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Borini: “Al Milan in campo ovunque, ma non nel mio ruolo: la mia rovina”

L'intervista di Fabio Borini (ex attaccante AC Milan) ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' | Milan News (Getty Images)

Fabio Borini, ex calciatore di Roma e Milan, ha parlato di giallorossi e rossoneri in vista dello scontro diretto di domenica all'Olimpico

Daniele Triolo

Fabio Borini, ex calciatore di Roma e Milan oggi in Turchia nella fila del Karagümrück, ha parlato di giallorossi e rossoneri in vista dello scontro diretto di domenica sera allo stadio 'Olimpico'. Qui di seguito le sue dichiarazioni integrali a 'gazzetta.it'.

Borini su José Mourinho: "Io incubo di Mou? Diciamo così (sorride, n.d.r.). Forse sarà per questo che non mi ha mai acquistato! Scherzi a parte, con il Sunderland gli ho segnato 3 gol. Due quand'era al Chelsea e uno allo United. Qualche battuta nel tunnel l'abbiamo scambiata, certo. Quando segni alle sue squadre è sempre tanta roba".

Borini sul suo arrivo al Chelsea: "Mourinho era già andato via. Io arrivai a 16 anni nel 2007. Il Bologna non mi fece firmare il contratto da professionista, così scelsi Londra. Lì monitorano tutti i giocatori dai 9 anni in su, e in tutto il mondo. Hanno uno scouting pauroso. In Italia giocavo 4 anni sotto età con la Primavera, loro sapevano tutto".

Borini su come si trova a Istanbul: "Francesco Farioli ci fa lavorare. È bravo, preparato, conosce ogni aspetto del gioco. Se vedi le nostre partite noti un’identità. A Istanbul mi trovo bene, anche se giro poco la città per via della bimba. L'unico neo è il traffico. Un paio di sere fa ci ho messo un'ora per tornare a casa. In confronto Roma è il Paradiso …".

Borini sul suo anno a Roma: "Nove gol al primo anno in Serie A, non male. A quell'età ti può succedere qualsiasi cosa, ma resti sempre focalizzato sull'obiettivo".

Borini sul suo tecnico dell'epoca, Luis Enrique: "Mi ha insegnato ad essere un grande uomo. Lui è un tecnico eccellente, ma prima ancora è una persona d'oro. Cercava di imporre la sua idea ovunque, non importa se davanti a noi c'era la Juve o un'altra squadra minore. Quando ci disse che avrebbe lasciato la Roma si mise a piangere".

Borini sul suo compagno di squadra dell'epoca, Simon Kjaer: "È cambiato totalmente. Gli è scattato qualcosa dentro. Lo vedi da come si muove, da come gioca, dal linguaggio del corpo. Prima sembrava un po’ più fragile, ma non dimentichiamoci che aveva solo 22 anni".

Borini sul fatto che al Milan ha giocato in tutti i ruoli: "Si può dire che è stata la mia rovina? Non so se è stato positivo. Premetto che ho sempre messo la squadra al primo posto, e che mi sono sempre adattato a ciò che volevano gli allenatori. Questo viene prima. Ho giocato in mezzo e da terzino, in avanti e da esterno alto. Mi è mancato giusto giocare in porta o da difensore centrale…".

Borini gregario nei suoi anni al Milan: "Le mie qualità venivano messe in secondo piano per il bene della squadra, e in pochi hanno sottolineato il fatto che non ho quasi mai giocato nel mio ruolo, ma ho le spalle larghe. A Milano sono stato bene ed è nata anche mia figlia. Ho rischiato perfino di non esserci!".

Borini sull'aneddoto in rossonero: "È nata a settembre 2019, l'anno di Marco Giampaolo. Quel giorno giocammo in trasferta a Verona, mia moglie avrebbe partorito a giorni, così chiesi al mister di farmi portare una macchina da Milano, in modo tale che dopo la partita sarei potuto correre da lei. Una precauzione. Alla fine partorì proprio quel giorno. Ho fatto giusto in tempo, non so come ma Erin mi ha aspettato. Il bello è che a gennaio sono andato a giocare proprio a Verona".

Borini sul Milan che oggi si gioca lo Scudetto: "Alcuni giocatori non mi sorprendono. Se devo citarne uno dico Davide Calabria: un lavoratore, ha sempre messo la squadra davanti a tutto".

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