Abbiati: “Al Milan manca Braida. Bandiera? Dico solo Maldini”

Chistian Abbiati, ex portiere rossonero, sembra avere le idee più chiare che mai e al quotidiano ‘Libero’ confessa: “Bandiere in società? Dico solo Maldini”

di Lorenzo Romagna, @RmgLnz95

“Al Milan manca uno come Braida. Dopo Berlusconi, era lui il secondo papà dei giocatori”, così Christian Abbiati, intervistato da ‘Libero’, spiega cosa in questo momento mancherebbe al club rossonero. Dopo aver parlato di Montella e della sfida di questa sera tra Milan e Juventus (“Pronostico un 1X“, ndr), l’ex portiere milanista si è spostato anche su altre tematiche. Come, ad esempio, quelle del nuovo Milan cinese o del possibile ingresso di una bandiera in società: “Buffon ha detto che Milan e Inter cinesi sono la sconfitta del calcio italiano? Ha ragione. Certo. In questo Juve e Milan si somigliano: è più importante lo stemma che hai sul petto del nome che porti dietro la maglia”.

Sulle bandiere in società: “Dico solo Paolo Maldini. È l’uomo giusto di immagine ed esperienza. Non che gli altri siano inadatti, ma io Paolo l’ho vissuto ed è unico. Così come la sua conoscenza del Milan”.

Su Seedorf, Inzaghi e Brocchi: “Con Seedorf abbiamo fatto un girone di ritorno da 3˚ posto. Brocchi è rimasto solo 7 partite: non l’ho invidiato, è un amico e l’ho aiutato, ma non poteva far miracoli. Eppure la finale di Coppa Italia meritavamo di vincerla noi. Inzaghi ha avuto la fortuna di fare la stagione intera ma non abbiamo raggiunto l’obiettivo minimo, l’E-League. Certo, io non faccio l’allenatore e non lo farò mai…. Se avrebbero potuto rifiutarsi? Impossibile. E comunque non chiamiamoli ‘bruciati’. Inzaghi e Brocchi sono ripartiti e l’esperienza gli servirà. Avete visto Gattuso? Dopo il casino di Palermo si è rimesso in gioco e ora al Pisa sta ottenendo risultati e rispetto”.

Su Gattuso nello spogliatoio: “Se pensate che menava tutti, sbagliate. Gli bastava alzare la voce, poi dietro di lui c’era un esercito e le pecore nere venivano eliminate per selezione naturale. In camera eravamo una tripla, io lui e Brocchi: a 26 anni ne succedevano di ogni, però poi in allenamento e in partita davamo sempre il 200%. È quello il segreto per essere dei grandi professionisti”.

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