Shevchenko: “Il Milan è un grande film che non finisce. Maldini è il simbolo”

Shevchenko: “Il Milan è un grande film che non finisce. Maldini è il simbolo”

In occasione dei 120 anni fa del Milan “La Gazzetta dello Sport”, ha intervistato Andriy Shevchenko, ex attaccante rossonero. Ecco cosa ha detto

di Salvatore Cantone, @sa_cantone

NEWS MILANLa Gazzetta dello Sport, in edicola questa mattina, in occasione dei 120 anni del Milan, ha realizzato un’intervista speciale ad Andriy Shevchenko, ex attaccante rossonero: “Pallone D’Oro? Vincerlo con la maglia del Milan mi ha dato una felicità immensa, era la squadra che sognavo da bambino. Certo, i gol che segnai con l’Ucraina al Mondiale mi aiutarono molto”.

Andriy, che cosa sapeva del Milan quando atterrò a Milano?

“Conoscevo il Milan di Sacchi e di Capello. Sapevo che era stata una grande squadra anche in anni lontani, con Nereo Rocco. Da bambino ero un tifoso, era il club che seguivo di più dopo la Dinamo Kiev. Vedevo le partite in tv, ricordo le finali di coppa dei Campioni: quella vinta a Barcellona contro la Steaua, l’altra persa con l’Olympique Marsiglia, quella dominata contro il Barcellona di Cruijff. Adoravo il Milan, per quello volevo venire a giocare in rossonero”.

Van Basten era il suo idolo?

“Ai tempi di Sacchi c’erano tanti campioni: Gullit, Van Basten, e Baresi, Donadoni, Maldini. Una squadra incredibile, difficile scegliere”.

Lei è stato allenato a lungo da Ancelotti, uno dei tecnici vincenti del Milan. Le sarebbe piaciuto lavorare con qualcuno di quelli del passato, come Rocco o Sacchi?

“Lavorare con Sacchi sarebbe stato molto interessante. Sacchi come mentalità era simile a Lobanovski, il tecnico che mi ha formato alla Dinamo Kiev. Intensità, impegno, lavoro, pensiero collettivo, dedizione: i concetti erano quelli del calcio moderno. Sacchi ha rivoluzionato il calcio, un po’ come aveva fatto Lobanovski nella ex Unione Sovietica”.

Che cosa le è rimasto dei suoi primi tempi a Milano? Qual è la prima cosa che le viene in mente se ripensa a quei giorni del 1999?

“L’accoglienza dei ragazzi, che fu caldissima. Billy Costacurta, Ambro, e Demetrio Albertini, e naturalmente Paolo Maldini: i senatori mi fecero subito sentire a mio agio. Anche con Zvone Boban e Leonardo parlavo tantissimo. Sentirsi a casa in fretta facilitò il mio inserimento”.

Un inserimento felice, visto che i gol arrivarono subito. Immaginiamo che il suo momento preferito resti l’attimo che non fuggì sul campo dell’Old Trafford: il rigore decisivo segnato alla Juve è rimasto scolpito nella memoria dei tifosi.

“Vincere la Champions League nel 2003 è stato bellissimo, lì è partito un grande ciclo ed è cominciato il mio periodo magico, quello che appunto mi ha portato al Pallone d’oro”.

Pensare che la stagione era cominciata con un infortunio al ginocchio per lei e una qualificazione alla Champions a rischio per il club. Ricorda la partita di ritorno con lo Slovan Liberec?

“Che ansia dover stare fuori a guardare. Ma per fortuna finì nel migliore dei modi. I momenti duri esistono per tutti, ma per me quelli al Milan sono stati anni stupendi, a prescindere dall’emozione di ritrovarmi sul dischetto a decidere una partita così importante”.

Con Berlusconi ha avuto un rapporto affettuoso.

“È naturale. Tutto quello che riguarda la mia carriera a Milano è legato a lui”.

Il Milan compie 120 anni: scelga un giocatore simbolo.

“Dico Maldini perché rappresenta il mio Milan ma ha attraversato gli anni. il club ha avuto tantissimi campioni: Rivera, Baresi, molti altri. Paolo è il simbolo del mio tempo, ma è anche un giocatore particolare: padre capitano, come lui, e poi allenatore, mentre lui ora è dirigente, con un figlio che gioca nel Milan. È una storia che attraversa quasi tutte le epoche e credo che sia più unica che rara nel calcio. Per questo penso che, alla fine, se proprio si dovesse scegliere un unico nome sarebbe giusto scegliere Paolo. Che è il simbolo di un club straordinario, che ha segnato tante epoche”.

Sa, le cose a volte si dimenticano e negli ultimi anni il fascino del Milan si è appannato…

«La storia non si dimentica. Lo dimostrano i tifosi, pensi quanti ce ne sono stati e quanti ce ne sono allo stadio, anche nei periodi di difficoltà».

120 anni, che augurio fa al Milan?

«Faccio gli auguri a tutti quelli che hanno contribuito a creare questa lunga emozione, in un modo o nell’altro. È una festa per tutti noi, non soltanto per quelli che hanno avuto la fortuna di stare sul palcoscenico. Il Milan è unico, è un grande film che non finisce. Chi ama il calcio lo sa”. Intanto il Milan pensa a qualche cessione importante a gennaio. Ecco i possibili nomi, continua a leggere >>>

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