Il serbo le ha provate tutte, parola sua. Oggi prova il ritiro "è l'ultima carta che mi è rimasta". Per la prima volta più che arrabbiato è sembrato arreso

Colui che fugge potrà combattere ancora. Ne è convinto Sinisa Mihajlovic: perché qui, in casa Milan, è meglio ritirarsi, tutti assieme, nella propria tana. "Un punto in quattro partite contro squadre che stanno dietro, è inaccettabile e chiedo scusa ai nostri tifosi. Da stasera andiamo subito in ritiro e rimaniamo là finché le cose non miglioreranno, vediamo quanto dovremo stare ma sicuramente fino alla partita con la Juve. Ho avvertito la squadra in tutti i modi che questa partita andava affrontata in un modo diverso e non è stato fatto. Siamo anche stati fortunati ad andare in vantaggio, dovevamo spingere sull'acceleratore e chiuderla ma non l'abbiamo fatto e se dopo 31 partite parliamo sempre delle stesse mancanze vuol dire che abbiamo dei limiti, questo è evidente. Perciò ora dobbiamo guardarci alle spalle, abbiamo il Sassuolo ad un punto e domenica una squadra più forte di noi, ma nel calcio succede tutto, la prepareremo al meglio".

Sinisa Mihajlovic Milan

E pensare che il Milan, oggi, ha portato in alto il suo nome in Italia e nel mondo. Peccato però, non c’è nulla da festeggiare. Durante questa giornata, infatti, molti giocatori prodotti nei laboratori di Milanello hanno dato il meglio di loro stessi: Pato, Bojan, Acerbi, Ibrahimovic, van Ginkel, Plaoschi, Aubameyang Torres e, per concludere - in Serie A - Birsa, Gilardino ed El Shaarawy hanno segnato con i rispettivi club. Ma attenzione, non è finita: qualche ora fa, un certo Suso, fino a qualche mese fa in rossonero, ha realizzato una rotonda tripletta con la casacca del Genoa. Ma i Milanisti, quelli veri, i mestieranti dell’azienda Associazione Calcio Milan S.p.A, sono sprofondati nella crisi (rosso)nera.

Gli uomini di Mihajlovic, dunque, rischiano di morire d'inedia, essendo rimasti senza successi per quattro gare di fila in questo campionato. Una squadra alla frutta? Macché, a Milanello stanno già pagando il conto. E la decisione del ritiro, pontificata ai microfoni di Sport Mediaset dal tecnico serbo, suona come pena del contrappasso per l’ennesimo calvario rossonero. Perché la stagione del Milan, ce lo si metta in testa, non è mai decollata. Il ritiro, certamente, non sarà la panacea di tutti i mali, anzi. Questa punizione, sotto traccia, sancisce l’avvento dei titoli di coda, per una squadra in cui il rispetto dei ruoli e della storia sono stati dimenticati in modo infame. I giocatori di Mihajlovic, oggi, si sono limitati a scartare il regalo dell’amico Stendardo, autore di una topica in fase difensiva. Poi basta. Una squadra statica, come un fermo immagine: come quello che ritrae i rossoneri arenati in un limbo, tra l’Europa dei poveri e le sabbie mobili della Serie A. Mihajlovic vede nero, e rischia di bruciare anche quel sesto posto così vitale ma aleatorio allo stesso tempo.

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