Capello: “Berlusconi era sognatore, Zhang è concreto: l’Inter sarà grandissima”

Capello: “Berlusconi era sognatore, Zhang è concreto: l’Inter sarà grandissima”

Fabio Capello, attuale tecnico dello Jiangsu Suning, a tutto tondo su ritiri, campionato e lotta al vertice. Con lode per i suoi datori di lavoro

Fabio Capello, ex giocatore ma, soprattutto, allenatore vincente del Milan tra il 1991 ed il 1996, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘Repubblica’, durante la quale ha toccato varie tematiche. Queste le dichiarazioni principali di Capello:

Sui ritiri durante le feste: “Quelli della mia generazione sono abituati, si giocava sempre durante le feste. Un anno, giocavo nella Roma, l’appuntamento per il raduno era all’una di notte del Capodanno all’Hilton. Quella volta il mitico massaggiatore Minaccioni arrivò in ritardo prendendosi una ramanzina: aveva fatto tardi perché era usanza tirare la roba vecchia dalle finestre e le strade erano invase dai cocci. Bucò tre o quattro gomme della macchina: “Mortacci loro”, urlava per tutto l’albergo. Adesso al massimo prenderebbe un mortaretto”.

Sul ‘boxing day’ all’italiana, con Lazio-Fiorentina di Coppa Italia il 26 dicembre alle ore 21:00: “È sbagliato l’orario, alle 21 è troppo tardi, significa uscire dallo stadio a mezzanotte, col freddo, con tante persone che il giorno dopo lavorano. Come si fa? Se si decide di giocare in un giorno festivo, bisogna anticipare, aiuterebbe la gente. Comandano le tv. Ma gli orari vanno studiati, e so che c’è chi lo sta facendo per trovare le migliori collocazioni non solo per la pubblicità. In Inghilterra però l’ultima partita del boxing day si gioca il pomeriggio, importante sarebbe non solo copiare ma migliorare la copiatura. Sennò fai come quelli che all’Università scrivono un libro copiando dal collega».

Su Juventus-Roma: “Chi la vince? Sono tornato dalla Cina da 15 giorni, vedere tutte le partite lì è impossibile: bisognerebbe svegliarsi alle tre e mezza di notte. Sospendo il giudizio, voglio prima farmi un’idea”.

Su Patrick Schick che, dicono, ricordi Zlatan Ibrahimović: “Ibra lo sento sempre, gli ho mandato un messaggio dopo il gol di mercoledì. Di Schick so solo che è stato molto ricercato sul mercato e che promette bene. Ma se in una stanza ci fossero quattro persone non saprei dire lui quale sia”.

Sulla sua esperienza in Cina: “È stata una scelta voluta. Volevo rispondere sul campo a chi mi accusa di aver allenato solo squadre che potevano vincere il campionato. Invece ho preso il Jiangsu Suning che era penultimo, abbiamo chiuso il girone di andata con 8 punti, in quello di ritorno ne abbiamo fatti 23. Ci siamo salvati con tre turni d’anticipo: esaltante. Come vincere uno Scudetto? Una tensione persino superiore. Anche perché le qualità dei singoli, in fondo alla classifica, non ti permettono di sperare nella giocata individuale, non puoi inventarti nulla. Ma abbiamo centrato l’obiettivo. Era una cosa che volevo, un punto d’orgoglio”.

Su Zhang Jindong, proprietario del Jiangu Suning ma anche dell’Inter: “Alt. Io e il presidente non abbiamo mai parlato dell’Inter. Ma un’idea me la sono fatta. L’Inter sarà una grandissima squadra. Lui ha intenzioni magnifiche, è un uomo che intende dominare, è un comandante vero, stando qui ho avuto la possibilità di incontrarlo spesso e ogni volta è stata importante”.

Sul parallelo tra Zhang e Silvio Berlusconi: “Berlusconi era più fantasioso, aveva una visione da sognatore. Zhang è molto concreto. Ma anche molto duro: è uno che se ha una critica da farti te la fa, è martellante nel farti arrivare le proprie idee, ma sempre con uno sguardo costruttivo. Esci da un colloquio con lui e anche se ti ha strigliato, ti senti arricchito perché hai capito la lezione”.

Sull’Italia fuori dai Mondiali: “Che tristezza. Ma credo che per il calcio italiano possa essere il punto di svolta per iniziare a fare qualcosa di diverso, cambiare il ritmo delle cose, che ormai da anni erano sempre le stesse. Non può esserci uno solo che decide, serve un gruppo di persone capaci che conoscano il calcio e lavorino insieme. Qualcuno che voglia perseguire gli interessi del calcio italiano e della nazionale. E non interessi personali. Ci vuole una figura manageriale. In Inghilterra sono stati i primi a vendere i diritti tv in oriente e volevano la diretta di tutte le partite: ci vuole gente con idee e visione d’insieme”.

Sulla possibilità di vedere Paolo Maldini e Alessandro Costacurta in veste federale: “Per le questioni agonistiche, sono i nomi giusti. Ma senza sottovalutare il ruolo di figure con competenza commerciale: l’unica via per valorizzare il prodotto”.

Sulla sua possibilità di andare ad allenare gli azzurri: “Non lo farei mai, ho smesso. In ogni caso, sono in Cina…”.

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