FABIO CUDICINI

Fabio_CudiciniLA SCHEDA

Nome: Fabio Cudicini

Luogo e data di nascita: Trieste, 20 ottobre 1935

Nazionalità: Italiana

Ruolo: Portiere

CENNI BIOGRAFICI

Fabio Cudicini nasce a Trieste il 20 ottobre 1935. Portiere dal fisico slanciato, molto essenziale negli interventi e per nulla spettacolare, guida la difesa del Milan alla conquista della seconda Coppa dei Campioni nel 1969, quasi a fine carriera e dopo aver difeso la porta di Udinese, Roma e Brescia.

Figlio d’arte (il padre Guglielmo è stato difensore nella Triestina degli anni 30 del secolo scorso), Fabio Cudicini è padre di Carlo, portiere di talento che ha giocato in Italia ed Inghilterra tra gli anni 90 ed il 2000.

Dopo il ritiro dal calcio giocato avvenuto nel 1972, Cudicini lascia il mondo del calcio per dedicarsi alla sua attività imprenditoriale senza tuttavia dimenticare Roma e Milan, le sue squadre del cuore. Il mondo del calcio ne apprezza ancora oggi la serietà e la libertà di pensiero.

STORIA

Fabio Cudicini, triestino come Nereo Rocco e Cesare Maldini, icone della storia rossonera, è figlio di Mino, terzino sinistro che ha giocato a più riprese nella Triestina a cavallo degli anni 20 e 30 dello scorso secolo. Fabio è perciò figlio di atleta ed atleta egli stesso: si dedica a molti sport, tra cui il tennis, ma decide di seguire le orme del padre diventando calciatore.

Diventa portiere più per caso che per vocazione: nel caso di Fabio, l’altezza (1,91 cm) diventa essenziale nella scelta. Gioca inizialmente nelle Ponziana, la seconda squadra di Trieste, per poi approdare all’Udinese. Con i bianconeri gioca 3 stagioni in Serie A sino a quando viene notato da Antonio Busini, direttore tecnico della Roma, che nell’estate del 1958 lo convince a vestire la maglia giallorossa.

La carriera romanista di Cudicini è all’insegna della regolarità: i primi due anni Cudicini li trascorre da secondo, poi finalmente diventa titolare mostrando le sue qualità di portiere affidabile ed essenziale, sicuro tra i pali e nelle uscite, dove sfrutta la sua stazza, qualità abbastanza rara nei portieri dell’epoca. La Roma di quel tempo, a detta dello stesso Cudicini, è definita” cimitero degli elefanti”: a Roma arrivano campioni oramai prossimi al ritiro – su tutti Charles, Schiaffino, Angelillo -, pronti a spendere gli ultimi scampoli di una carriera spesso gloriosa ed ancora in grado di fare la differenza.

E con l’ausilio di questi campioni e le prestazioni di Cudicini, finalmente affermato titolare, la Roma vince il primo trofeo internazionale in bacheca, vale a dire la Coppa delle Fiere nel 1961. Cudicini si distingue nella doppia finale contro il Birmingham: all’andata i giallorossi ottengono un prezioso 2-2 in Inghilterra grazie alle prodezze di Fabio, che a fine gara si merita i complimenti del tecnico inglese. Al ritorno Fabio difende con onore la sua porta e la Roma conquista la Coppa.

Nel 1964 Cudicini vince la prima Coppa Italia della storia romanista e nel 1966, dopo otto stagioni spese con la maglia della Roma nelle zone medio alte della classifica di Serie A, a causa di contrasti con il tecnico Oronzo Pugliese, decide, seppure in lacrime, di lasciare la capitale e la squadra giallorossa.

La carriera di Cudicini, che nell’estate del 1966 si accasa al Brescia, sembra oramai volgere al termine. Anche la stagione con le “rondinelle” è malinconica: 18 presenze a fronte di un ambientamento mai riuscito, e la consapevolezza di non poter più competere ad alti livelli.

Nereo Rocco, triestino come lui e tecnico del Milan, ha però bisogno di un portiere di esperienza, da affiancare al giovane e promettente Belli, e lo convince a trasferirsi a Milano nell’estate del 1967.

