Milan, Albertini: “Vi racconto Atene 1994. E quel rifiuto di Desailly”

MILAN NEWS – Demetrio Albertini: “Con Desailly ho formato una diga a centrocampo. Lui non voleva giocare in difesa. Atene è stata una gioia immensa”

di Antonio Tiziano Palmieri
Demetrio Albertini

MILAN NEWSDemetrio Albertini, perno del centrocampo del Milan di Fabio Capello negli anni ‘90, ricorda con piacere la cavalcata rossonera della stagione 1993/94, che portò alle vittorie di Scudetto e Champions League (vinta in finale ad Atene contro il Barcellona per 4-0) Ecco le parole di Albertini.

Sui grandi gol segnati nella stagione 1993/94

“Porto tutti e tre i gol dentro al cuore. Non essendo stato un grande bomber ma un assist-man, non ne scarto nessuno. Ho fatto dei bei gol. Con il Napoli è stato un gol che mi ha dato la consapevolezza di poter tirare le punizioni sopra la barriera. Era uno degli ultimi minuti e fu la prima partita di Desailly con cui poi feci coppia fissa”.

Sull’arrivo di Desailly e su come cambiò il Milan

“Sicuramente il Milan cambiò perché le caratteristiche di Desailly erano diverse da quelle di Boban. Marcel è stato un difensore adattato molto bene al ruolo di centrocampista, probabilmente meno bravo ad impostare ma con cui ho formato una diga importante che è riuscita a contribuire alla vittoria del campionato e Champions League. Ricordo anche nella finale di Atene del 94’, Marcel non volle giocare in difesa ma a centrocampo. Riuscimmo a dimostrare che nonostante fossimo due giocatori relativamente fantasiosi, eravamo capaci di dare equilibrio e ordine alla squadra”.

Sull’amichevole di Firenze

“In uno spogliatoio, si sa, si dicono le cose senza veli e parlando in modo chiaro specialmente in una squadra fatta di grandi persone oltre che campioni. Mi ricordo che Marcel non voleva assolutamente giocare difensore e alla fine abbiamo perso l’amichevole perché volontariamente non marcava i giocatori avversari per dimostrare che non poteva o non voleva giocare in difesa. Una sorta di minaccia velata (ride, ndr). Marcel ha sempre detto che per giocare difensore al Milan bisognava pensare molto e non voleva, in questo senso, sbagliare i movimenti rispetto agli altri grandi difensori del Milan”.

Sul centrocampo rossonero

“Potevamo essere quattro centrocampisti centrali adattati ad un modulo che diventava di grande qualità. Donadoni aveva cominciato sulla fascia ma successivamente poteva anche collocarsi al centro, Boban al centro non trovava il suo ruolo naturale ma riusciva a dare grandissima qualità e equilibrio. Alla fine risultavamo un 4-2-4 con due centrocampisti centrali con grande propensione al dribbling e velocità che in quegli anni non aveva nessuna squadra. Se poi arrivavano Maldini o Tassotti si attaccava in cinque e io e Marcel eravamo la diga che aiutava in copertura”.

Sul ricordo della finale di Atene

“La gioia è stata immensa. La preparazione della partita è stata vinta nel momento in cui, per la prima volta, siamo stati considerati sfavoriti perché mancavano i due difensori centrali. Quando vedemmo Cruijff con la coppa sui giornali alla mattina della partita, ci diede una carica per farci capire che quella partita non l’avremmo mai persa. L’altro ricordo fu quando entrammo in campo e vedendo la statura degli altri giocatori, tutti molto bassi, ci dicemmo che minimo la dovevano soffrire sul piano fisico. Eravamo carichi al massimo e una partita del genere l’avevamo preparata nei minimi dettagli”.

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