Ronaldo si racconta: “Pallone d’Oro a Maldini, il 5 maggio e gli infortuni”

Le dichiarazioni del Fenomeno Ronaldo, in diretta Instagram con Alex Del Piero. Il campione brasiliano ha raccontato alcuni retroscena del passato

di Giacomo Giuffrida, @GG_Giuffrida
Ronaldo Luís Nazário de Lima, Getty Images

NEWS MILAN – Verità senza particolari filtri. Grazie alle dirette sui social, molti calciatori, dirigenti e allenatori stanno ricordando e raccontando retroscena storici e spesso curiosi e divertenti, oltre che discutere della propria quotidianità. Oggi ‘intervista’ per il Fenomeno Ronaldo, in diretta Instagram con Alex Del Piero.

L’avventura da Presidente del Valladolid: “Sono molto contento di aver accettato questa sfida. Ho vissuto il calcio per tutta la vita. Non volevo diventare un allenatore, perché sarebbe stata la stessa routine del giocatore. Nell’estate del 2018 è arrivata l’occasione Valladolid. Ho un gruppo di ragazzi spettacolari. Il primo anno il budget era quello più basso della Liga. Non ho potuto fare molto e ho deciso di rinnovare i contratti a tutti i giocatori. Ci siamo salvati lo scorso anno. E’ stata una sofferenza, ma un grande risultato raggiunto”.

I giocatori che avrebbero dovuto vincere il Pallone d’Oro: “Del Piero, Totti, Maldini, Raul e Roberto Carlos. Ecco, questi 5 avrebbero dovuto vincere il Pallone d’Oro”.

L’esperienza all’Inter: “A Barcellona avevo rinnovato il contratto. Cinque giorni dopo mi chiamano dicendo che non potevano rispettare l’accordo. Gli dissi che sarei andato via perché non mi sentivo importante. L’Inter di Moratti era già pronta con un assegno. Sono andato lì e ho vissuto una storia d’amore bellissima. Conoscere l’Italia, vivere sette anni nel paese è stato un regalo. Il calcio italiano era il più forte al mondo quando ho giocato io. Lì sono iniziati i nostri scontri in Nazionale. Ricordò quell’Italia-Brasile 3-3 del 1997. Una partita bellissima”.

I maledetti infortuni al ginocchio: “Giocavo da 5 anni senza problemi fisici. Prima del 2000 ci allenavamo in modo diverso. Dovevo andare al ritmo di Roberto Carlos e Cafù in allenamento correndo sulla lunga distanza. A me non serviva. Dopo è cambiata la metodologia di allenamento con sedute personalizzate. L’unica possibile causa del mio infortunio è l’essermi allenato male negli anni prima del 2000. Al Milan mi sono fatto male ancora, lo stesso infortunio ma all’altra gamba. Ho imparato tanto da questi stop, sono diventato un uomo migliore. Mi hanno fatto capire il grande amore per il calcio. Dopo il primo infortunio tutti mi dicevano che non avrei recuperato. Dentro di me sapevo che sarei tornato in campo”.

Sul 5 maggio 2002, storica disfatta nerazzurra: “Dopo l’episodio con l’Atalanta ho capito che non avrei avuto un futuro rapporto professionale con Cooper. Il 5 maggio è stato troppo. L’abbiamo persa noi quella partita e lo scudetto. Ci sono state troppe cose strane in quella settimana. Si parlava di Nesta all’Inter. L’abbiamo persa nell’atteggiamento. Troppe distrazioni. E’ una ferita aperta”.

Il famoso contatto Iuliano-Ronaldo, del 1998 in Juve-Inter: “Io posso capire che gli errori capitano, si può sbagliare. Voi non c’entravate assolutamente nulla con queste cose. Noi in quel periodo giocavamo partite bellissime e la Juve non aveva bisogno di certe cose per vincere. Ricordo che in quel periodo c’era un clima tesissimo, come una Guerra Fredda”.

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