ESCLUSIVA PM – Gerevini: “La proprietà del Milan non esiste, bisogna salvare la società”

ESCLUSIVA PM – Gerevini: “La proprietà del Milan non esiste, bisogna salvare la società”

Il giornalista del Corriere della Sera, Mario Gerevini, ha parlato in esclusiva a PianetaMilan.it. Ecco le sue parole sulle notizie degli ultimi giorni.

di Redazione

Intervista di Andrea Bricchi

Come spesso accade, negli ultimi giorni si rincorrono notizie di un Milan in difficoltà a causa di una proprietà poco solida e che non ha realmente i soldi necessari per gestire il club rossonero. Da ipotesi di fallimento a passaggi in mano a Elliott, ai microfoni di PianetaMilan.it ha parlato in esclusiva Mario Gerevini, giornalista che ha seguito approfonditamente la vicenda e ha pubblicato le notizie degli ultimi giorni.

Lei ha indagato sul Milan e pubblicato le Sue conclusioni. Come ha ottenuto queste informazioni e perché chi ha gestito la trattativa non ha avuto, presumibilmente, le stesse? 

“Bisogna vedere se quelli che hanno fatto la trattativa hanno approfondito a sufficienza. È possibile che, allora, non fosse così chiara la situazione, ma sicuramente chi ha fatto la trattativa e gli advisor avevano più mezzi di quelli che può avere un giornalista. Se fossero andati a fondo probabilmente avrebbero trovato qualcosa d’interessante e avrebbero avuto qualche dubbio in più”.

Pensa che non abbiano voluto indagare più a fondo?

“Non lo so, mi chiedo come fosse possibile avallare le dichiarazioni o i documenti di un signore che si è presentato con un patrimonio complessivo di 500 milioni, non visibile, per fare un’operazione da 1 miliardo. Di per sè, un’operazione che parte così, deve essere molto ben analizzata… Il giorno in cui si appongono le firme per concludere l’acquisto del Milan ha chiesto un prestito da 300 milioni. Cioè si è di fatto commissariato il giorno stesso in cui ha comprato il Milan. Come si può dare garanzie in un contesto simile?”.

Lasciamo per un attimo da parte questo aspetto. Il Milan ha avuto spese per ulteriori 240 milioni (complessivi) per il mercato estivo. Tutti questi soldi come possono essere stati stanziati comunque, senza la sicurezza di avere le spalle solide e quindi di non perderli? 

“La proprietà è sua, ma i soldi non sappiamo se siano effettivamente i suoi. Gran parte sono di Elliott, che glieli ha prestati, su quali garanzie? Sul Milan. Ha tutto il club in pegno. Andasse male, Elliott si prende il Milan. Poi pare abbia garanzie sul patrimonio di Yonghong Li, ma su questo non si può mettere la mano sul fuoco, perché non sappiamo se esista questo patrimonio. Poi ci sono stati una serie di flussi finanziari da paradisi fiscali. Bisogna fidarsi, ma fidarsi di uno così non è giusto. Infatti noi non ci siamo fidati nè di ciò che ha detto il Milan, nè di ciò che ha detto lui. E andando a fondo abbiamo avuto ragione a non fidarci, perché ci sono incongruenze. È una situazione assurda,  che non sta in piedi”.

Quindi il Milan, a Suo parere, è di Elliot? Se il Milan finisse nelle mani di Elliott, cosa succederebbe? 

“No, il Milan non è di Elliott, è di Yonghong Li. Ma secondo me non doveva riuscire neanche a comprarlo. Dunque c’è da chiedersi chi sta dietro Yonghong Li, se darà ancora delle garanzie per rifinanziare il debito. Oppure la carta Yonghong Li non può essere più giocata. Certamente è da capire da dove sono arrivati i soldi”.

Qual è, allora, lo scenario più probabile?

