Milan cinese, l’opinione di ‘Repubblica’: “Un’operazione assurda dall’epilogo prevedibile”

Milan cinese, l’opinione di ‘Repubblica’: “Un’operazione assurda dall’epilogo prevedibile”

Il quotidiano ‘Repubblica’ in edicola questa mattina ha sintetizzato, in un editoriale molto duro, i 450 giorni di Yonghong Li alla guida del Milan

di Daniele Triolo, @danieletriolo

L’edizione odierna del quotidiano ‘Repubblica’ ha parlato, come era logico aspettarsi, della situazione societaria del Milan, finito nelle mani del fondo Elliott Management Corporation dopo il default del suo ormai ex proprietario, l’imprenditore cinese Yonghong Li.

Il collega Enrico Currò, partendo dalla gaffe della presentazione delle nuove maglie targate PUMA che recavano un errore nella scritta del cognome del fantasista turco Hakan Çalhanoğlu, ha preso spunto spiegando come “il Milan di Marco Fassone, l’amministratore delegato del nuovo corso, non ne ha azzeccata una, a parte Gennaro Gattuso, pescato dal direttore sportivo Mirabelli e rimasto l’unico saldo punto di riferimento”.

Nel suo editoriale, Currò ha parlato, in riferimento al Milan cinese, apertamente di favole. “La favola più grande, smascherata da ‘Repubblica’ in largo anticipo, è che un misterioso gruppo di cinesi abbia buttato via mezzo miliardo tra caparre, prestiti onerosissimi e aumenti di capitale: operazione assurda e autolesionistica. La seconda favola – anche questa smascherata da ‘Repubblica’, ha poi insistito – è che il club avesse le carte in regola con la UEFA: la sentenza piena di cifre sbugiarda il piano di Fassone, con i mitici nuovi introiti dalla Cina per 129 milioni. La terza favola è che il mondo pullulasse di finanzieri pronti a sobbarcarsi il mostruoso debito di Yonghong Li con il fondo Elliott. ‘Repubblica’ si è addentrata nella selva oscura e il club si è indignato: guai a chi non si fida del manovratore”.

“Intanto i potenziali acquirenti – ha commentato ancora Currò -, dal broker degli Emirati agli emissari dell’oligarca russo, dagli americani yankee e oriundi fino a Sela Sports, braccio sportivo della famiglia saudita, ultima proposta arrivata fuori tempo massimo, hanno bussato invano alla porta londinese della strana finanza del Milan: un pezzo in Cina, uno in Lussemburgo e un altro nelle banche d’affari della City. Forse perché l’epilogo era già scritto, da quando Silvio Berlusconi, recuperando per Fininvest 740 preziosi milioni, giurò di avere lasciato il Milan in ottime mani – la sua conclusione -. Mani senza soldi per l’obiettivo di Gattuso, uno tra Álvaro Morata, Karim Benzema e Ciro Immobile. Ma in fondo il più bravo a raccontare favole, Fassone non si offenda, è sempre stato uno solo: Silvio Berlusconi”. Parole dure, senza dubbio. Il futuro del Milan, però, si chiama Elliott: il fondo USA ha reso noti, ieri, i suoi programmi per il club rossonero … clicca qui per tutti i dettagli!

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