Nicchi: “Vogliono mettere le mani sugli arbitri, come Calciopoli”

Nicchi: “Vogliono mettere le mani sugli arbitri, come Calciopoli”

Il presidente dell’AIA, Nicchi, si ribella alla possibilità che venga privata del 2% dei voti in Consiglio Federale. Poi parla di sciopero, VAR e Buffon.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

C’è grande preoccupazione all’AIA per la possibilità che gli arbitri siano privati del 2% dei voti in Consiglio Federale e Marcello Nicchi, da presidente, si fa portavoce di questa preoccupazione, lanciando l’allarme ai microfoni di RadioUno: “Vogliono indebolire il peso politico degli arbitri, che significa minare la nostra indipendenza, la nostra forza, aprire scenari nefasti di un passato ancora da dimenticare. Potrebbe essere l’inizio di una nuova Calciopoli. È anacronistico che il CONI voglia togliere il diritto al voto all’AIA per aumentarlo ai professionisti”.

Ovviamente Nicchi non ha perso occasione per sottolineare le qualità della classe arbitrale italiana, ma ricorda il rischio sciopero: “Ieri si è confermato che i nostri arbitri hanno grande valore e spessore tecnico. Sono il fiore all’occhiello di una Federazione che allo stato attuale non esiste. Sto cercando di evitare lo sciopero, ma se un giorno qualcuno arriva al campo e non trova l’arbitro non resti sorpreso. Le sezioni non ce la fanno più. I riconoscimenti sono dovuti: anche all’estero gli arbitri partecipano all’elezione Federale. Mettere le mani sugli arbitri significa che ognuno dice la propria opinione nelle designazioni e nel modo di arbitrare. Calciopoli è nata proprio perchè c’era gente che metteva bocca in cose che non competevano. Ci costringeranno a rimanere casa perchè i genitori non vorranno più mandare i figli ad arbitrare. Ci sono già stati 100 arbitri picchiati quest’anno. Le famiglie non ce la fanno più e non possono finanziarli…”

Poi, sul VAR: “È uno strumento che funziona, migliorabile, ma che ormai è voluto e accettato da tutti. Ci sono occasioni in cui si deve andare al monitor e altre in cui non ce n’è bisogno. A decidere è sempre l’arbitro in campo, deve rimanere un caposaldo. In Italia c’è un’organizzazione che funziona, tutti gli altri ci stanno seguendo. Non ho sensazioni di contrarietà al VAR, ma anzi si chiede di migliorarla e si va in campo più sereni, dai protagonisti ai tifosi. Fa giustizia”.

Proprio del VAR hanno parlato in settimana Andrea Agnelli e Gianluigi Buffon, dopo l’eliminazione contro il Real Madrid in Champions League, rilasciando dichiarazioni forti. Nicchi ha parlato anche di questo: “Buffon è un grande campione che si avvia a una bellissima carriera dirigenziale, ma a certi livelli bisogna stare attenti a ciò che si dice, ci sono i ragazzi che ascoltano. Se fosse successo in Italia avrei difeso l’arbitro, che non può essere offeso e minacciato né prima, né durante e né dopo la partita. Poi ci sono gli organi che devono giudicare. Per quanto riguarda Agnelli, non posso agire sul modo di pensare di un dirigente italiano”.

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