L'ex allenatore dei partenopei, Bianchi, ha commentato il match di stasera: vede gli azzurri favoriti, ma solo perchè al Milan serve più tempo.

Ha giocato con Omar Sivori e Gianni Rivera, ha allenato Diego Maradona. Bastano questi tre nomi per far capire cosa significhi Napoli-Milan per Ottavio Bianchi, ex tecnico dei partenopei che, intervistato da "La Gazzetta dello Sport", ha fatto il punto sul match che si disputerà stasera al San Paolo.

Ottavio Bianchi

Sulla partita: "Una sfida tra una squadra che ha un gioco spumeggiante e ha imparato a coprirsi e una ancora in costruzione".

Napoli da Scudetto: "Sì: ora sa di essere forte e sa come gestire le energie. Da giocatore avevo capito che a Napoli non c'era equilibrio, proprio perchè non si era abituati a vincere. Ci si esaltava per una vittoria con una grande e subito dopo si perdeva con una piccola. E via interminabili polemiche. C'è voluto tempo per cambiare mentalità".

Su Insigne: "Non ha nessuna rivincita da prendersi. Il Napoli gioca a memoria, ha un'identità precisa e lui ha un ruolo chiave".

Sull'esclusione di Insigne con la Svezia: "Sto ancora dalla parte degli allenatori e non mi permetto di giudicare. Io però non rinunciavo mai a uno di talento".

Sulle sue presenze in Nazionale: "Clima pesante, ma la situazione non era paragonabile a quella attuale. Con la Svezia è stata una disfatta epocale, tutto il sistema è da rifondare".

Sul passato da giocatore del Napoli: "Ricordo Sivori, una tecnica fuori dalla norma. Dava spettacolo fin dai calzettoni abbassati. Una star".

Su Maradona: "Non si fanno paragoni. Non è giusto per loro e per la squadra. Un fuoriclasse è figlio del suo tempo, dà significato a epoche diverse. È fuori classifica, lo dice la parola stessa".

Sul passato da giocatore del Milan: "Ricordo un anno travagliato per questioni societarie e Rivera sotto tono. Mai come me: giocavo senza ginocchia dopo la rottura dei legamenti a 17 e 27 anni. Rimpiango di aver conosciuto Rocco per pochi mesi: un maestro di simpatia. Coma Pesaola".

Su Napoli-Milan del 1° maggio 1988 e lo Scudetto al Milan: "Hanno vinto loro, ma non dimentichiamoci che noi avevamo vinto lo Scudetto l'anno prima. È stato un momento storico, poi è venuto il resto".

Sulle dietrologie: "È irritante e lascia il tempo che trova. Sono uomo di campo e do merito agli avversari quando vincono. Noi siamo arrivati al match con diversi giocatori in difficoltà".

Sul Napoli di oggi: "La squadra ha consapevolezza di vincere qualcosa di importante dopo anni ad alti livelli. Ricordo che tre anni prima dello Scudetto, il Napoli lottava per non retrocedere".

Su Montella: "In Italia è così: si vuole vincere subito. All'inizio era considerato l'uomo nuovo, poi è stato messo in discussione appena mancati i risultati. Bisogna avere un po' di misura".

Sul parere di Berlusconi sulla campagna acquisti: "Un gruppo non diventa competitivo solo perchè si è speso tanto, per fortuna. I nuovi vanno seguiti e aspettati, devono adattarsi a un calcio nuovo. Qualcuno ha reso meno del previsto. D'accordo stravolgere tutto, ma poi c'è il lavoro sul campo, che è il punto difficile. Il Milan è in costruzione, ma in prospettiva ha gli italiani più interessanti: Donnarumma, Locatelli, Cutrone, Conti e altri..."

Napoli favorito: "In teoria sì, ma il calcio è imprevedibile".

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