Zlatan Ibrahimovic apre ad un suo ritorno in rossonero: operazione difficile, ma il Milan può sperare. Ecco come può concretizzarsi un Ibra-bis
Sono giorni molto caldi in casa Milan, tanto sul fronte societario, dove si discute di una possibile cessione della maggioranza del club rossonero in mano asiatica, quanto sul fronte sportivo, con la squadra di Cristian Brocchi impegnata nella 'mission (quasi) impossibile' di riappropriarsi del sesto posto ed agguantare, proprio sul filo di lana, almeno la qualificazione in Europa League. Sono due fattori, questi, vale a dire passaggio di proprietà e partecipazione alle competizioni europee che potrebbero essere decisivi per concretizzare il grande sogno di tutti i tifosi rossoneri: il ritorno di Zlatan Ibrahimovic al Milan.
Ormai, non è più un mistero: tutti, al Milan, vorrebbero riabbracciare, dopo quattro stagioni di forzata separazione, l'asso svedese, reduce da 151 reti in 177 partite con la maglia del PSG, società con la quale, per non perdere le care, vecchie, buone abitudini, Zlatan ha conquistato 4 edizioni della Ligue 1, 3 Supercoppe di Lega, 3 Coppe di Lega, ed una Coppa di Francia, più tre volte il titolo di capocannoniere del campionato. Il Milan fu costretto a cederlo, nell'estate 2012, insieme al difensore brasiliano Thiago Silva, per esigenze di bilancio, ma è stato da quel preciso istante che i rossoneri hanno iniziato la loro parabola discendente. Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani, a dire la verità, dopo aver fatto pace con Ibra ('scaricato' da Galliani in Francia dopo che gli era stata promessa la maglia numero 10 di Clarence Seedorf e la fascia di capitano), hanno ripreso i dialoghi con Mino Raiola per riportare lo svedese a Milano già nella scorsa sessione estiva di calciomercato, ma la proprietà del PSG non acconsentì all'operazione malgrado la coppia Ibra-Raiola fosse andata fino in Qatar per chiedere di poter tornare a casa.
Già, a casa. Perché Ibrahimovic, al Milan, si è sempre sentito a casa. Il quasi 35enne bomber di Malmoe lo aveva spesso dichiarato, in tempi non sospetti, e lo ha ribadito anche ieri: “Dal Milan non me ne sono andato, non me ne sarei mai andato, di mia spontanea volontà”, ed ancora, ha aggiunto quindi ieri Zlatan, infiammando i sogni dei sostenitori rossoneri, “il Milan è il più grande club in cui io abbia mai giocato”. E, tutto ciò, detto da un vincente nato, che ha disputato stagioni fantastiche in società come Juventus e Barcellona non può che alimentare nuovi propositi milanisti di tornare ad essere grandi insieme. Come detto, molto, forse tanto, passerà dalle vicende societarie: qualora Silvio Berlusconi acconsentisse a cedere la società agli imprenditori cinesi che vogliono rilevare il 70% del Milan per una cifra superiore a 730 milioni, nella quale è incluso un consistente budget per il calciomercato, l'affare Ibrahimovic, che ora appare proibitivo per via dell'alto ingaggio dello scandinavo, diverrebbe d'incanto fattibile.
E ancora: dal punto di vista sportivo, farebbe certamente la differenza, per un Ibrahimovic più competitivo che mai, firmare per un Milan impegnato in Europa. Che per questa volta non sia la Champions League, vero tarlo della carriera di un fenomeno vero, poco importa. Magari, potrebbe essere lo stesso Ibra a trascinare nuovamente il Milan nella competizione che lo ha già visto trionfare in sette occasioni. E per andare in Europa, il Milan dovrà o riprendersi il sesto posto sabato sera contro la Roma, sperando che l'Inter fermi al 'Mapei Stadium' il Sassuolo, oppure, meglio, vincere la Coppa Italia il prossimo 21 maggio contro la Juventus. Una partita di fondamentale importanza, per alzare un trofeo che in Via Aldo Rossi manca dal 2003, certo, ma anche e soprattutto per poter pensare di rivedere il figliol prodigo Zlatan indossare quella maglia che lui, pur burbero ed arrogante come pochi, non si sarebbe mai sfilato di dosso. Dall'attaccante e dal suo agente, in queste ore, arrivano segnali importanti e concreti all'indirizzo del Milan e della sua dirigenza: adesso è tutto nelle mani di Berlusconi, di Brocchi, e dei ragazzi.
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