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Milan, Ely: “Era come vivere nella PlayStation, ma sto bene anche ora”

Ely, difensore dell'Almeria e vecchia conoscenza del Milan, è tornato a parlare del proprio passato rossonero. Ecco le sue dichiarazioni.

Stefano Bressi

È cresciuto nel Milan e dopo tre anni lontano, Rodrigo Ely era tornato nel 2015, restando un anno e mezzo. Solo 4 presenze però per lui, senza gol o trofei. Ora il brasiliano classe 1993 gioca nell'Almeria, dove sta facendo bene. Ai microfoni di gianlucadimarzio.com ha parlato di molti argomenti, partendo proprio dall'esperienza rossonera: “Mamma mia, era come vivere nella PlayStation: il giorno prima giocavo a casa mia e quello dopo ero lì con i miei idoli, alcuni dei migliori giocatori della storia”.

Su Mino Raiola: “È terribile, lo sto ancora assimilando. Ha creduto in me quando non ero nessuno, gli sarò eternamente grato. Aveva la sua personalità, è vero, ma per la gente con cui lavorava era come un padre, sempre lì per parlare, dare consigli. Dietro quello stile un po’ duro c’era una persona spettacolare, credimi".

Su Thiago Silva: "A quei tempi era il migliore in circolazione, ma era anche un tipo molto tranquillo e sapeva trasmetterti quella tranquillità. Vedeva che avevo le qualità, ma a volte ero nervoso, le cose non venivano fuori come volevo, e lui sapeva come portarmi alla calma. Per me, un bambino, fu importantissimo”.

Sui primi allenamenti rossoneri: “È stato molto complicato. Penso alle prime volte in cui mi misero a fare lavoro tattico specifico… In Brasile questo non esisteva, era come se mi parlassero cinese! Per un difensore gli anni in Italia sono un bagaglio importantissimo, te lo porti dietro per tutta la carriera. È come un master in difesa".

Il bilancio dell'esperienza: "Mi dispiace per com’è finita, speravo in un epilogo diverso. Ma il Milan lo guardo ancora, sempre. E sono il primo tifoso. Hanno lavorato molto bene in questi anni, lo Scudetto se lo meritano".

Sull'esperienza spagnola: "Qui sto proprio bene, e poi sono cresciuto nel tempo. Comunque ho fatto 100 presenze in B e nel calcio non dev’essere sempre tutto e subito”.

Su chi sia stato il più forte: "Il più forte è Messi, lo vedevi lì, sembrava che stesse sempre passeggiando, poi ti decideva tutte le partite. Unico".

Su Benzema: "Eh, speciale, completissimo. Fa sembrare facile tutto quello che per gli altri è difficile. I controlli, la visione, il tiro. Sembra che non faccia mai uno sforzo. Per tutti gli altri sono cose impossibili, e lui le fa con una calma e una brillantezza di un altro mondo”.

Sull'Almeria: “Qui ho trovato quello che volevo: giocare, il campo, la tranquillità. Poi i compagni mi hanno accolto alla grande, l’allenatore mi ha dato da subito fiducia e il suo modo di giocare, spregiudicato e tenendo sempre il pallone, mi esalta. Mi diverto e quando uno si diverte il rendimento arriva da solo”.

Se è un buon cuoco: “Sì. Diciamo di sì. Insomma, niente di straordinario, ma mi difendo. La pasta mi viene molto bene. Vedi che una pasta al pomodoro sarà pure semplice, ma una pasta al pomodoro fatta bene è una goduria, eh".

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