Quanto sei tifoso del Milan? “Tanto. Lo sono da quando ero veramente piccolo. Mio padre mi ha trasmesso la passione Milan, poi quando ero piccolo ho iniziato a giocarci, quindi sono tifosissimo da quando ero piccolo. Il primo ricordo in assoluto era il primo giorno di provino. Ho varcato i cancelli del Vismara e mi ero trovato due leggende come Paolo Maldini ed Angelo Carbone. Ma più per mio padre, lui li conosceva meglio. È stato qualcosa di incredibile”.
La prima maglia del Milan che hai avuto? “Forse me l’aveva regalata mio padre, ma non ricordo l’anno. Era senza nome, con un paio di firme. Ce l’ho appesa in camera in quadretto”.
A che età hai iniziato a giocare a pallone? “Più o meno a 5 anni nella squadra del mio paese. Da lì ho fatto un paio di anni prima di andare nel settore giovanile dell’Atalanta per un anno e mezzo. E poi varcare i cancelli del Vismara è stato un sogno”.
Milan, Bartesaghi: "Idolo da bambino? Oltre Maldini osservavo Marcelo"
—Che rapporto hai con il territorio in cui sei cresciuto? “Mi piace tantissimo, continuo a vivere lì. Ho tutto, famiglia e amici. Mi trovo veramente bene. Quando ho le giornate libere passo qualche momento di svago a passeggiare con gli amici sul lago e sto al top”.
Fai anche qualche gita in barca sul lago? “L’ho fatto poche volte, ovviamente ho pochi giorni liberi ma quando ci sono delle belle giornate e i miei amici sono liberi la prendiamo e ci facciamo un bel giretto”.
Il tuo idolo da bambino? “Oltre a Maldini osservavo Marcelo, lì iniziavo a bazzicare il calcio. Ero senza parole”.
Com’è Luka Modrić? “È una persona eccezionale, oltre che un grande calciatore. Bisogna imparare tanto da lui, sia per come si allena e sia per che persona è fuori dal campo, è una cosa molto importante. Il primo pensiero di quando l’ho visto in maglia rossonera? Quella scena lì l’ho vista con mio padre perché eravamo a casa che stavamo mangiando ed era uscita l’ufficialità. Il giorno dopo me lo sono trovato a Milanello e ha fatto un certo effetto, perché qualche anno fa non pensavo di condividere campo e spogliatoio con lui”.
C’è qualcosa che un compagno più esperto ti ha detto per aiutarti? “Ci sono varie persone che mi hanno parlato. Rafa Leão, Matteo Gabbia, Modrić …. Sono persone molto importanti nello spogliatoio. Con loro ho un bel rapporto e loro cercano sempre di aiutarmi in qualche modo, sia se le cose vanno che quando vanno male. Gabbia mi sta sempre vicino, facciamo sempre le cose insieme. È la persona con cui ho più rapporto all’interno del Milan. Rafa, quando ho fatto doppietta, oltre a regalarmi il quadro con la mia foto, è stato un bel regalo, mi ha detto che sarebbe arrivato il momento più difficile. È una cosa che ho apprezzato perché è veramente una persona top e gli voglio bene”.
"Vorrei rigiocare la finale di Youth League. Persa in modo un po' ambiguo"
—Una descrizione di mister Massimiliano Allegri? “Una parola? Simpatico e positivo. Cerca sempre di trovare il lato giusto delle cose, cerca di essere sempre positivo e lo chiede anche a noi. Dice che la negatività non porta buone cose. Non c’è bisogno di dire che è un grandissimo allenatore, lo ringrazio per quello che mi sta dando”.
C’è una partita che vorresti rigiocare? “Credo la finale di Youth League. L’anno prima eravamo arrivati in semifinale, ci eravamo impegnati veramente tanto soprattutto con mister Ignazio Abate, che è stato un allenatore molto importante per la mia carriera. Credo che sia la partita che vorrei rigiocare. C’è stato troppo lavoro dietro e l’abbiamo persa in modo un po’ ambiguo”.
Cosa ti hanno dato questi anni di Settore Giovanile nel Milan? C’è qualcosa di particolare che ti ha fatto crescere? “Direi il cammino in Under 23, da una certa prospettiva non è stato un bellissimo discorso ma come ho sempre detto i frutti del lavoro si continuano a vedere soprattutto quando le cose non vanno bene. Anche perché l’anno scorso non è stato facile, è stata una categoria nuova con un nuovo progetto. A livello di classifica non è andata bene, ma come persona sono cambiato tanto”.
Dopo la retrocessione in Serie D arrivata con la sconfitta contro la SPAL ti aspettavi che saresti arrivato dove sei adesso? “No, non me lo sarei immaginato. Ma lavoravo per quello. Quella sera lì ero veramente distrutto, non mi aspettavo di arrivare a toccare il fondo. Mi è servito ed è stata una bella lezione di vita”.
Che musica ascolti prima della partita? “Principalmente la ascolto dopo merenda, di solito verso le 17:30. È un momento in cui mi preparo mentalmente e mi focalizzo su quello che potrà succedere: la musica mi carica. Ascolto un po’ di trap italiana, un po’ di reggaeton, anche qualche francese che mettono in spogliatoio e qualche canzone mi piace”.
Cosa fai appena entri in campo? “Saluto i bambini, il segno della croce, dico una frase in modo scaramantico e poi guardo la curva che mi dà sempre quella carica in più, quell’emozione che mi dice di dare sempre qualcosa in più”.
"Il giorno della doppietta al Sassuolo è stato straordinario, con 'San Siro' che urlava il mio nome"
—Nel post-partita c’è qualcosa che comunque fai sempre? “No, magari sedermi e a mente ancora un po’ calda analizzare e rivedere la partita, mentalmente. Poi magari quando arrivo a casa la riguardo. Se so che ho fatto una grande partita cerco di guardare ancora di più il dettaglio perché sono cose che fanno la differenza”.
La partita a cui sei più legato da quando giochi in prima squadra al Milan? “Il giorno della doppietta (contro il Sassuolo, n.d.r.) il 14 dicembre. È stato un giorno straordinario. Veramente incredibile sentire il proprio nome urlato da 'San Siro'. Credo che sia una cosa unica. Quando mi chiedono com’è sentire il mio cognome a 'San Siro' faccio fatica a rispondere perché è una sensazione un po’ strana”.
Cosa ti aveva detto Bernardo Corradi in settimana? “Ci stavamo preparando per la partita e mi ha detto “Quando me lo fai un gol?”. La settimana prima a Torino avevo provato a segnare di testa ed il portiere aveva fatto una bella parata, lui mi ha preso un po’ in giro così. Però dopo gli ho dato una bella risposta (ride, n.d.r.)”.
Un messaggio per tutti i tifosi? “Dico un grazie gigantesco per tutto quello che stanno facendo, anche solo per il sostegno che ci danno partita dopo partita in qualunque modo vada. In questa stagione soprattutto si sta facendo sentire il tifo in casa ed è quella cosa che ci spinge a fare bene negli ultimi minuti, a recuperare le partite come abbiamo fatto in alcuni momenti”.
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