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Shevchenko: “Il calcio mi ha salvato. L’Italia era nel mio destino” | News

Salvatore Cantone

Andrij Shevchenko, ex attaccante del Milan, ha rilasciato una bellissima intervista a "7". Ecco cosa ha detto

Andrij Shevchenko, ex attaccante del Milan, ora commissario tecnico dell'Ucraina, ha rilasciato una bellissima intervista a "7". Tanti i temi affrontati, tra cui la sua infanzia: "Crescere vicino Chernobyl? Spero di non scandalizzare nessuno se dico che mi sembrava tutto normale. Avevo dieci anni. Mi divertivo come un pazzo giocando a calcio ovunque, facendo qualunque sport. Mi avevano preso all’accademia della Dinamo Kiev, mi sembrava di cominciare a vivere un sogno. Poi saltò in aria il reattore 4, e ci portarono via, tutti".

"Chiusero subito le scuole. Arrivavano pullman da tutta l’Urss, caricavano i giovani tra i 6 e i 15 anni e li portavano via. Io mi ritrovai da solo al Mar d’Azov, sul Mar Nero, lontano 1.500 chilometri da casa - prosegue Shevchenko" Eppure ancora oggi non provo angoscia. Mi sentivo come in un film, vissi quell’esperienza come una gita. Ero un bambino». I suoi ricordi dell’Unione Sovietica? «Vivere in Urss non era male. Era tutto uguale, per tutti. Tanta scuola e sport ovunque. Un Paese chiuso, che ti rendeva chiuso. Non immaginavi neppure che ci potesse essere una vita diversa da quella",

"Quando ho capito che c'èra un altro mondo? In Italia, si vede che ce l’avevo nel destino. Avevo 12 anni e ci fecero disputare un torneo in una città che si chiamava Agropoli. Noi eravamo ripiegati su noi stessi, istruiti a non dare confidenza. Invece ci sciogliemmo come neve al sole. La gente ci sorrideva, ci accoglieva con gentilezza. Ricordo di aver pensato che un giorno mi sarebbe piaciuto tornarci". Ecco intanto le parole dell'ex arbitro Marelli.