Il 2015 di BARBARA BERLUSCONI: che fine ha fatto?

Doveva essere l’anno di Barbara Berlusconi: lo stadio sembrava cosa fatta, ma poi qualcosa è andato storto e di lei non si è mai più vista. Cosa è successo?

di Renato Boschetti, @RenaBoschetti
Barbara Berlusconi San Siro Store Milan

Annus horribilis. No, per una volta non ci stiamo riferendo ai risultati sportivi del Milan ma, allargando lo sguardo alla dirigenza, all’annata di Barbara Berlusconi. Difficile, forse impossibile, dimenticare quel comunicato ufficiale del 7 luglio, seguìto alla notizia del via libera ufficiale di Fondazione Fiera alla realizzazione dello stadio in zona Portello, in cui si annunciava trionfalmente “Primo passo storico. Milano come Londra” e ancora “Lo sfruttamento dello stadio porterà dai 50 agli 80 milioni all’anno. Risorse che saranno utilizzate anche per l’acquisto di nuovi giocatori”.

Solo un mese dopo emerse la querelle tra la stessa Fondazione Fiera e Milan sui costi per la bonifica dei terreni e, di conseguenza, minacce di citazioni in giudizio incrociate. Presentazioni animate in 3D archiviate a futura memoria (ma a costi per la società più che reali…), drammatica figuraccia mediaticamente devastante, il mesto ritorno a disegnare scenari con l’Inter per il futuro di San Siro.

Sia ben chiaro. Sul fatto che la figlia del Presidente credesse davvero sulla fattibilità del progetto non ritengo ci siano molti dubbi. Ed è proprio per questo che non suonano particolarmente strane le sue parole, rilasciate qualche giorno fa, con le quali evidenziava “una grande delusione, ho lavorato su questo progetto per due anni, avrebbe dato uno svolta importante. Era un sogno, forse mi sono spinta troppo avanti”. Due appaiono le riflessioni ricavabili da questa dichiarazioni: in primo luogo come valuteremmo, in una normale azienda, un amministratore delegato e vice-presidente che lavora alacremente alla realizzazione di un importante ed onerosissimo investimento infrastrutturale per ben due anni, ma al momento di passare alla fase operativa viene sostanzialmente sconfessato dalla proprietà? Quantomeno diremmo che la persona in questione non gode più della fiducia della proprietà stessa; che l’alto dirigente in questione, ovviamente, dovrebbe trarne le necessarie conseguenze. Sì, certo. Ma, parallelamente, che giudizio potremmo dare di una società che lascia programmare ad un suo rappresentante (e, ribadisco, non a uno qualsiasi, ma alla figlia del proprietario) il suo futuro in uno degli ambiti più determinanti, ossia il sito produttivo dei ricavi principali dell’azienda (lo stadio in questo caso), e poi, improvvisamente, cambia idea; quasi a dire al pubblico incredulo: “Scusate, scherzavamo!”. Dilettantismo? Stato confusionale? Improvvisazione? Dabbenaggine?

E ancora: che significato dovremmo dare alla frase “forse mi sono spinta troppo avanti”? C’era o non c’era l’appoggio personale convinto di Silvio Berlusconi e quello finanziario di Fininvest? Domanda retorica, risposta ovvia.

Chiaramente Barbara Berlusconi ha perso la sua battaglia per il potere all’interno del Milan a vantaggio del sempiterno Adriano Galliani, a dispetto di risultati economici e sportivi. Ogni sua iniziativa (dall’appoggio a Demetrio Albertini alla guida della FIGC, al tentativo di inserire nuovi componenti nel management della società) non ha sortito gli effetti sperati e da molti auspicati. Inoltre, anche nella stessa famiglia Berlusconi, la posizione dominante della vera detentrice dei cordoni della borsa (Marina Berlusconi, presidente di Fininvest), sembra costringere ad un ruolo secondario e frustrare la volontà di emancipazione della sorella minore. Si sa, i progetti ambiziosi sono affascinanti, ma senza le dotazioni finanziarie si resta sul piano dei sogni. Infatti, notoriamente, di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno…

Difficile pensare che la salvezza del Milan passi unicamente per il rilancio sulla scena societaria di Barbara Berlusconi. Di sicuro la coabitazione degli amministratori delegati è stato un esperimento fallimentare e deleterio; ha contribuito solamente a cementare le fazioni ed a rendere le strategie del club incerte se non contrastanti. Silvio Berlusconi ha il dovere di sposare, una volta per tutte, la linea conservatrice di Galliani (in attesa di diversi scenari nell’azionariato) o quella “giovanilista” di Barbara (a prescindere dai predetti nuovi scenari). Salvare l’amico di una vita o proteggere la figlia. L’obiettivo dovrebbe essere quello di salvare e proteggere il Milan e i suoi tifosi…

Matteo Forner

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