Mastroianni: “Il Milan è una religione, una fede. Io, rossonero grazie a mio zio..”

PianetaMilan.it ha contattato in esclusiva il giornalista Mediaset e noto tifoso del Milan, Guglielmo Mastroianni. Ecco le sue dichiarazioni sulla sua passione rossonera

di Donato Bulfon, @DonatoBulfon

La Redazione di PianetaMilan.it ha contattato in esclusiva il giornalista Mediaset Guglielmo Mastroianni, inviato della trasmissione Mattino Cinque e noto tifoso rossonero.

Ecco le sue dichiarazioni sul suo essere milanista (clicca qui per le sue parole integrali): “Il Milan è una religione. Se ci fosse un segno nel milanismo come nel cattolicesimo c’è quello della croce, io lo farei tutte le mattine. Il Milan è una religione, un credo, è una fede, qualcosa che va oltre la passione. E’ una di quelle cose a cui pensi almeno quelle 15-20 volte al giorno, 365 giorni l’anno.  Chiaramente è un qualche cosa che hai dentro e che assecondi perché ti rendi conto che ormai non ci puoi fare più niente. Comunque io morirò milanista, non dico disinteressato, disincantato, io sono sicuro che morirò con lo stessa componente di tifo che ho in questo momento alla mia età, perché è un qualche cosa che non va più via, come un marchio per capirci. Sono milanista perché provengo da una famiglia milanista. Sono calabrese, era rossonero il mio povero papà, in realtà lui era un po’ disincantato, come dico io un po’ democristiano, non era un estremista, era chiaro che era contento quando si vinceva ma non gli si guastava la giornata quando si perdeva, cosa che invece accade a me. In realtà sono diventato milanista per un mio zio, correva l’anno 1982/83, e il Milan giocava per la seconda volta in Serie B. Avevo 7 anni e la domenica sera dormivo dai nonni perché la mattina di lunedì i miei si svegliavano molto presto e quindi era un po’ complicato portarmi a scuola. A casa di mia nonna abitava ancora mio zio che ancora non si era sposato e io ricordo che all’epoca i gol della Serie B si potevano vedere soltanto alla Domenica Sportiva più o meno intorno alle 23:00, 23:30. Io come tutti i bambini di 7 anni verso le 22 crollavo e mi addormentavo e mio zio aveva il compito, che si era auto imposto senza che nessuno glielo avesse mai chiesto ma  credo che rientrasse nella sua forma di pedagogia milanista, di svegliarmi appena c’erano i gol alla Domenica Sportiva del Milan e io tutto assonnato mi guardavo i gol dei vari Pasinato, Canuti, Serena, Jordan, Verza, Battistini, Icardi e poi tornavo a dormire contento perché grazie a Dio in quella stagione il Milan vinceva molto bene, eccezion fatta per l’ormai tragica e famosa Cavese, dominando e conquistando a mani basse il campionato. Ero molto contento e ricordo la mia emozione l’anno successivo per il ‘mio’ primo anno in Serie A con il “mio” Milan. Era un Milan ovviamente dimesso, era un Milan che da lì a qualche tempo poi sarebbe diventato il grande Milan di Berlusconi però in quel momento era il Milan di Gerets e Blissett, però era già il Milan e io da lì in poi ho preso questa malattia per cui non esistono anticorpi e con la quale combatto quotidianamente”. Intanto, ecco le parole odierne di Paolo Maldini: continua a leggere >>>

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