INTERVISTE

Milan-Chelsea, van Ginkel: “Inzaghi, che risate. Menez impressionante”

Daniele Triolo

Marco van Ginkel, ex calciatore di Milan e Chelsea, ha parlato in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport'. Ecco le sue dichiarazioni

Marco van Ginkel, classe 1992, centrocampista olandese del PSV Eindhoven, squadra di cui è capitano, ha indossato, nella sua carriera, sia la maglia del Chelsea sia quella del Milan. Nella stagione 2014-2015 van Ginkel giunse in rossonero in prestito annuale dai 'Blues'. Al termine di quell'annata, poi, non fu riscattato e si concluse così la sua esperienza con il Diavolo. Van Ginkel ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco, dunque, le sue dichiarazioni.

Sulla partita di oggi:  "Il mio cuore è diviso a metà. Penso che i Blues siano un po’ più forti, anche guardando alla gara d’andata".

Sul suo ritorno in campo dopo l'infortunio: "Assolutamente, sono tornato ad allenarmi con il resto della squadra. Forse è presto per la gara con lo Zurigo, magari potrei giocare qualche minuto in campionato".

Sull'aver trovato la sua dimensione in Olanda: "Sì, sono molto vicino alla mia famiglia e conosco bene l’Eredivisie, la cultura, le persone. Mi sento a casa. Il calcio italiano è molto diverso, innanzitutto per l’età: qui ci sono molti più giovani, anche perché questo campionato è una rampa di lancio per i talenti. In Serie A si trovano giocatori più esperti".

Sui tanti infortuni accusati da febbraio in poi: "Abbiamo vinto Coppa e Supercoppa contro l’Ajax. Ho avuto poco spazio, ma va bene così. Ho sollevato la Coppa insieme a Gakpo. Vorrei sempre giocare, ci sono però situazioni che vanno accettate".

Su come fu il salto nel Chelsea: "Era tutto meraviglioso all'inizio, fino al primo infortunio al ginocchio da cui è stato difficile recuperare. Poi il livello era molto alto, sono felice di aver ritrovato la continuità al Milan e al PSV, sono state tappe positive".

Sul rapporto che aveva con José Mourinho: "Buono. Mi convinse a raggiungerlo al Chelsea, è una persona molto intelligente che adora fare giochi mentali. Ricordo un episodio prima della semifinale di Champions con l’Atletico Madrid nel 2014. Cech aveva un problema alla spalla ma nei quindici minuti di allenamento aperto ai giornalisti, lo fece scaldare regolarmente col resto della squadra. Il giorno dopo tutti avevano i titoli sul recupero incredibile del portiere (ride, n.d.r.)".

Sui contatti odierni con Mourinho: "No, ma la sua Roma è una delle squadre che seguo, oltre al Milan per il mio passato e all'Inter perché ci sono diversi giocatori che conosco".

Sulle annate tra il 2018 e il 2020 praticamente quasi sempre fuori: "È molto dura, specialmente sul piano psicologico. Anche perché poi la sfortuna si è accanita su di me: dopo un intervento, ebbi anche un'infezione".

Su Maurizio Sarri e Frank Lampard avuti come allenatori al Chelsea: "Purtroppo non li ho potuti vivere appieno, non ho avuto molte opportunità di lavorare con i compagni. Sarri è gentile, un bel tipo, anche se fumava sempre! Si interessava alle mie condizioni, mi chiedeva come stesse procedendo il recupero e mi augurava buona fortuna. Anche con Lampard mi sono trovato bene, poi avendo giocato in un ruolo simile al mio mi ha aiutato molto sugli aspetti di campo".

Su come ha vissuto a Milano: "Sono stato molto sereno, mi sono divertito. La vita è molto diversa, ci sono tanti bei ristoranti e il clima è migliore. Il Milan è stata una bella esperienza, sono felice di aver vestito questa maglia".

Sulla trattativa che lo portò in rossonero: "Ho parlato a lungo con Galliani, che mi ha spiegato la situazione. Era presente quando ho firmato il contratto. Anche Fernando Torres ha spinto per il trasferimento".

Sulla difficile stagione 2014-2015 per i rossoneri: "È vero, non avevamo un Messi ma c’erano molti buoni giocatori. Menez aveva degli spunti impressionanti, il talento di Donnarumma era evidente già allora. Il più divertente era senz’altro Rami, faceva molti scherzi ai compagni".

Sui compagni in rossonero con cui legò di più: "Sono stato a lungo con de Jong e Torres, ma anche con Suso che mi ha aiutato perché sapeva parlare bene in inglese, Bonaventura invece mi ha insegnato un po’ d'italiano. Verso fine stagione arrivai anche a capirlo piuttosto bene".

Su Filippo Inzaghi, allenatore del Milan all'epoca: "Ricordo ancora il primo incontro, fu esilarante perché mi parlò in italiano e io dopo un po’ dovetti fermarlo perché non stavo capendo nulla. Ridemmo molto".

Su Silvio Berlusconi: "La prima volta arrivò a Milanello con tanta di quella sicurezza che non avevo capito fosse lui. Si stavano organizzando per l’atterraggio dell’elicottero. È una persona affascinante, carismatica, divertente. È stato anche molto onesto con me".

Sull'unico gol segnato in maglia rossonera: "È stata un'emozione incredibile, superammo la Roma 2-1. Ma anche i derby erano impressionanti, i tifosi nei giorni precedenti ci fermavano in strada per caricarci".

Sul Milan che può vincere di nuovo lo Scudetto: "Sì, ma attenzione al Napoli: è una squadra altrettanto forte e l’Ajax ne sa qualcosa".

Sul fatto di poter cambiare qualcosa nella sua carriera: "Ci sarebbero tante cose che potevano andare diversamente, ma preferisco concentrarmi sul presente. La vita va così e bisogna accettarla".

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