Malagò: “Le seconde squadre presto saranno realtà”

Malagò: “Le seconde squadre presto saranno realtà”

Lunghissima intervista a Malagò, che ha affrontato tutti i temi più caldi. Dal VAR alle seconde squadre, dall’eliminazione Mondiale al futuro del calcio.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Oggi il Corriere dello Sport ha pubblicato un’intervista a Giovanni Malagò, presidente del CONI e commissario della Lega Serie A, che ha affrontato tutti i temi più caldi del momento. Ecco le sue parole in questa lunga e interessante intervista.

Sui torti arbitrarli alle italiane in Europa: “Non direi che è un problema del calcio italiano perchè per due anni di seguito la squadra più danneggiata è stata il Bayern Monaco, che è un colosso sotto tutti i punti di vista. È sotto gli occhi di tutti come sia stato trattato in due semifinali. Quindi non mi sento dire sia un problema solo nostro. Bisogna accelerare il percorso del VAR, tanti errori sarebbero stati evitati. Ceferin sostiene serva tempo per preparare la classe arbitrale e forse ha ragione, ma nella fase finale ci sono arbitri di Nazioni più evolute calcisticamente che sono facilmente formabili per il VAR”.

Sull’egemonia spagnola in Europa: “I risultati dicono questo. Real e Barcellona hanno trionfato in Champions e il Siviglia in Europa League. In verità però penso sia più un discorso tecnico che finanziario. Secondo quel parametro le squadre inglesi dovrebbero vincere tutto. I fatturati delle prime inglesi non hanno nulla da invidiare a Barcellona e Real. Credo sia una migliore qualità di investimento, una elevata capacità di gestione tecnica che incide sui risultati della squadra. E non dimentichiamoci che Messi e Ronaldo giocano in Spagna”.

Sulle condizioni fiscali in Spagna: “È un argomento molto dibattuto. Sicuramente ci sono stati dei privilegi che hanno fatto molto arrabbiare i vari club, perchè hanno messo le società spagnole di avere delle opportunità contributive che per noi sono penalizzanti. Adesso invece ci si è uniformati. Ma c’è da dire che nel frattempo le rose sono state costruite con tanti privilegi per le squadre iberiche”.

Sui diritti televisivi: “È singolare che le società si preoccupino più dei soldi che arrivano che di dove sarà diffuso il prodotto, certo. Però si deve partire da un dato. I budget, i bilanci delle società, incidono mediamente per oltre i quattro quinti dei ricavi delle stesse società. Apparentemente questa situazione ha messo le società in condizione di risolvere i problemi, ma in realtà io ho sempre sostenuto che è una politica che può aiutare nel breve-medio termine, ma non dà certezze per il futuro. È un problema di mentalità. Molte società non si discostano da questa filosofia: diritti tv, ricavi e garanzie. Io parto dal presupposto che è indispensabile diversificare il volume e le fonti dei ricavi agendo su tutta la tastiera. Chi ha quella mentalità tende solo a massimizzare le entrate dei servizi che la società può offrire”.

Come finirà con MediaPro: “Io mi auguro che si arrivi a una soluzione senza vincitori o vinti. Sarebbe un segnale di certezza molto apprezzato dall’opinione pubblica, dai tifosi in generale e che potrebbe rimettere in condizione tutto l’ambiente di evitare polemiche. Anche perchè qualsiasi contenzioso giuridico che rimanesse sospeso sarebbe un rischio mortale per il nostro calcio”.

Sulle liti del calcio italiano: “Quando a comandare è un’assemblea è normale che si creino dei conflitti. È indispensabile una governance che metta in condizione di agire la Lega. Saranno i rappresentanti delle società a decidere chi dovrà assumersi la responsabilità di gestire i vari problemi del calcio. L’assemblea va convocata una o due volte all’anno. Quasi tutto deve essere competenza di un management capace, terzo, impermeabile alle pressioni dei vari presidenti. Manager che facciano solo il bene del calcio. In America è così per ogni sport. Il calcio italiano deve passare dalla cultura del padrone a quella del manager”.

