Milan, Paul Singer : chi è e quanto guadagna il boss di Elliott

Milan, Paul Singer : chi è e quanto guadagna il boss di Elliott

Patrimonio e investimenti dell’imprenditore americano, proprietario del fondo Elliott Management Corporation, con cui controlla – tra le altre società – Milan e Telecom. Il suo curriculum parla chiaro: non ha mai perso una battaglia. Ecco perchè la Uefa fa meno paura

di Redazione
Paul Singer, boss del fondo Elliott e dell'AC Milan

Fondatore e azionista del Fondo Elliott Management Corporation, uno dei più importanti e potenti hedge fund statunitensi, Paul Singer nel luglio del 2018 ha rilevato il 99,93% delle quote di AC Milan. Secondo Forbes si trova alla posizione numero 251 della classifica 2018 degli americani più ricchi, con un patrimonio netto di 3,2 miliardi di dollari. Il fondo Elliott, avviato con 1,3 milioni di dollari, al momento gestisce asset per 35 miliardi di dollari. Dal 1977 ha avuto risultati negativi solo in due anni e una media di rendimento del 14%. Ha partecipazioni ovunque e quasi mai perde le sue battaglie. L’ultima? Con la Uefa. Ecco un profilo completo di Paul Singer.

 

LA SCHEDA

Nome: Paul Elliott Singer

Luogo e data di nascita: New York (Stati Uniti), 22 agosto 1944

 

BIOGRAFIA E CARRIERA PROFESSIONALE

Proviene da una famiglia ebrea, è figlio di un farmacista di Manhattan e di una casalinga. Ha due fratelli. E’ da sempre vicino al partito repubblicano. Per quanto riguarda il calcio, è un grande tifoso dell’Arsenal. Consegue un bachelor (laurea breve) in psicologia all’Università di Rochester nel 1966 e una laurea in legge presso a Harvard nel 1969. Nel 1974 è avvocato nella divisione immobiliare della banca d’investimento Donaldson, Lufkin & Jenrette. Nel 1977 fonda l’hedge fund Elliott Management Corporation con 1,3 milioni di dollari raccolti tra amici e parenti. Si fa molto presto la fama di essere uno speculatore senza pietà, la sua strategia è comprare debito di nazioni e aziende in crisi a prezzo super-scontato per poi rivenderlo con profitto oppure ricorrere in tribunale per ottenere il rimborso. Dal 1977 ha avuto risultati negativi solo in due anni e una media di rendimento del 14%. Tra i soci ci sono Jon Pollock, co-chief financial officer; Gordon Singer, suo figlio, responsabile dell’ufficio di Londra della Elliott Management; Steven Kasoff, responsabile del portafoglio. E’ un filantropo che ha a cuore l’istruzione, i poveri e la causa dei diritti degli omosessuali.

 

La battaglia più famosa di Singer è quella contro il governo argentino per il rimborso delle obbligazioni su cui il fondo Elliott aveva investito comprando nel 2001 con un forte sconto, per un valore nominale di 630 milioni di dollari, i Tango bond poi finiti in default. L’Argentina ha in seguito proposto un rimborso parziale (30 centesimi per dollaro), non accettato da Singer, che si è poi rivolto a vari tribunali di Gran Bretagna e Stati Uniti. Alla fine, nel 2016 il nuovo governo argentino ha rimborsato al fondo 2,4 miliardi di dollari, pari a un guadagno di almeno 10 volte la cifra investita.

 

Dopo il crollo della Borsa del 1987, la recessione degli anni novanta e la crisi economica causata dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, l’hedge fund di Singer è intervenuto con investimenti borsistici per la ristrutturazione di aziende statunitensi e internazionali come TWA, MCI, WorldCom, Enron, Chrysler, Delphi Automotive, Novell, Skopko, Adecco, Hess, Elektrim, acquisendo anche partecipazioni con la giustificazione di voler difendere gli interessi degli azionisti di minoranza e aprendo battaglie legali in tutto il mondo.

 

Nel 2015 ha investito nella rete cellulare Sigfox, che copre Spagna, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, e in pannelli solari in Gran Bretagna, ha acquisito partecipazioni in CDK Global (diventandone il terzo azionista con il 5,4% del capitale) e in Cabela’s (11,1%). Nell’estate 2017 ha contrastato Warren Buffett per il controllo di Orion, società attiva nell’energia Usa. All’inizio del 2018 entra con una quota superiore al 6% nel capitale di Whitbread, multinazionale inglese quotata alla Borsa di Londra che ha il controllo di Costa Coffee, la seconda catena di caffè più grande al mondo dopo Starbucks e la prima nel Regno Unito, di cui Elliott chiede lo scorporo dal resto del gruppo per quotarla poi in Borsa. Dopo pochi giorni dall’ingresso del fondo Elliott, Whitbread decide effettivamente di scorporare la società dalle altre attività del gruppo e di quotarla in Borsa entro due anni. Dal 2010 Singer è impegnato a investire oltre 2 miliardi di dollari anche in immobili in difficoltà.

