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Milan, Ibrahimovic: “Passato, presente e futuro. Ecco Zlatan a 360 gradi”

Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Milan TV (Getty Images)

Zlatan Ibrahimovic ha parlato ai microfoni di Milan TV in occasione dei suoi 40 anni. Questa l'intervista integrale dello svedese

Renato Panno

Zlatan Ibrahimovic ha parlato ai microfoni di Milan TV in occasione dei suoi 40 anni. Questa l'intervista integrale.

Sulla data di nascita: "Non è una cosa che ho scelto, nel mese di ottobre sono nati tanti campioni e io mi sento uno di loro".

Sull'Ibra di oggi: "Oggi Ibrahimovic è più completo, più calmo e ogni tanto come il vecchio Ibrahimovic. Sono più tranquillo, rilassato e con più esperienza. Mi comporto in modo diverso avendo un ruolo diverso in campo e fuori dal campo. Ora non faccio più le cose a duemila all'ora, adesso faccio con calma".

Quanto sente il ghetto dentro di sé: "Tanto, penso che tutto io sono il ghetto. Sono cresciuto in quelle zone e per me era il paradiso. Come ho detto, puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo. E' quello che sono".

Sul quadro dei suoi piedi in casa: "Ho ancora i piedi. Ogni giorno che la mia famiglia entra in casa deve capire da dove arriva tutto. Devo ringraziare quei piedi per il tetto che abbiamo sopra di noi. Anche sul telefono della mia compagna ci sono i miei piedi".

Sulle scelte fatte in passato: "Penso che tutto quello che è successo, e che sta succedendo, deve succedere. Se dovessi tornare indietro non cambierei nulla e così mi sento perfetto. Tutte le scelte che facciamo sono una parte della vita, giusta o sbagliata che sia".

Sulle persone che gli dicono di essere vecchio: "Questo mi stimola. Ogni volta che mi dicono che sono vecchio mi fanno fare le cose per dimostrare che non sono vecchio".

Su Pato: "Era un giocatore fantastico, era il giocatore più completo che io abbia mai visto. Mi dispiace per gli infortuni che ha avuto, ma quando stava bene era troppo forte. Poi la sua qualità è uscita poco a causa degli infortuni, ma è stato un grande talento e ha fatto saltare i tifosi del Milan".

Su chi lo ha aiutato di più: “Dico sempre che ho giocato con migliori giocatori al mondo, ma quello che mi ha fatto diventare più forte è stato Vieira. Quando è arrivato nella mia squadra mi metteva pressione, mi chiedeva sempre di più. Si allenava al massimo e da lì ho ascoltato e prendevo i consigli da lui. Ho giocato con Ronaldinho, Messi, Xavi, Iniesta, Nedved, Pirlo, Gattuso…potrei stare ore qua a dire tutti i campioni con cui ho giocato”.

Sull’infortunio di Manchester: “Quello che è cresciuto e migliorato durante l’infortunio è stata la testa. Sono diventato più forte mentalmente. Lavori in un modo diverso, più statico, più triste e più lento. Devi avete tanta pazienza ed essere forte per controllare i nervi”.

Sull’esperienza in MLS: “Sono me stesso dal primo giorno, ho dato più io al calcio americano che loro a me. Hanno visto qualcosa che non hanno mai visto, una personalità che non ha paura di niente. Ero perfetto nell’essere me stesso, non come gli americani che andavano in giro con 20 persone. Mi manca forse il sole, ma a Milano non c’è problema”.

Su quello che fa ora: “Penso che ogni giocatore cambia dopo l’età che ha. Non posso giocare come 5 anni fa, ho un altro fisico, un altro pensiero e un’altra esperienza. Riesco a giocare ancora perché mi è stato dato un gioco in cui posso aiutare la squadra nel miglior modo, non esagero nelle energie che mi possano mettere fuori condizione. Poi mi alleno, mi piace allenarmi tanto, devo essere equilibrato. Quando vedo la squadra voglio essere trattato come loro: se faccio meno, loro fanno meno. Io vado al massimo, ma ogni tanto questa cosa mi va contro. Ma è la mia mentalità. Puoi avere tanto talento, ma se non hai testa…”

Sullo stile: "Io metto i vestiti con cui sto bene. L’opinione degli altri non mi interessa, poi c’è gente permalosa (ride, ndr)".

Su Djokovic: “Prima di tutto è una testa balcana: quando esplodi fai bene, quando ti arrabbi dai il meglio possibile. Sei più concentrato, più attento. Quando gioca Nole e si arrabbia fa uscire il suo massimo, e così mi sento vivo. E’ un atleta completo. La testa, con poca esperienza, non c’è. Con l’esperienza la mentalità cresce. Nole è come me”.

