Rangnick, Pioli e la penale: i motivi della rottura | Milan News

ULTIME NOTIZIE MILAN NEWS – Stefano Pioli rimane al Milan e rinnova. Ralf Rangnick non sarà l’allenatore – dirigente. Le verità sulla rottura e la penale

di Redazione
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ULTIME NOTIZIE MILAN NEWSRalf Rangnick non verrà al Milan, l’allenatore resta Stefano Pioli. Ieri sera è stato un susseguirsi di notizie clamorose, fino all’ufficialità del rinnovo dell’attuale allenatore rossonero. Lo scoop però lo fa ‘Kicker‘. E’ il giornale tedesco a sganciare per primo la bomba: ‘Rangnick rinnova con la Red Bull, resterà in Germania’. Boom. Una news completamente inaspettata. Giornali, televisioni e siti spiazzati. Lo confessiamo senza nasconderci: anche noi. Non ci erano arrivati segnali evidenti di rottura, poi il ribaltone nel giro di 48 ore.

Cos’è successo tra il Milan e Rangnick? Tante oggi le ricostruzioni, e – forse – tante ce ne saranno nei prossimi giorni. Si è parlato di una buonuscita di Rangnick troppo alta, di penale che il Milan dovrà corrispondere al tedesco per il mancato accordo, ma anche – al contrario – di una clausola liberatoria assai onerosa (tra i 6 e gli 8 milioni) chiesta dalla ‘Red Bull‘ per liberare l’ex allenatore del Lipsia. Una cifra che il Milan si è rifiutato di pagare. Ecco, facciamo chiarezza su questi due punti: la clausola esiste.

Fonti interne ad Elliott, come vi avevamo raccontato, lo hanno confermato, senza però prendersi in carico il problema: ‘se la vedrà lui’, ci è stato detto. Da qui le magagne. Secondo alcuni, Rangnick non avrebbe infatti trovato l’accordo con la ‘Red Bull‘, rompendo con il Milan. Un fulmine a ciel sereno, un intoppo inaspettato, insomma. Una ricostruzione, francamente, difficile da credere. Ivan Gazidis stava parlando e trattando con Rangnick da dicembre almeno (forse anche prima). Possibile che nessuno si sia posto il problema?  E’ come se Elliott avesse fatto per mesi i conti senza l’oste. Suvvia, parliamo di professionisti di alto livello. Sarebbe un pasticcio di clamorosa goffaggine. Un autogol sportivo, mediatico e gestionale senza precedenti.

E allora cosa è successo? Secondo altri il Milan avrebbe rivisto al ribasso il budget per il mercato mandando su tutte le furie Rangnick, che avrebbe fatto un passo indietro. Anche qui, saremmo di fronte ad un’improvvisazione gestionale senza precedenti. Un modus operandi lontano dalla mentalità anglosassone e dal modo di agire di Elliott. Prima si fissano gli obiettivi, poi un budget, quindi si opera di conseguenza. Non c’è improvvisazione, solo pianificazione.

E allora cosa ha spinto Rangnick lontano dal Milan? Il nodo principale, da quello che ci risulta, è un altro. Elliott nell’ultimo periodo ha riconsiderato l’operato di Pioli in maniera importante. La stima già c’era, ma si è moltiplicata nel tempo. Pioli ha dimostrato di saper imporre al Milan un gioco moderno, fatto di pressing, freschezza fisica, esplosività e concretezza, valorizzando i giovani e dando solidità mentale alla squadra. Una squadra, va ricordato, costruita sulle idee tattiche (diverse) di  un altro allenatore (Marco Giampaolo).

Gazidis ha così provato a mettere insieme i cocci: Pioli + Rangnick. Uno in panchina, l’altro dietro la scrivania. Un tentativo naufragato sul nascere per il rifiuto del tedesco: ‘Se vengo e ci metto la faccia, si fa come dico io. Comando, decido, non voglio compromessi’, il succo del Rangnick pensiero. La rottura è stata inevitabile. Serena, non traumatica. Ma pur sempre rottura. Un addio che ora sposta i problemi dalla panchina alla dirigenza. Prima scaricato e ora di nuovo in corsa: che farà ora Paolo Maldini? CONTINUA A LEGGERE>>>

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