Cristian Brocchi al termine del match perso al 'Bentegodi': “Sono deluso, abbiamo smesso di essere una squadra”
Più che il Milan di Brocchi è un Milan di brocchi. Il giochino di parole, secondo 'La Gazzetta dello Sport' in edicola questa mattina, non va inteso come un'offesa nei riguardi di nessuno ma, a ben guardare, se una squadra partita, sulla carta, per lottare per un posto in Champions, si ritrova a tre giornate dal termine della stagione con un solo punto di vantaggio sul Sassuolo e cinque sul Chievo, vuole dire che, spesso, i suoi giocatori si sono espressi in campo in maniera sconcertante. L'organico del Milan, per la 'rosea', vale sicuramente di più dei 53 punti collezionati in 35 partite, ma i rossoneri, ieri pomeriggio al 'Bentegodi', si sono superati, cedendo le armi di fronte ad un combattivo Verona, che è riuscito nell'impresa di trasformare una gara per lui inutile in una prova d'orgoglio.
A fine gara, il tecnico Cristian Brocchi non si è nascosto, sfogando tutta la sua amarezza per l'esito del match: “La partita mi ha fatto arrabbiare, sono deluso. Ma non arretro di un centimetro, anzi, vado avanti con sempre più voglia di lavorare e di fare bene – si legge stamattina sulla 'rosea' -. Il Verona ha dimostrato grande orgoglio, ma è stato favorito dal nostro atteggiamento sbagliato. In queste situazioni bisogna essere forti caratterialmente, ed io lo sono. Mi prendo la responsabilità della prestazione: la squadra ha giocato male – ha proseguito Brocchi -, non ha interpretato la gara come volevamo. Si è spenta la luce, ci siamo disuniti, e questo ha dato vantaggio al Verona. Abbiamo concesso troppo smettendo di essere una squadra, ma interpretando le situazioni in modo individuale. Mi dispiace che ci sia un clima così negativo, sono amareggiato. Vorrei vedere più rabbia agonistica in campo. Cercherò di mettere al servizio della squadra il carattere che avevo da giocatore”. Infine, Brocchi ha dichiarato come il sesto posto debba essere uno stimolo per la squadra, e di non pensare, per il momento, ad una sua possibile conferma per l'anno prossimo. “Ho il compito di dare il massimo in 40 giorni, e sto cercando di svolgerlo. Se poi il mio lavoro sarà apprezzato, e decideranno di puntare su di me, sarò felicissimo. Ma non sono preoccupato o spaventato: sapevo che sarebbe stato difficile”, il commento dell'allenatore rossonero.
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