ESCLUSIVA PM – Maragliano: “Galliani, che manager! Gattuso buono d’animo”

ESCLUSIVA PM – Maragliano: “Galliani, che manager! Gattuso buono d’animo”

Luigi Maragliano, ex travel manager del Milan, in esclusiva a ‘Pianeta Milan’ per ripercorrere 18 anni della sua esperienza rossonera: aneddoti e curiosità

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Per quasi 18 anni Luigi Maragliano è stato il travel manager del Milan: ha vissuto diverse epoche, conosciuto diversi allenatori, intrattenuto rapporti con moltissimi giocatori. Questo fino alla separazione con il club di Via Aldo Rossi, avvenuta non tanto tempo fa. La redazione di ‘Pianeta Milan’ lo ha contattato, in esclusiva, per apprendere qualche aneddoto e curiosità in più sulla sua esperienza rossonera, e fornire ai propri lettori la visione di un Milan più privato che pubblico.

  1. Salve dottor Maragliano: si ricorda quando e come arrivò al Milan?

“Sono arrivato nel settembre 1999. Le circostanze furono casuali: lavoravo con un’agenzia di viaggio che collaborava con il Milan. Prima le trasferte della squadra erano gestite da agenzie esterne. Poi, con il signor Adriano Galliani, abbiamo pensato di istituire la figura del travel manager e quindi lasciai l’agenzia per passare in pianta stabile a lavorare con il Milan”.

  1. Qual è il suo personale ricordo di Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani?

“Berlusconi è una persona estremamente educata: quando arrivava negli alberghi, ed a Milanello, nei saluti non partiva dai giocatori e dagli allenatori, ma dai camerieri, dagli inservienti, ovvero da quelle persone che stanno un po’ dietro le quinte nel club. E’ un grande motivatore. Carismatico nei modi di fare, di parlare, come figura nel complesso. Dopo 10′ di ogni suo discorso ci si sentiva più carichi nel lavorare. Galliani? Un grandissimo manager. Poi ottimo nella gestione quotidiana tanto della squadra quanto delle difficoltà: nei momenti di sofferenza lui era bravissimo a trovare sempre la chiave di volta delle situazioni. Ricordo, per esempio, il post – Istanbul: al di là dei meriti che ebbe l’allenatore nel far riprendere la squadra, penso che soltanto uno come lui avrebbe potuto ritrovare la carica per conquistare una finale appena due anni dopo. Aveva sempre una parola buona per tutti, è stato sempre attento alle esigenze di tutti”.

  1. Il momento più bello della sua esperienza da travel manager rossonero?

“Sicuramente la mia prima vittoria, quella di Manchester nel maggio 2003, la finale di Champions League contro la Juventus. E’ stato bellissimo vincerla contro una squadra italiana, ma soprattutto è stato molto bello quanto successo dopo. Una volta tornati in albergo, verso le 2 di notte, io, Gennaro Gattuso ed altri giocatori prendemmo un pallone, ci trasferimmo nel campo di golf dell’hotel e, come i bambini, ci mettemmo a palleggiare. Un modo divertente di sfogare la tensione e di goderci la vittoria”.

  1. E quello più brutto?

“La finale di Champions League ad Istanbul, senza dubbio. Quella notte non successe nulla: tornammo in albergo per cena e mezzora più tardi erano tutti in camera a dormire. Troppo forte la delusione. Mi impressionarono le lacrime di Andriy Shevchenko: aveva la disperazione dipinta sul suo volto”.

  1. C’è qualche persona, dirigente o calciatore che sia, con il quale ha legato di più nei suoi 17 anni in società?

“Sarebbero tante, davvero tante. Però sicuramente posso dirle che Carlo Ancelotti è stato un amico, più che un allenatore, e tuttora lo è. Poi ci sono William Vecchi, l’ex preparatore dei portieri, e Vittorio Mentana con il quale, in 18 anni, abbiamo condiviso di tutto e di più oltre alle trasferte. Infine, naturalmente, Adriano Galliani, con il quale ho avuto una collaborazione quotidiana per 18 anni: a tutti loro sono molto legato”.