L’infortunio di Belli lo trova pronto: Cudicini è titolare ed il Milan nella stagione 1967-68 conquista un formidabile double costituito da scudetto e Coppa delle Coppe. La stagione seguente i rossoneri, con Cudicini saldamente tra i pali, difendono il titolo italiano e danno l’assalto alla Coppa dei Campioni. Benché i rossoneri debbano scucirsi lo scudetto a favore della Fiorentina, Cudicini mantiene inviolata tra la propria porta a San Siro per ben 1132 minuti, registrando il record di imbattibilità che resiste ancora oggi.

Ma è in Europa che Fabio dà il meglio di sé: Cudicini è la saracinesca che consente al Milan di uscire indenne da Glasgow, sponda Celtic, nei quarti di finale di Coppa dei Campioni, ed è protagonista assoluto della semifinale contro il Manchester United.

Sconfitti a San Siro, gli inglesi preparano la grande rimonta all’Old Trafford, trasformato per l’occasione in una bolgia: in campo piove di tutto, Cudicini è colpito da un oggetto e perde i sensi per qualche istante ma è insuperabile e con le sue parate miracolose trascina il Milan in finale.

Da quella sera, grazie anche alla fedele calzamaglia nera indossata sotto i pantaloncini, Cudicini diventa per gli inglesi e per tutto il mondo del calcio “The Black Spider”, il Ragno Nero.

La finale di Madrid del maggio 1969 vede il Milan del Ragno Nero irridere i giovanotti olandesi dell’Ajax per 4-1: a quasi 34 anni il “vecchio” Cudicini è stato determinante nella conquista della seconda Coppa dei Campioni del Milan.

Nell’anno 1969 completa i trionfi con la maglia rossonera aggiudicandosi la Coppa Intercontinentale a seguito delle doppia sfida con gli argentini dell’Estudiantes, nonostante il clima di violenza ed intimidazione instaurato dai sudamericani nella gara di ritorno.

Cudicini si conferma titolare anche nelle due stagioni successive: vince una Coppa Italia nel 1971-72 e, nel mese di ottobre del 1972, a causa di alcuni problemi di salute ed alle veneranda età di 37 anni, lascia il Milan, dopo aver vinto tutto con la maglia rossonera in ben 183 presenze, e di conseguenza l’attività agonistica.

Fabio Cudicini è stato uno dei miglior portieri del calcio italiano: grande protagonista con la Roma e soprattutto con il Milan, non ha trovato medesima fortuna con la maglia azzurra. Una sola convocazione per lui, chiuso in Nazionale da autentici mostri sacri come Buffon ed Ghezzi ad inizio carriera e da Zoff ed Albertosi nel pieno della maturità calcistica e dei successi milanisti.

Fabio Cudicini è padre di un altro calciatore, portiere anch’egli: Carlo Cudicini, classe 1973, una carriera brillantemente spesa in Inghilterra con la maglia del Chelsea, dopo essere cresciuto nelle giovanili del Milan.

CARATTERISTICHE

Portiere dal fisico possente (1,91 cm), mostra grande agilità e concretezza tra i pali mostrandosi sempre molto efficace senza alcuna concessione allo spettacolo. Dotato di grande senso della posizione, dimostra grande sicurezza nelle uscite, rivelandosi ottimo in quelle alte. Cudicini è anche un discreto para-rigori.

 

PALMARES

Club:

Roma: 1 Coppa delle Fiere (1960-61); 1 Coppa Italia (1963-64)

Milan: 1 campionato italiano (1967-68); 1 Coppa delle Coppe (1967-68); 1 Coppa dei Campioni (1968-69); 1 Coppa Intercontinentale (1969); 1 Coppa Italia (1971-72)

Personale:

Premio Combi 1962 (riservato al miglior portiere della Seria A)

 

STATISTICHE

Club:

Udinese (anni 1955-58): Seria A, 30 presenze;

Roma (anni 1958-66): Serie A e altre competizioni, 210 presenze;

Brescia (stagione 1966-67): Serie A, 18 presenze;

Milan (anni 1967-72): Serie A, 127 presenze; Coppa Italia: 27 presenze; Coppe Europee ed altre Coppe: 29 presenze; complessivo con Milan: 183 presenze

 

CURIOSITA’

La particolare stazza fisica di Fabio Cudicini ha portato il mondo del calcio di allora ad affibbiargli soprannomi che hanno messo in risalto la sua straordinaria altezza: per i tifosi della Roma è “Pennellone”, per la penna di Gianni Brera è lo “Stralongo”, per Nereo Rocco è “El Longo” oppure, per la nota gracilità fisica, diventa “Rosenthal”, dal nome delle omonime fragili ma preziose ceramiche.

