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Milan, sarà un mercato di algoritmi e statistiche: ma funzionerà?

Con il Milan che si appresta a fare un calciomercato di dati e statistiche, andiamo ad approfondire in cosa consiste questo sistema

Il calciomercato in Italia, si sa, è un movimento in preda all'istinto e all'emozione. Ci si ritrova spesso a parlare di quanto giocatore X potrebbe far fare il salto di qualità alla nostra squadra mentre giocatore Y sarebbe da far crescere poiché un potenziale campione. Ne vengono in mente tante di storie curiose, in particolar modo per noi tifosi del Milan: dall'Ancelotti, allenatore, che firmò durante una colazione a base di lambrusco e culatello fino al viaggio spagnolo per vedere giocare un certo Ruud Gullit. Le trattative vengono fatte percependo l'umore degli agenti o del giocatore in questione, creando rapporti, alleanze e stringendo accordi che poi, magari, sfumano in un niente.

Eppure, da qualche anno a questa parte, un certo sistema si sta facendo largo, una programmazione che sposta in seconda luce le sensazioni personali e mette mano a cifre, numeri, statistiche e dati. Per noi, spettatori e tifosi di calcio, è una cosa nuova e forse non ci abitueremo mai, ma nel baseball ha fatto la fortuna di tanti club. Stiamo parlando della sabermetrica: una statistica che si occupa di misurare le prestazioni di atleti e squadre attraverso l'analisi dei tiri, occasioni create, media gol, pressing e molto altro ancora. Si tratta di una scienza analitica che in Inghilterra, ma non solo, sta trovando la sua espansione con risultati a volte negativi e altre positivi.

La statistica nel calcio

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Tra le varie squadre che utilizzano questo sistema troviamo l'Everton, il Bournemouth e il Burnley. La prima non ha raggiunto grandi traguardi in questa stagione, anzi. Ha lottato fino all'ultima giornata per salvarsi ed evitare la retrocessione. La seconda ha vissuto un'annata più o meno tranquilla, venendo anche in Italia a prelevare un giocatore come Junior Traoré dal Sassuolo. La terza, infine, ha stupito anche i più scettici, vincendo il campionato e tornando in Premier League con un bottino di ben 101 punti. Risultati altalenanti, è vero, ma a conferma del fatto che neanche la scienza può garantire sempre scelte vincenti. Tuttavia il solco è tracciato, poiché la sabermetrica ti permette di avere un ventaglio di possibilità talmente grande che la percentuale, alla fine dei conti, sarà comunque a tuo favore.

Flamini e Makelele

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Approfondiamo meglio, prendendo in esempio due giocatori. Il primo è Mathieu Flamini, centrocampista che ha vestito anche la maglia del Milan. Arsene Wenger, nel 2005, cercava un erede di Patrick Vieira per il suo Arsenal, voleva un giocatore che fosse in grado di coprire grandi fette di campo. Analizzò i dati di diversi campionati europei e individuò uno sconosciuto ragazzino del Marsiglia: Flamini, appunto. Il francese correva in media 14 chilometri a partita, Wenger lo andò ad osservare di persona e i Gunners lo ingaggiarono ad una cifra bassissima. Flamini divenne, nel giro di poco tempo, uno dei giocatori fondamentali nello scacchiere dell'Arsenal, prima di trasferirsi al Milan, nel 2008, e confermare le sue ottime doti atletiche scovate attraverso un computer.


Al contrario, nel 2003, il Real Madrid si affidò al proprio istinto e cedette un certo Claude Makelele al Chelsea per 17 milioni di sterline. Una cifra ritenuta fin troppo alta per un centrocampista di 30 anni e un grande affare per i Blancos. Peccato, però, che i dati dimostrarono ben altro. Makelele trascorse 5 anni con la maglia dei Blues e lo fece con risultati atletici sorprendenti, oltre a risultare fondamentale nella vittoria di 6 titoli nazionali tra Premier League ed FA Cup.

Funzionerà?

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Nel calcio l'utilizzo di questi dati permette alle squadre con budget ridotto la possibilità di fare un mercato semplice e intelligente, acquistando giocatori basandosi sugli algoritmi e riducendo il gap economico con i top club. Una scelta astuta, ma che funziona maggiormente solo qualora tali statistiche vengano applicate in un sistema, tecnico e tattico, già di per sé performante. Il caso del Milan, infatti, è atto proprio a questo. La scelta di lasciare Stefano Pioli sulla panchina rossonera e affidargli più forza decisionale serve per far congiungere i due lati: quello statistico e quello calcistico, sul campo per intenderci. Chiaro che sarà solo il tempo a dirci se questo sistema porterà risultati positivi anche in Italia, ma si tratta sicuramente di un enorme passo per il Milan e tutto il sistema calcistico italiano. LEGGI ANCHE: Esclusiva- Idea Ibrahimovic come nuovo Club Manager