  1. Ci racconta un aneddoto curioso o divertente su Carlo Ancelotti?

“Passa per uno un po’ chiuso, ma sappiate che sa raccontare benissimo le barzellette! Persona molto spiritosa, poi. Mi ricordo che una volta durante una trasferta il nostro cuoco portò il salame. A chi gli fece notare che il salame avrebbe fatto male ai giocatori, rispose ‘le bastonate sulla schiena fanno male, non il salame’. Inimitabile. Come gestione del gruppo è stato uno dei migliori allenatori del Milan. Rivincere una Champions League dopo quanto accaduto a La Coruña nel 2004 e ad Istanbul l’anno seguente è stato un miracolo: poteva farlo soltanto un grande tecnico ed una persona equilibrata come lui”.

  1. Lei di recente ha definito Gennaro Gattuso come un fratello: pensa che sia l’uomo giusto per poter risollevare le sorti di questa squadra?

“Del Gattuso uomo posso parlarne soltanto bene. Quando è arrivato a Milano, la prima sera fuori a cena venne soltanto con me, sui Navigli. Negli anni, poi, siamo sempre stati legati. Da fuori traspare come una persona molto grintosa, e questa è certamente una sua caratteristica, ma Rino è anche una persona molto buona d’animo, che aiuta sempre tutti. Inoltre, è estremamente riconoscente ed anche tanto intelligente. Sicuramente, se non ce la fa lui a risollevare il Milan da questa situazione difficile dubito possa farlo qualcun altro: conosce davvero tutto del Milan. Per carisma, grinta ed attaccamento alla maglia è uno dei più adatti. Anche se non sarebbe il solo”.

  1. Chi altri avrebbe in mente lei?

“Paolo Maldini: non si capisce il motivo per cui ancora non faccia parte dello staff dirigenziale del Milan. E’ riconosciuto in tutto il mondo di come sia un ragazzo colto ed intelligente: ha rifiutato tantissime proposte perché la sua ambizione sarebbe quella di tornare a lavorare per il Milan, o al massimo in Nazionale. Deduzione mia: se fin qui non si è concretizzato un suo ritorno in società è perché, evidentemente, qualche dubbio sul nuovo corso lo ha anche lui. Al di là di tutto, è un peccato che non ci sia: è un uomo forte, che potrebbe fare il bene del club. Spero, da milanista, che prima o poi torni”.

  1. Perché si è interrotto il rapporto con il club rossonero?

“E’ stata una decisione consensuale. Probabilmente perché avevamo due visioni diverse del lavoro. Penso anche che sia stato un loro modo per staccare definitivamente con il passato”.

  1. Ha avuto modo di conoscere i nuovi dirigenti? Cosa ne pensa?

“Sì ho avuto modo di conoscere Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, ho lavorato con loro 6-7 mesi. Penso che ora la gestione sia molto differente da quella precedente”.

  1. Chiudiamo con Gianluigi Donnarumma. Cosa ne pensa di Gigio come portiere e come persona? E della situazione creatasi intorno alla sua figura?

“E’ un bravissimo ragazzo, una bella persona. Al momento non conosco le dinamiche in atto nella sua situazione personale con il club rispetto a quanto si legge sui giornali. Per me è uno dei portieri più forti al mondo in prospettiva: se lo sarà con il Milan, o senza Milan, rimarrà comunque sempre al top. Di certo, attualmente la situazione tecnico-ambientale che c’è a Milano non lo sta aiutando. Se potessi dargli un consiglio gli direi che a 18 anni si è ancora molto giovani e, quindi, continui a giocare divertendosi, faccia esperienza e si diverta. Resti, poi, a livello personale, quello che è. In futuro si vedrà”.

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