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Risuonano come non mai d'attualità le parole di Massimiliano Allegri dette ormai nel lontano 2018 nel post partita di Inter-Juventus a Sky Sport. L'attuale allenatore del Milan faceva un paragone tra il calcio e il basket parlando dell'importanza degli schemi: "Schemi, schemi, schemi, fate troppa teoria. Gli schemi non funzionano neanche nel basket che l’azione dura 24 secondi e il campo è di 20×25, non so nemmeno quanto è grande, 15×25? Lì giocano con le mani e corrono con i piedi, lo schema non esce, la palla la danno al più bravo che fa l’uno contro uno e va a canestro. Gli schemi non vengono nel basket".
E lì poi il parallelo con il calcio: "Voi pensate che in un campo di calcio dove si gioca con i piedi e si corre con i piedi, ci sono i contrasti vinci con gli schemi. Scusate, ma se vincono gli schemi Messi non vale 250 milioni, Ronaldo 400 e Higuain 100 milioni". Nel giorno successivo all'ennesimo fallimento del calcio italiano queste parole sono ancora più importanti: Allegri aveva già capito anni e anni fa quanto siano importanti le giocate individuali per vincere alcune partite e gli schemi, per quanto pensati e costruiti bene, a volte non bastano così come il gioco.
Non è un caso che l'Italia continui a fare fatica senza calciatori che siano in grado di risolvere una partita difficile come quella contro la Bosnia. Tra i convocati di Gennaro Gattuso non era presente un calciatore come Bernardeschi in forma smagliante con il Bologna, con una vittoria all'Europeo in carriera e in grado di creare giocate dal nulla. Discorso simile con Zaniolo che sta vivendo una stagione stellare all'Udinese. Anche lui poteva dare frizzantezza e fantasia. E le parole di Allegri rimbombano: l'Italia deve lavorare sul talento individuale fin dai giovaninissimi, manca troppo un numero dieci a questo movimento calcistico.
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