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Milan, Maldini in bilico, Pioli no. In due anni spesi 110 milioni

Daniele Triolo Redattore 

Paolo Maldini e Stefano Pioli, direttore tecnico e allenatore del Milan, potrebbero andare incontro a diversi destini al termine dell'annata

Paolo Maldini e Stefano Pioli, rispettivamente direttore tecnico e allenatore del Milan, al centro dell'approfondimento odierno del 'Corriere della Sera' sulla situazione della squadra rossonera alla luce dell'eliminazione in semifinale di Champions League per mano dell'Inter.

Da un lato, secondo il quotidiano generalista, al Milan sono orgogliosi per essere tornati tra le prime quattro squadre d'Europa. Essere stati sbattuti fuori, però, ad un passo dalla finale, dagli storici rivali cittadini, guasta inevitabilmente un po' tutto. La verità, però, è che nei due derby non c'è stata storia: troppo ampio il divario in favore dei nerazzurri.

Milan, Maldini non più così saldo in dirigenza

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Maldini lo ha ammesso senza problemi: «Serve investire, non siamo strutturati per competere su due competizioni, l’abbiamo detto anche ai proprietari». Il direttore tecnico del Milan, di fatto, ha chiesto a RedBird di Gerry Cardinale di investire sul Diavolo. Soltanto così, a suo giudizio, i rossoneri possono realmente progredire nel progetto iniziato ormai da qualche anno.

Anche se, ad onor del vero, i 50 milioni di euro spesi da Maldini sul calciomercato estivo 2022 per il Milan di Pioli (più i 60 dell'anno precedente) non sono stati pochi. Nessuna squadra, in Serie A, ha avuto un budget più ricco. La verità è che il mercato di Maldini non ha reso.

Charles De Ketelaere, pagato 35 milioni di euro, ha deluso tutti. Ha 21 anni, è giusto aspettarlo. Ma, ha scritto il 'Corriere della Sera', per un Milan che puntava alla seconda stella, magari, era meglio un giocatore più pronto. Come Paulo Dybala. «Non sarebbe stato giusto per il nostro progetto» ha detto Maldini dopo il derby di Champions.

La verità è che il no all’argentino è stato suo e non della proprietà, che invece aveva aperto all’ipotesi. Quindi, ha analizzato il quotidiano generalista, le difficoltà in campionato del Milan 2022-2023 sono state tutte conseguenza di quel peccato originale. Di un mercato sbagliato, al quale si sono aggiunti infortuni di giocatori troppo spremuti.

Ecco perché, ha commentato il 'CorSera', la qualificazione alla Champions League per la stagione 2023-2024 sarà decisiva per molti, in casa Milan. Maldini in primis. A giugno Cardinale, unitamente all'amministratore delegato Giorgio Furlani (fondamentale per il rinnovo del contratto di Rafael Leão), saranno chiamati a valutazioni importanti.

La proprietà stima Pioli e ha fiducia in lui

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Difficilmente il Milan, staccato di 4 punti dalla Lazio e di 5 dall'Inter, arriverà al quarto posto. Per riuscirci servirà la (probabile) penalizzazione della Juventus. Partecipare alla Champions porterebbe nelle casse del club rossonero 50 milioni di euro, fondi preziosi per fare mercato. Questa squadra ha bisogno di almeno 5-6 rinforzi, tra giovani e gente pronta.

Se Maldini è in bilico, il futuro di Pioli nel Milan, invece, non sembra essere a rischio. L'allenatore ha un contratto fino al 30 giugno 2025 ma, soprattutto, gode della stima e della fiducia della proprietà, che riconosce la sua abilità nel gestire una squadra senza panchina, con soli 13-14 giocatori.

La sintonia fra il club di Via Aldo Rossi e Pioli non è mai mancata, a differenza di quanto avviene con Maldini, con il quale ci sono state spesso divergenze di visione. Per tutti sono però sempre e solo i risultati a decidere. Milan sul bomber che divide i tifosi >>>