“Che venga fatta una soluzione ponte: che venga data la liquidità necessaria per poter passare l’estate, arrivare alla garanzia che il bilancio al 30 giugno possa essere chiuso, perché c’è bisogno di liquidità, di dare delle garanzie sul futuro e sulla continuità aziendale. Poi nel frattempo cercare di spingere fuori il più possibile Yonghong Li, che è il vero fardello del Milan, che non può permettersi di avere una proprietà che non esiste. Cercheranno in tutti i modi di mettere alla porta Yonghong Li”.

Subentrerebbe dunque Elliott?

“Nel momento in cui Elliott avrà la possibilità di riscuotere il pegno, cioè se Yonghong Li non manterrà i propri impegni, sì. Elliott può diventare proprietario, ma non credo ne abbia voglia”.

E cosa succederebbe all’attuale dirigenza? 

“Non lo so, è un’analisi che dovrà fare il fondo Elliott. Però c’è un’analisi interessante. A fronte di una proprietà così assente e screditata, con una reputazione non delle migliori, il consiglio d’amministrazione che rappresenta la proprietà è tutt’ora lì e non si smuove. In questo CdA ci sono pezzi da novanta, lasciando perdere Fassone, che è un manager. Questi dirigenti sono lì. Chi rappresentano? Se rappresentano Yonghong Li rappresentano una proprietà che bisogna che faccia qualcosa per accreditarsi. Oppure rappresentano qualche altra persona…”.

Che rapporti ci sono, per Lei, tra l’attuale proprietà e Berlusconi?

“Formalmente nessuno. Se vogliamo ragionare solo facendo ipotesi e illazioni possiamo pensare che Scaroni, essendo da sempre vicino a Berlusconi, possa rappresentare quella continuità che nel capitale e nella gestione del Milan non c’è più, visto che non c’è neanche più Galliani. Però di fatto non c’è continuità. Poi tanti dicono che dietro questa operazione ci sono i capitali esteri di Berlusconi che ha voluto far rientrare”.

È stato dimostrato che non sono soldi di Berlusconi, giusto?

“No, non sono state fatte indagini. Ma non si può non pensare che sarebbe un po’ sciocco, come ha detto lo stesso Berlusconi, far rientrare i capitali all’estero, ammesso che ne abbia, su un’operazione come il Milan che è sotto i riflettori del mondo, è abbastanza comprensibile. Quindi o ci sono degli elementi che effettivamente dicono che Berlusconi ha fatto rientrare dei presunti soldi dall’estero con questa operazione o si può solo girare intorno. Certo, è un’operazione che lascia molti dubbi”.

Qual è lo scenario migliore possibile e quale il peggiore?

“Lo scenario migliore è che ci sia un nuovo acquirente che sostituisca Yonghong Li, che abbia passione e soldi. Quindi che metta un po’ d’imprenditorialità nel Milan. Che faccia un piano sul lungo periodo serio, non come è stato fatto a maggio da Fassone e da Yonghong Li (180 milioni di fatturato in Cina in due o tre anni, che era inattendibile). Qualcuno che conosca il calcio e che sappia gestire una squadra che merita, come il Milan. Perchè la squadra c’è, l’allenatore c’è, i tifosi sono tantissimi, quindi serve qualcuno che abbia passione e capitali. Lo scenario peggiore è che il Milan non riesca a chiudere questo bilancio, che Elliott pretenda il rimborso e che il debito rischi di costringere il Milan a vendere i propri pezzi migliori per iscriversi al campionato”.

Poi?

“Lo scenario migliore è quello di dare continuità e futuro al Milan. Sennò se si comprano giocatori, anche se la società non è solida, anche i giocatori fanno fatica. La cosa più probabile è che il Milan si debba concentrare sugli aspetti finanziari e debba cercare di chiudere quest’anno con i risultati migliori possibili. In questo momento gli investimenti sono in secondo piano. Bisogna salvare la società e chiudere il bilancio”.

 

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