Per inglesi, che ne hanno ammirato ed esaltato le gesta notturne a Birmingham, Glasgow e Manchester, Fabio Cudicini diventa il paratutto “Ragno Nero”, soprannome che resterà indelebile nella storia del calcio italiano e milanista in particolare.

Uomo di campo, serio e concreto, Cudicini nella vita calcistica trova spazio anche per i più profondi sentimenti. Benché le origini triestine lascino intravedere una certa glacialità che lui trasferisce sul campo, Fabio non esita tuttavia a piangere quando, per contrasti con il tecnico Oronzo Pugliese sul suo stato di salute, viene costretto ad abbandonare la Roma nell’estate del 1966.

Legato a Roma e costretto, suo malgrado, ad accettare il Brescia, società legata a doppio filo politico con quella giallorossa, Cudicini non lega con città e squadra.

L’estate del 1967 segna per Fabio una importante svolta: l’imprevisto incontro con Nereo Rocco, tecnico milanista alla ricerca di un numero uno, in una delle tipiche osterie del Carso, è l’occasione per una chiacchierata sincera in dialetto triestino sulla carriera del portiere.

Fabio ammette di non trovarsi bene a Brescia e, invitato da Rocco a venire al Milan, mostra tale entusiasmo da confessare di essere disposto a raggiungere Milano a piedi partendo da Trieste!

La battuta è famosa ma è sintomatica del carisma del Paròn Rocco e di quanta freschezza possegga ancora il non ancora trentaduenne Cudicini, che decide quindi di mettere la sua esperienza al servizio dei più giovani portieri a disposizione di Rocco.

L’arrivo al Milan è frutto anche di una precisa scelta societaria: i rossoneri puntano in prima battuta Dino Zoff, ma il friulano approda al Napoli per via di una maggiore disponibilità economica della società partenopea. Cudicini arriva al Milan per 30 milioni: l’acquisto lo perfeziona Luigi Carraro, che di lì a poco lascerà le redini del Milan nelle mani del figlio Franco.

Cudicini al Milan piange ancora: questa volta non per legami affettivi, ma per i durissimi allenamenti cui lo sottopone il vice di Rocco, Bergamasco, e per la vis polemica di Rocco che lo pungola in continuazione sulla sua presunta fragilità fisica e per certe sue svogliatezze che avrebbero indotto la Roma a liberarsi di Cudicini senza eccessivi affanni.

Evidentemente Rocco fa breccia nel portierone che, rigenerato nel corpo e nello spirito, nel giro di qualche mese soffia il ruolo da titolare al giovane portiere rossonero Belli sino a diventare il caposaldo di una difesa arcigna, composta da Anquiletti, Schnellinger, Rosato e Malatrasi con i quali Cudicini vince tutto, tra il 1967 e il 1972, a livello italiano, europeo ed Intercontinentale.

Un reparto difensivo pressoché perfetto, dai meccanismi oliati, con il quale, nella stagione 1968-69, Cudicini raggiunge anche il record di inviolabilità casalinga della propria porta per ben 1132 minuti, e che lo stesso

Fabio giudica secondo solo al formidabile pacchetto arretrato del Milan di Sacchi schierato a zona. Terminata l’attività agonistica, Cudicini si occupa delle sua società di pavimentazione (il cui logo è ovviamente un ragno nero) ed entra in affari con la formidabile personalità di Silvio Berlusconi che lo riconosce come campione del Milan, gli offre contratti di collaborazione per gli uffici di Milano 2 ed in seguito di Milanello, lo riporta – gratuitamente – a San Siro.

Diventano amici, e Cudicini è tra i primi a conoscere le intenzioni del Cavaliere di prelevare il Milan in gravi difficoltà economiche a metà degli anni 80 ed è spesso al seguito del Milan nelle finali europee degli anni 80 e 90.

Cudicini è padre di Carlo, altro portiere di razza che, dopo un felice esordio in Champions League con il Milan nel 1993, ha preferito spendere la propria – brillante – carriera all’estero: in Inghilterra con le maglie di Chelaea e Tottenham e negli Stati Uniti con i Galaxy di Los Angeles.

Enrico Maggioni