Sacchi: “Il mio Milan ha fatto la storia. Boban e Maldini? Mi dispiace”

MILAN NEWS – Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan dal 1987 al 1991, e, successivamente, nel 1997, ha parlato in esclusiva al ‘Corriere dello Sport’

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Arrigo Sacchi Milan

MILAN NEWSArrigo Sacchi, ex allenatore del Milan per quattro stagioni, dal 1987 al 1991, e, successivamente, nel 1997, ha parlato in esclusiva al ‘Corriere dello Sport‘ oggi in edicola. Queste le dichiarazioni più interessanti di Sacchi:

Sulle differenze tra Fabio Capello e Massimiliano Allegri: “Sono due grandi allenatori del nostro calcio. Bravi nella gestione, bravi nel tatticismo, bravi nell’impiego dei giocatori”.

Sul Milan che vinse la Coppa dei Campioni nel 1989 contro la Steaua Bucarest: “Dopo quindici minuti facciamo gol. I giornali stranieri sono pronti a vederci in catenaccio. Invece noi attacchiamo e torniamo a segnare. Così fino al 4-0. ‘L’Équipe titola: ‘Usciti da un altro mondo’. Perché nessuno si aspettava un simile atteggiamento, tattico e mentale, da una squadra italiana”.

Sul ‘Milan degli Immortali’: “Quando arrivai al Milan, Silvio Berlusconi uno dei primi giorni mi chiamò in disparte e mi disse: ‘Dobbiamo diventare i più bravi al mondo’. E io gli risposi: ‘Può essere frustrante, ma anche limitativo’. E lui: ‘Frustrante lo capisco, limitativo no’. Glielo spiegai quando la UEFA ci ha eletto la squadra più importante di tutti i tempi. Una cosa è essere i più bravi, un’altra è fare la storia. E noi l’abbiamo fatta. Quel giorno ho chiamato Berlusconi per dirgli che volevo condividere quel riconoscimento con lui. Perché senza un grande club e senza un Presidente coraggioso ed autorevole non si vince”.

Su Berlusconi: “Lui mi ha sempre stimato e rispettato. Quando Luca Cordero di Montezemolo gli chiese di lasciarmi libero perché l’Avvocato Gianni Agnelli mi voleva alla Juventus, lui mi chiamò per chiedermi cosa ne pensassi. Io gli dissi: ‘Stia tranquillo, mi voleva anche il Real Madrid, ma io scelgo la Nazionale. E lui, che temeva la Juventus, mi rispose: ‘Se devi lasciarmi, preferisco che accetti il Real Madrid, ti faccio un regalo’. Quella volta mi offesi. Ma lui mi ha sempre aiutato. Quando perdemmo contro l’Espanyol in Coppa UEFA, e poi anche in campionato, i giornalisti scrissero che stavo per saltare. Lui mi telefonò e mi chiese se avessi bisogno d’aiuto. Poi venne a Milanello e parlò alla squadra: ‘Questo allenatore – disse -, gode della mia totale stima e fiducia. Chi lo segue rimarrà al Milan, chi non lo seguirà se ne andrà. Buon lavoro a tutti’. Non perdemmo più una partita”.

Sui dubbi nei confronti del suo modulo: “Una volta Ruud Gullit mi disse: ‘Se alla fine della partita non abbiamo ancora segnato, perché non lanciamo la palla nell’area avversaria ed andiamo tutti in percussione?’. Gli risposi: ‘Se abbiamo la sfortuna di fare gol, finiremo per giocare così tutte le partite. Ma noi vinceremo perché giochiamo meglio'”.

Sui suoi eredi: “Ci sono tre squadre che hanno contribuito all’evoluzione del calcio grazie all’intuizione dei loro allenatori. L’Olanda di Rinus Michels, il mio Milan ed il Barcellona di Pep Guardiola. Ma il calcio è in continua evoluzione. Il modulo ideale, oggi, è quello che ti garantisce il possesso, ma che ti fa trovare anche le verticalizzazioni, perché il possesso lento aiuta gli avversari a posizionarsi. Invece devi fare un possesso veloce, per infilarti in ogni pertugio aperto che trovi nella difesa avversaria. Guardiola interpreta a meraviglia questo sviluppo: il suo Manchester City verticalizza molto di più del suo Barcellona. È ancora lui il migliore”.

Su Marco van Basten: “Quando è arrivato al Milan aveva 25 anni, non era ancora un top player. Con me ha vinto due Palloni d’Oro, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Europee. Senza un copione, ci può essere solo improvvisazione e pressappochismo. Anche gli attori più affermati hanno bisogno dell’aiuto degli altri per esprimersi”.

Su Franco Baresi: “È stato il primo ‘non libero’ del campionato italiano. Ma poteva giocare in quel modo perché, per la prima volta, i difensori non avevano più come riferimento l’avversario, ma il pallone, e perché tutti aiutavano tutti”.

Sul Milan attuale e la sorte di Zvonimir Boban e Paolo Maldini: “Mi dispiace. Perché Boban è un uomo intelligente, lo stimo molto. Quanto a Paolo, spero che rimanga. Ma, come diceva William Shakespeare, se perdi la dignità sarai un miserabile per tutta la vita. Sa quanti miserabili abbiamo in Italia?”. ZLATAN IBRAHIMOVIC, INTANTO, SI PREPARA AD UN’ESTATE ROVENTE: ECCO PERCHÉ >>>

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