Carles Puyol, ex colonna della difesa del Barcellona, si è espresso anche sulla questione catalana e sulla posizione del club blaugrana: le sue parole
Carles Puyol, classe 1978, ex difensore del Barcellona e della Nazionale spagnola, oggi è ambasciatore UEFA e, al momento, si trova a Roma per accompagnare il Trophy Tour Unicredit della Champions League. Puyol si è concesso ai microfoni di 'Repubblica', rilasciando le seguenti dichiarazioni:
Sulla questione catalana: “Uno spogliatoio è come una famiglia e in una famiglia non tutti la pensano in uno stesso modo. Ognuno può prendere le proprie posizioni, ma serve mantenere il rispetto verso tutti, perché l'unica cosa che conta è il bene della famiglia”.
Su Gerard Piqué: “E' ingiusto criticarlo. Sono per la libertà di espressione: il suo impegno è fuori discussione, la Spagna ha vinto tanto anche grazie a lui. Se lasciasse la Nazionale la Spagna perderebbe molto”.
Sulla posizione del Barcellona: “Situazione difficile. Nel giorno complicato del referendum la società ha deciso di giocare a porte chiuse. Chi critica è liberissimo di farlo. Ma io sto con il club: serviva prendere una decisione ed è quello che ha fatto. Va solo rispettata”.
Sul Barça come simbolo dei catalani: “Il popolo al 95% è tifoso del Barça. Anche io sono cresciuto con il calcio. Io e mio fratello avevamo il campo ad un minuto da casa e due magliette diverse del Barça. Avrò avuto 6 anni. Maglia e pallone furono il regalo che mi fece più felice della vita”.
Sui 222 milioni spesi dal PSG per Neymar: “Sono cifre folli. Neymar ha preso una decisione e vedremo come andrà a finire. Ma per come vedo io il calcio non è il denaro che conta”.
Sui Mondiali senza l'Italia: “La verità è che nessuno è imprescindibile. Ma se va, è di diritto tra le favorite”.
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