Milan con una o due punte? Tre motivi per cui è sbagliato porsi questa domanda

Milan con una o due punte? Tre motivi per cui è sbagliato porsi questa domanda

Ieri il Milan è sceso in campo con il 4-4-2 invocato da molti, ma ancora una volta non è riuscito a battere il portiere avversario

di Edoardo Lavezzari, @Edolave

UNA DISCUSSIONE STERILE

Il Milan, in 34 partite di campionato ha segnato solamente 34 reti (nessuno ha fatto peggio tra le prime dieci della classifica) e ha nelle difficoltà di andare a segno uno dei problemi più grandi nella sua complicata stagione. In queste settimane, dunque, addetti ai lavori e tifosi hanno dibattuto molto sul tema e ieri sera, contro il Benevento, Gennaro Gattuso ha deciso di cambiare e proporre, fin dal primo minuto, un 4-4-2 con due attaccanti di ruolo. Una scelta, questa, che non ha pagato e che è stata rinnegata dopo mezz’ora di gioco, quando il “Diavolo” è tornato al 4-3-3. La sensazione, però, è che a fare la differenza più che il modulo, siano gli uomini e soprattutto l’interpretazione data dalla squadra al modulo scelto. Una punta, due punte, tridente: il risultato per il Milan non è mai cambiato più di tanto, a prescindere dagli attaccanti di ruolo impiegati. Altre squadre, invece, più che preoccuparsi di quanti centranti schierare hanno puntato sul gioco, ottenendo risultati straordinari. Un esempio lampante è quello della Lazio che gioca con una sola punta, Ciro Immobile, supportata da un giocatore offensivo come Luis Alberto e soprattutto da un gioco corale di altissimo livello. I biancocelesti hanno segnato 79 gol, quasi il doppio dei rossoneri e con una rosa non di primissimo piano sono in piena lotta per un posto in Champions League.

CLICCA PER ANDARE ALLA PROSSIMA SCHEDA

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy