Se non si dimettono, costringeteli
—Speriamo sia la volta buona per cambiare, ma non per questo si può esultare (come stanno facendo in tanti) per l’ennesimo fallimento. “E’ l’unico modo affinchè si affronti il problema”, pensano in molti. E forse è vero, è questa la cosa più squallida. Il problema non può essere circoscritto a un rigore sbagliato o a una qualificazione mondiale fallita, ma il ragionamento deve essere necessariamente più ampio. Ma soprattutto, dopo 12 anni di NULLA COSMICO, di parole a vanvera, di promesse non mantenute, il problema DEVE ESSERE AFFRONTATO. Se le persone che ci hanno portato ripetutamente allo sfascio non hanno il buongusto e l’umiltà di dimettersi, è giusto e sacrosanto che questa decisione venga presa e calata dall’alto. Non si dimettono? Costringeteli!
Parole, parole, parole: Italia, ora servono i fatti
—L’ultima apparizione dell’Italia ai Mondiali risale al 2014. Dodici anni sono un lasso di tempo sufficientemente lungo per coltivare e raccogliere. La verità, però, è che non si è coltivato nulla in questi anni. Non si è riformato niente. La riforma dei campionati? La stiamo ancora aspettando. Così come tanti altri provvedimenti. Le nostre squadre continuano ad avere enormi problemi economici, hanno abbandonato i settori giovanili infarcendoli di stranieri e allenatori arrivisti, che utilizzano le Accademie come dei laboratori ad esclusivo uso personale. Mancano educatori (ben pagati) e lungimiranza. Manca coraggio. Manca, soprattutto, progettualità. Perché un conto è non avere soldi, un conto è non avere idee. Ed è ben più grave.
Un tempo avevamo i giocatori più forti, gli allenatori più preparati, le squadre più invidiate. Oggi sappiamo solo litigare sugli arbitri. Il VAR ce l’hanno tutti ormai, ma solo da noi è utilizzato così male. Solo da noi ci sono queste polemiche e storture. Va riformato tutto, pure l’AIA. Lo diciamo da tempo qui su PianetaMilan.it
Per (non) fare uno stadio ci sono voluti 20 anni: scherziamo?
—E poi, tra le altre migliaia di cose che mancano, ma che non possiamo elencare per mera mancanza di spazio e tempo, c’è un’altra lacuna che ci sta zavorrando: le strutture. Mancano strutture adeguate. Mancano stadi moderni. Scusate se battiamo sempre sullo stesso tasto, ma è dai tempi di Barbara Berlusconi che il Milan studia il modo per fare un impianto nuovo e moderno. E’ passato circa un ventennio e siamo ancora qui a discuterne. Alla faccia della Legge sugli Stadi e ai tanti discorsi in politichese. Ieri è uscito l’ennesimo capitolo di una storia ridicola e siamo tornati a domandarci: ma il nuovo stadio a Milano lo vedremo mai? E’ frustrante, desolante, imbarazzante. Dobbiamo pregare che Milan e Inter non desistano, che non rinuncino, che non si arrendano. Altrimenti ci rimarrà solo il vuoto. A furia di dire NO, di rimanere immobili, ci estingueremo. Speriamo che qualcuno se ne renda conto prima che sia troppo tardi.
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