Sulla compagna: “Quando ho conosciuto Helena ho deciso di venire in Italia ed è venuta con me. Prima di lei ero più rock ‘n roll, poi quando sono nati i miei bimbi in casa c’era meno calcio, però mi distaccavo e mi rilassavo con loro. E’ bello vedere, da quando sono nati ad oggi, come stanno crescendo. Sto provando a farli diventare indipendenti”.

Sui figli: “Tutti sono diversi, ognuno ha la propria personalità. Il piccolo ha meno pazienza, come me, mentre il più grande ha il mio stesso fisico. Loro hanno la mia stessa fiducia e pensano di essere più forti di me. Quando siamo in competizione devo vincere, ed è uguale per loro”:

Su Capello: “E’ l’allenatore che mi ha cambiato totalmente. Capello mi ha cambiato nel modo di giocare e nella mentalità: aveva un’altra filosofia, mi alzava e mi massacrava. Non riuscivo a capire cosa volesse da me. Un giorno mi diceva che fossi il numero uno, poi il giorno dopo ero un disastro. Volevo dimostrare di essere il migliore alla Juve e lui giocava con la mia testa. Mi ha dato tanta responsabilità e mi ha fatto diventare quello che sono oggi. In quell’epoca per me era come alla Playstation, c’erano troppi grandi nomi. Il rispetto lo prendo, non lo chiedo”.

Sull’arrivo al Milan nel 2010: “Non mi aspettavo niente di extra, era tutto normale. Tornare in Italia dopo il Barcellona è stato bello. Al Milan era un altro modo di fare le cose e questo cresceva dentro di me, mi facevano sentire a casa. Arrivi a Milanello e non hai fretta di andare a casa perché sei già a casa. Ti danno tutto per farti stare bene”.

Sui ragazzi del Milan di Pioli: “Stanno bene, hanno grande voglia, sono tutti disponibili e hanno voglia di fare di più. In campo si comportano diversamente, c’è più fiducia. Mi dispiace di non riuscire a giocare, ma quando ci sono faccio paura”.

Su Maldini: “Ho un bel rapporto con tutti, sono qua per aiutare e dare il più possibile. Ho una filosofia che voglio dare e se posso aiuto anche la dirigenza, aiuto in tutte le zone. Con Paolo ho un grande rapporto. Ora fa il dirigente e sta crescendo molto, ha fatto un grande lavoro. Non è uno che si nasconde, si fa vedere anche nelle relazioni con i giocatori. Parla con tutti e ogni giorno è agli allenamenti. Questo approccio è molto importante. Quando arrivano giocatori da tutto il mondo c’è la pressione di fare bene e portare risultati serve una figura come la sua. Anche Massara è bravo. Per Ivan mi dispiace, è molto disponibile. Quando si vince siamo ‘Uno’, quando si perde siamo ‘Uno’. Tutti hanno un ruolo importante”.

Sul futuro: “Prima devo giocare, poi pensiamo al secondo step. Ora voglio giocare il più possibile, non voglio lamentarmi un giorno di voler giocare ancora. Non mi sento di dire che sono arrivato a questo step, io mi sento ancora il più forte di tutti, posso portare risultati e soddisfare i tifosi. Lo step 2 dipenderà dalla disponibilità dal club. Ora il progetto è differente, ma io sono qua da un e mezzo e abbiamo creato una cosa importante e differente rispetto a come era abituato il Milan. E’ così, una grande sfida, ma è una bella sfida che può diventare una soddisfazione totale. Con metà stadio sembra pieno. Ora aspettiamo l’altra metà per farlo saltare di più”.

Sulla musica: "Per me la musica è un mix, mettiamo musica da tutto il mondo. So ballare, ma preferisco ballare il campo in un mood differente. La musica è importante per me”.

Sulla propria filosofia: “Mai essere soddisfatti. Io sto provando di portare questa mentalità ai miei figli, si può fare sempre di più. Tutto inizia in testa. Quando vinco un trofeo voglio vincerlo ancora. Spero di vincere con questa squadra così abbiamo fatto il massimo”.

Se è soddisfatto: “Ho voglia di fare di più. Non sono soddisfatto. Quando sarò soddisfatto dirò addio al calcio. Il calciatore deve avere fame. Se non sei soddisfatto non ti svegli con la voglia di fare di più. Le mie aspettative sono alte, sia dai miei figli sia dai figli al Milan. Voglio camminare sul fuoco per sentirmi vivo. Ogni tiro, ogni passaggio e ogni energia che passo ai miei compagni, voglio che continui il più possibile, senza limiti”.

Un regalo ai tifosi: “Voglio ringraziare tutti. Ogni volta che entro mi fanno sentire importante, felice, a casa. Quando torno faccio paura e voglio far saltare 80mila persone”.

Sui proprio segreti: "Non esistono segreti. Il segreto è lavorare duro e il grande lavoro ti paga. Nel nostro mondo bisogna allenarsi. Il segreto è nei miei capelli, come Sansone". Non sai dove vedere Atalanta-Milan? Clicca qui per la nostra guida tv

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