Berlusconi vorrebbe stravolgere tutto, ma c'è chi lo tiene calmo sul fronte allenatore. Serve denaro fresco, da qui passa il futuro del nuovo Milan
“Forza lotta vincerai, non ti lasceremo mai”. Questo coro, ormai, è pura amarcord. L’ha cantato tutto il popolo rossonero. Lo intonò anche Carlo Ancellotti, nelle vesti di mattatore alla festa di San Siro per la conquista della settima Champions League della storia rossonera. E i milanisti ora, come tutti i tifosi di ogni squadra del pianeta, sperano che, un giorno, potranno tornare sul tetto del mondo. C’era una volta un diavolo, adesso c’è un pulcino bagnato. Questo è il Milan. Ma i mali rossoneri, sia chiaro, provengono dall’alto. Dalle parti di Milanello pare ci sia una faida interna. Tutti contro tutti: il presidente contro l’allenatore, i giocatori in difesa del tecnico ( chi più chi meno), la vecchia guardia contro le giovani leve, Galliani contro Barbara Berlusconi. Insomma, una polveriera, un gran casino.
Tutti si chiedono: cosa ne sarà del vecchio Milan? Se la Coppa Italia non verrà alzata al cielo, allora anche quest’annata sarà da gettare nel cestino. Perché qui, in Via Aldo Rossi, c’è bisogno di creare un progetto finalmente competitivo. E’ la mancanza di ambizioni che preoccupa. E’ la mancanza di quell’atmosfera magica che s’inalava un tempo. E’ la mancanza della voglia di investire, la mancanza di regalare ai tifosi un grande colpo. Si, è una mancanza continua.
Il Milan è in terapia intensiva finanziaria. Berlusconi, disperatamente, sta cercando di reperire nuove risorse economiche. Sulle risorse dell'ex premier si è fatto affidamenti per molti anni, ed è andata molto bene. Adesso, però, serve una spinta, un aiutino. L’abbrivio degli anni gloriosi si è dissolto. La società si dovrà destare, ma i segnali da parte di Fininvest, in merito ad una prossima campagna acquisti rivolta al risparmio, non sono incoraggianti. D’accordo, per guadagnare bisogna ridurre i costi; ma si deve anche investire. Il desiderio di cambiare, nella Milano rossonera, sembra esserci. L’allenatore sarà il primo tassello da sostituire, questo è il diktat del presidente. Mihajlovic è sempre meno il tecnico del Milan. Eppure, Sinisa, ha fatto fare un salto in positivo al Milan. La base del futuro c’è, ed è fortemente italiana; proprio come piace a Berlusconi. Il campo, però, ha detto che le aspettative d’inizio stagione erano esagerate. Se questo Milan, dunque, è da Europa League, allora la gestione Mihajlovic potrebbe non essere fallimentare. Il serbo meriterebbe fiducia, serenità e, soprattutto, tempo: senza queste tre componenti, non si può tornare a vincere. Nemmeno se ti chiami Milan. Nemmeno se hai speso 86 milioni nell’ultimo mercato estivo.
Programmazione, lungimiranza, strategia: qualità ignote al club di Via Aldo Rossi, con buona pace del povero Sinisa. Ma la dirigenza, figuratevi, non è in discussione. A venir sacrificato, paradossalmente, sarà proprio il tecnico serbo. Mihajlovic, fino alla fine, dovrà lavorare con le parche risorse a disposizione; navigando da solo, abbandonato al suo scontato e triste destino. Il mancato successo con la Lazio ha contribuito ad allontanare l’ex Inter dalla panchina rossonera. «Se Mihajlovic resta? Il Milan deve ancora concludere la stagione e alla fine decideremo cosa fare . Devo dire che sono deluso dal gioco messo in campo dal Milan quest'anno, spero che la situazione possa cambiare in queste ultime gare». Tuona così, Silvio Berlusconi, qualche ora dopo il pareggio con i laziali. Ma un cambio di panchina potrà davvero restituire al Milan il suo DNA?.
L’allenatore non è il colpevole. Colpevole, invece, sarebbe la voglia di non imparare. Questa e molte altre. Per esempio: basterebbe sapere la strada che la società vorrà percorrere, quali soluzioni adottare per ricostruire il gruppo, per invertire il trend negativo che ha dilapidato l’orgoglio rossonero. Ci sta provando la cugina Inter, l’ha saputo fare la Juventus del dopo Calciopoli. Il Milan è un bimbo capriccioso, bisognoso di attenzioni. Questo bambino bisognerà farlo crescere, anche viziarlo, consolidarlo nel tempo. E’ così difficile?
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