 

GLI INVESTIMENTI IN ITALIA

 

Per quanto riguarda le sue operazioni in Italia, l’hedge fund di Singer ha condotto una battaglia legale durata tre anni contro i giapponesi di Hitachi che hanno comprato dall’ex Finmeccanica il 100% di Ansaldo Breda e il 60% di Ansaldo Sts con lo scopo di toglierla dal listino di Borsa Sts e poi fonderla nella sua divisione che si occupa di trasporti sui binari. Secondo Singer, che con la sua Elliott Management è arrivato ad avere il 31% di Ansaldo Sts, l’operazione è stata fatta in modo da danneggiare gli azionisti di minoranza dell’azienda controllata. Il braccio di ferro si è concluso nell’ottobre 2018 con i giapponesi di Hitachi che hanno dovuto versare a Elliott un maxi assegno di 807 milioni di euro per comprare la loro quota del 31% e poi procedere al delisting.

 

Nel marzo 2018, dopo averlo fatto già qualche anno fa, entra di nuovo in Telecom Italia, società controllata dal gruppo francese Vivendi di Bolloré, rilevando inizialmente una quota inferiore al 3% con il titolo che in Borsa s’impenna del 6%. Singer critica il vertice dell’azienda in merito alla governance, alla valutazione del titolo, alle strategie e alle relazioni con le autorità italiane sostenendo che tutte queste cose potrebbero essere migliorate. Non solo: accusa anche Vivendi di trovarsi nel caso Telecom Italia in conflitto di interessi a causa dello scontro in atto con Mediaset di Silvio Berlusconi su Premium. Nell’assemblea del 4 maggio il fondo Elliott, appoggiato anche da Cassa Depositi e Prestiti, grazie alla votazione si ritrova con 10 consiglieri su 15, mettendo Vivendi in minoranza. Con il nuovo consiglio d’amministrazione formato da 13 consiglieri indipendenti su 15, compreso il presidente, Telecom Italia diventa, come voluto da Elliott, una public company. Il 7 maggio vengono eletti all’unanimità, con la sola loro astensione, Fulvio Conti presidente e Amos Genish confermato amministratore delegato. Nell’ottobre 2018 Elliott rileva, attraverso un aumento di capitale di 65 milioni di euro, l’81% di Credito Fondiario, istituto che gestisce circa 45 miliardi di crediti deteriorati.

 

Nell’aprile 2017 Singer interviene anche sulla squadra di calcio del Milan con un prestito last minute di 303 milioni di dollari: 180 al nuovo proprietario della società milanese, il cinese Yonghong Li, con un tasso dell’11,5% (determinante per la chiusura dell’acquisizione del club) e 123 milioni al club, ad un tasso del 7,7%. In garanzia del debito, Elliott ha ottenuto un pegno su tutte le azioni del Milan, incluso il controllo di tutti i marchi e di tutti i diritti di proprietà della società rossonera. Nel luglio 2018 il fondo ha proceduto all’escussione del pegno detenuto sul Milan per inadempimento, da parte della proprietà cinese, delle obbligazioni nei confronti di Elliott, che diventa così il nuovo proprietario del club rossonero. L’obiettivo che Paul Singer si è posto è quello di riportare il Milan in equilibrio finanziario, per poi rivedere il club in un lasso temporale di 3-5 anni. Per fare questo, ha inserito in società prima Leonardo e Paolo Maldini (per la gestione sportiva), poi l’amministratore delegato Ivan Gazidis, ex CEO dell’Arsenal.

Con la Uefa la sua ultima battaglia, la prima calcistica. Le sanzioni comminate al Milan per i bilanci del triennio (2014/15, 15/16 e 16/17) e la paventata esclusione dalle Coppe hanno portato Elliott a far appello al TAS. Riammesso il Milan all’edizione 2018/19 dell’dEuropa League e vinta la prima battaglia, ora nel mirino Paul Singer ha messo il Fair Play Finanziario, reo – così com’è – di non permettere ai nuovi proprietari di investire liberamente seguendo un piano di sviluppo solido.

 

IPSE DIXIT

“Faccio solo rispettare la legge e le mie battaglie legali aiutano a evitare che leader statali irresponsabili usino male o, peggio, rubino i soldi che vengono loro prestati”.

 

“All’inizio era qualcosa che andava oltre la mia comprensione. Ma dopo una serie di conversazioni con mio figlio, ho imparato molto sulla sessualità e sono diventato molto entusiasta dei suoi sforzi per fermare la discriminazione”. (Spiega così il suo sostegno finanziario, oltre 10 milioni di dollari, ai diritti della comunità LGBT, Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, che opera da quando suo figlio Andrew gli rivelò di essere gay nel 1998, sposandosi poi in Massachussets nel 2009 col suo partner).

 

DICONO DI LUI

“Se entra in un affare, difficilmente Paul Singer lo fa per rimetterci dei soldi” (Da money.it)

 

PATRIMONIO

Quanto alle potenzialità economiche del fondo, Elliott al momento gestisce un patrimonio di 35 miliardi di dollari. Per quanto riguarda i guadagni personali, Paul Singer secondo la rivista specializzata Forbes al momento occupa la 251° posizione nella classifica degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, per un patrimonio stimato in 3,2 miliardi di dollari. Numeri questi che fanno capire l’importanza e lo spessore del padre del fondo Elliott.

(di Massimiliano Valle)

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