napoli, Udinese e Sampdoria, e, nel mezzo, l'eliminazione nei quarti di finale di Coppa Italia contro la Juventus. Per il Milan, e per Vincenzo Montella, non è certamente un momento d'oro. Il tecnico, però, questa mattina, ai microfoni di 'Milan TV', ha manifestato un certo ottimismo. “Io voglio pensare solo alle cose da fare in positivo. Sicuramente credo che la genesi del mio percorso sia quello di riconquistare la società e la tifoseria, creare una mentalità che assomigliasse alla storia vincente del Milan, arrivare sicuramente in Europa e fare un miracolo sportivo a Doha e soprattutto creare una base importante attraverso un modello di gioco – ha sottolineato Montella -. Siamo perfettamente in linea con i nostri obiettivi, la squadra sta crescendo molto dal punto di vista della mentalità e ogni calciatore sta rendendo al meglio rispetto alle proprie possibilità. Dobbiamo essere sereni e equilibrati, ma adesso bisogna essere anche rabbiosi e bisogna tornare a vincere. Dobbiamo mostrare a noi stessi di avere un orgoglio importante per indossare la maglia del Milan”.

Vincenzo Montella Milan

Ieri, intanto, Montella si è confrontato con la dirigenza rossonera, nella fattispecie con l'amministratore delegato Adriano Galliani e con il direttore sportivo Rocco Maiorino per fare il punto sul momento cupo del Milan. “Succede spesso a livello telefonico, altre volte vado in sede e non si dice – ha sdrammatizzato l'Aeroplanino successivamente in conferenza stampa -. Ci siamo confrontati e c'è stata un'unità di idee sulla situazione attuale”. Sulla fiducia della società nei suoi riguardi, definita questa mattina dalla stampa 'riconfermata', il tecnico rossonero ha replicato ai cronisti con una battuta: “Sto leggendo poco i giornali, per evitare di leggere le critiche”. Che gli 'spifferi' da Milanello, poi, escano maggiormente quando le cose non vanno bene, l'allenatore ne era ben consapevole: “Perciò ho detto che bisogna dire meno, a chiunque, anche con chi si collabora, perché poi queste informazioni possono venire usate per altri fini”, ha concluso.

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