Donadoni ha rilasciato una lunga intervista in cui ha parlato delle sue esperienze al Milan
Roberto Donadoni ha rilasciato una lunga e interessante intervista alla Gazzetta dello Sport.
Ecco un aneddoto simpatico dei tempi del Milan: "I capelli bianchi mi sono venuti presto, quando giocavo nel Milan. All'inizio provai a mimetizzarli con quei pettini che scuriscono, però Tassotti mi sgamò subito e iniziò a gridarmi: "A Morettooo"".
Una rivalità nel golf molto particolare: "Oggi nel golf ho un handicap 3.4 e con qualcuno tipo Van Basten è sempre una guerra. Nel golf non puoi essere bugiardo: se rubi, rubi a te stesso".
Un brutto ricordo: "Non fu per niente bello quando, nei primi anni '90, fregarono un sacco di soldi a me, Tassotti e Giovanni Galli con una di quelle finanziarie farlocche. Fu più che altro una delusione: il padre di tutta la truffa aveva un figlio down e aveva fatto leva proprio su questo per tranquillizzarci sul suo senso di responsabilità. Che bassezza".
Sul suo idolo: "Al di là del mio tifo per il Milan, non mi è mai stato difficile rispecchiarmi in Rivera. Quasi ogni sua giocata ti lasciava a bocca aperta. L’eleganza che compensava la poca forza fisica, le finte di corpo che disorientavano, il piacere di far segnare gli altri: la mia idea di calcio, forse anche perché non sono mai stato un gran realizzatore. Sta di fatto che quando misi le mie prime Adidas Rivera, nere con le strisce rosse, mi sembrava di volare e così mi capitò di nuovo solo quando il maestro Bonifacio - ero appena arrivato all’Atalanta - mi regalò le prime scarpette con tacchetti intercambiabili in alluminio: roba che sul granito del campo La Fara, a Bergamo Alta, avrei dovuto essere sempre per terra e invece mi sembrava di avere delle ventose, segnai 7-8 gol e quello che doveva marcarmi a un certo punto se ne andò. Rivera era grande perché era semplice: è così che si diventa speciali, si diventa idoli".
Su Mandela: "Così è diventato idolo anche Nelson Mandela, che mi regalò emozioni speciali nell’udienza privata riservata al Milan che era in tournée in Sudafrica: se non sei semplice, e lui lo era in modo sconvolgente, è difficile che gli altri ti capiscano. E se ti capiscono in pochi, anche se sei un grande la tua è una grandezza inutile".
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