Montella: “Non mi aspettavo l’esonero. Gattuso? Meglio lui che altri”

Montella: “Non mi aspettavo l’esonero. Gattuso? Meglio lui che altri”

Vincenzo Montella, ex tecnico del Milan, a ‘La Gazzetta dello Sport’: “Nessuno screzio, mai, con Massimiliano Mirabelli. Giocatori molto affettuosi con me”

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Fulmine a ciel sereno, ieri, in casa Milan, con l’esonero di Vincenzo Montella dalla conduzione tecnica della Prima Squadra rossonera e la chiamata alle armi di Gennaro Gattuso. L’ormai ex allenatore del Milan ha parlato a ‘La Gazzetta dello Sport’ dell’intera vicenda, fornendo il suo punto di vista sulla questione. Ecco le dichiarazioni di Montella:

Sulle sue sensazioni del mattino di ieri: “Ero tranquillo e non sospettavo niente, giuro. Niente. Ero pronto per l’allenamento, come sempre, un giorno regolare come tutti gli altri”.

Su cosa lo ha sorpreso di più: “La tempistica, c’erano momenti in cui sarebbe stato più plausibile. Stavolta invece la squadra stava dando le sue risposte, sia a livello tecnico che di temperamento”.

Su quanto accaduto a Milanello: “Mi ha accolto Mangiarano, il nostro segretario generale, che mi ha accompagnato dal direttore. Lì Mirabelli mi ha detto che nella notte avevano maturato la decisione. Il fuso orario ha fatto il resto. Credo sia una scelta più della proprietà che dei dirigenti”.

Sulle reazioni dello spogliatoio: “I giocatori mi hanno salutato con affetto sincero. Non amo gli addii e non è certo stata una cosa struggente ma tutti e dico tutti sono stati affettuosi. Anche Montolivo che per un periodo era stato fuori o Paletta che come pochi altri non ha quasi mai giocato”.

Su qual è stato l’errore principale: “Aver alzato troppo l’asticella delle aspettative da parte di entrambi, io e la società”.

Sul suo merito principale: “Da quando sono allenatore del Milan ho vinto 33 partite su 64, cioè il 50% tra campionato e coppe. E poi certamente ricordo con piacere la vittoria in Supercoppa Italiana, il ritorno in Europa e il primato nel girone con un turno d’anticipo. Risultati che al Milan mancavano da tanti anni e che sono da condividere con tutte le parti”.

Sul possibile ‘sliding doors’ … : “Se Kalinic avesse segnato domenica sarebbe cambiato qualcosa. O se Calhanoglu al 92’ trovava l’angolo giusto magari non eravamo a questo punto. Ma non c’è un colpevole, anzi il gruppo va solo difeso, non ci sono lavativi e tutti hanno voglia di crescere e mi seguivano. Se mancano i risultati il primo colpevole è sempre l’allenatore”.

Sul sostegno della società: “Sono stato sempre sostenuto. E confermo: nessuno screzio con Mirabelli, mai. E neppure con un giocatore. Ho lavorato benissimo e se proprio doveva finire volevo finisse così. Dopo aver lavorato tanto e bene e soprattutto con la coscienza a posto”.

Sull’organico del Milan: “Parliamo di un gruppo che sta trovando la sua fisionomia strada facendo. Una squadra che poche volte ha toppato. Abbiamo giocato male contro la Sampdoria e a sprazzi contro la Lazio. Ma il progetto tecnico va avanti. Se abbiamo perso contro le grandi è per diversi motivi, non perché le partite erano state mal gestite. Semmai è vero che per arrivare al loro livello serve tempo: la Juve un anno fa è arrivata 28 punti sopra di noi, la Roma 24 e il Napoli 23. Ci manca quel tipo di percorso, il tempo per superare i vari passaggi”.

Su Gennaro Gattuso: “Ha fatto la storia del club, con lui ho un ottimo rapporto e gli auguro di cuore di riportare il Milan in alto. Anche in questo caso: meglio lui che è un amico che non un altro. Avrà un inizio in discesa? Ecco qui sento di poter dire con un po’ di presunzione che ce l’avrei fatta anche io. C’era un filotto di partite sulla carta più semplici in cui potevamo infilare una serie di buoni risultati e che sinceramente pensavo di meritare per come stavamo giocando. Ma accetto serenamente questa scelta e anzi ringrazio tutti per l’opportunità e per l’orgoglio che mi porterò sempre dietro di aver allenato la squadra che tifavo da bambino. Potenzialmente è una squadra da primi posti. Se i giovani specialmente sapranno mettere in pratica il loro talento il gruppo è di grande livello. Però devono rispettare la loro crescita potenziale”.

Sulla Nazionale: “Non ho la testa per pensarci e sinceramente non ho ricevuto chiamate. Se mi piacerebbe? Sì, ma non è il tempo per dare risposte a questa domanda”.

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