Partita dopo partita, il giovane Alessio Romagnoli sta crescendo, e dimostrando di poter diventare una colonna della futura difesa rossonera
Non appena insediatosi sulla panchina del Milan, tra il finire del mese di giugno e l'inizio di quello di luglio, Sinisa Mihajlovic aveva fatto una precisa richiesta alla dirigenza rossonera: per la stagione del riscatto milanista, avrebbe voluto un nuovo difensore, il 20enne Alessio Romagnoli, da lui allenato a Genova nell'esperienza comune alla Sampdoria. Dopo un inseguimento durato qualche mese, e superato l'iniziale ostracismo alla cessione della Roma, proprietaria del suo cartellino, il Milan ha coronato il sogno di Mihajlovic, e, sborsando la bellezza di 25 milioni di euro (più il 30% di un'ipotetica, futura rivendita), ha vestito Romagnoli di rossonero.
Un acquisto salutato calorosamente dalla società di Via Aldo Rossi, con tanto di annuncio entusiastico sul sito ufficiale del club, nel quale si augurava al centrale nativo di Anzio, classe 1995, di divenire una colonna della difesa rossonera, del presente e del futuro, così come lo era stato un altro, illustre, difensore di origine capitolina, quell'Alessandro Nesta che, al centro della retroguardia del Milan, aveva conquistato due Scudetti, due Champions League ed altri trofei, nazionali e non solo. Di Nesta, Romagnoli ha ereditato anche il numero di maglia, il 13, che non aveva portato poi molta fortuna ai suoi precedenti proprietari, Francesco Acerbi ed Adil Rami.
Inizialmente, l'imberbe Romagnoli ha pagato dazio all'impatto con l'universo rossonero: con una sola stagione da titolare alle spalle, ed in una piazza come Genova che, seppur prestigiosa, non chiedeva di certo alla Samp di lottare per il titolo, Romagnoli ha accusato il salto in una realtà dove, al contrario, se si pareggiano o perdono due gare di fila si comincia a parlare di profonda crisi. A Firenze, nell'esordio contro i viola, Romagnoli era stato ridicolizzato da Nikola Kalinić, e poi costretto al fallo da rigore che causò il rigore del raddoppio di Jošip Iličić. Romagnoli ha poi cominciato il suo personale percorso di crescita, caratterizzato dalle tante incertezze sul terreno di gioco (contro l'Inter, il Genoa, dove ha rimediato la prima espulsione con la maglia del Milan, contro il Torino, per citarne alcune) e dallo sfasamento sicuramente accusato, nel passare, nel corso delle successive gare, a far coppia dapprima con Rodrigo Ely, poi con Cristián Zapata, ed infine con Alex.
Proprio insieme al brasiliano, Romagnoli ha palesato evidenti miglioramenti: il giovane difensore centrale sta crescendo incontro dopo incontro, ed è certamente tra le poche note positive degli ultimi tempi per il Milan. Sta trovando coraggio nella giocata (Mihajlovic lo volle proprio perché abile anche in fase di impostazione), le giuste tempistiche negli anticipi (difficilmente, adesso, un avversario da lui marcato si rende pericoloso sotto porta), ed una costanza di rendimento che sta contibuendo, in questo periodo, a blindare la difesa del Milan, che ha incassato appena 4 reti, di cui soltanto 2 decisive, nelle ultime sei giornate di Serie A. Romagnoli sembra essersi scrollato di dosso il peso per quei 25 milioni pagati dalla società in estate, che, nonostante le dichiarazioni di circostanza ad inizio stagione, non può non aver influito sulla psiche del ragazzo. Così come, a conti fatti, è stato per Andrea Bertolacci, di quattro anni appena più giovane.
L'auspicio è che, con migliorando il Milan, già di per sé più organizzato rispetto qualche tempo fa, possa crescere ulteriormente anche il rendimento di Romagnoli, il quale, mentalmente, ora appare finalmente pronto a raccogliere l'eredità di una vecchia gloria rossonera quale fu Nesta.
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