Su un commissioner modello NBA: “È il mio sogno e sarebbe il passaggio successivo a questa fase di nuovo equilibrio tra manager e assemblea. Un commissioner sarebbe una figura ancora più snella e diretta nella gestione. Il potere di questa persona sarebbe enorme. Ma se si trovasse chi ha qualità, curriculum, carattere e competenze, sarebbe il completamento di un percorso di necessaria modernizzazione”.

Sull’Italia fuori dai Mondiali: “Ci sono tre fasi in questa vicenda: la prima quella della delusione, tragedia sportiva, che il Paese ha vissuto nelle settimane successive all’eliminazione con la Svezia. Poi ci sono stati questi mesi in cui i tifosi sono stati presi dal campionato che è stato molto avvincente. La terza fase sarà la più dura. Finirà il campionato e tutto si concentrerà sulle Nazionali. Ci troveremo di fronte alla cruda realtà. Per i giovani soprattutto, sarà triste”.

Sulla mancata scossa: “Senza litigi non saremmo arrivati al doppio commissariamento. Un caso più unico che raro. Purtroppo io sono stato una Cassandra perchè ho cercato di dire in tutti i modi che con questa conflittualità non si sarebbero risolti i problemi. Nessuno mi ha ascoltato. Il commissariamento sta ottenendo risultati e innovazioni che prima era impossibile ottenere”.

Sulle seconde squadre: “Ci saranno presto, stanno facendo tutte le valutazioni di carattere tecnico. Se si riuscirà, già per il prossimo campionato o, nella peggiore delle ipotesi, in quello successivo. Bisogna capire quante siano le squadre di Serie A che davvero vogliono farlo. Di certo non tutte, ma è un numero capace di tramutare le parole in fatti. Poi bisogna capire quanti posti ci sono in Serie C. Il campionato di partenza sarà sicuramente quello composto su legittime iscrizioni. Apprezzo Gravina che vuole valorizzare il campionato con l’ingresso di queste squadre. Le seconde squadre possono conseguire la promozione fino alla Serie B, ma non possono giocare nello stesso campionato di quelle di appartenenza”.

Sulla crisi generale del calcio italiano: “È una verità assoluta, non ci sono fuoriclasse da noi, almeno in questa generazione. Ne abbiamo visti tantissimi in passato e abbiamo goduto di grandi vittorie. Ora sembra quasi un’eresia. Il fuoriclasse esula da qualsiasi regola razionale. Ci sono talenti puri che emergono in ogni angolo del mondo. Per gli sport di squadra bisogna lavorare sulla formazione. L’errore è stato fatto nei 20 anni con il calcio italiano con il vento in poppa. Quando le cose vanno bene si deve investire”.

Sugli errori: “Invece si è pensato più a ingaggiare l’ennesimo giocatore per allargare le rose. Siamo arrivati a casi di trenta, trentacinque giocatori. Il problema era anche mandarli in panchina. È stato un errore clamoroso. È normale che se una squadra ha un fatturato più alto, ha acquistato dei giocatori più forti e quindi vince. Bisogna investire nei vivai. Ci vorrà qualche anno, ma chi farà così alla fine emergerà”.

Se bisogna privilegiare la tecnica alla tattica: “È una discussione aperta. Oggi anche quelli più talentuosi devono adattarsi a un certo modo di giocare. Ronaldo lo si vede spesso fare 50 metri di campo per inseguire. Se non hai delle qualità atletiche superiori, la rovesciata non la fai”.

Su Mancini: “Si è sempre parlato di una rosa di nomi, di ipotesi. Mancini, così come altri, ha i requisiti per allenare la Nazionale”.

Sul VAR contestato e richiesto in Europa: “Una percentuale altissima di casi è stato risolto positivamente con il VAR. Noi italiani, se una cosa va bene, non riusciamo a sottolinearlo. Però se va male una sola volta, subito i titoloni. Così il VAR in Italia”.

Su Nicchi e le mancate difese agli arbitri: “Non ho voglia di polemizzare con Nicchi. Il Presidente del CONI ha sempre difeso gli arbitri e chi va in campo lo sa bene”.

Sul calcio femminile: “È passato sotto la FIGC ed è una decisione importante. Non è un capriccio nei confronti della Lega Dilettanti, tutt’altro. Ma ormai il movimento è trainato dalle società di Serie A, che stanno investendo molto. Anche per nuovi sponsor”.

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