Maldini: “La mia storia è il Milan. Ruolo di dirigente? Vi racconto”

Paolo Maldini è intervenuto in diretta Instagram con l’amico ed ex compagno Christian ‘Bobo’ Vieri. Di seguito ecco le dichiarazioni del dirigente del Milan

di Giacomo Giuffrida, @GG_Giuffrida
Paolo Maldini Milan

NEWS MILAN – Verità senza particolari filtri. Grazie alle dirette Instagram, molti calciatori, dirigenti e allenatori stanno ricordando e raccontando retroscena storici, oltre che discutere della propria quotidianità. Oggi ‘intervista’ per Paolo Maldini nel corso di una diretta Instagram di Christian ‘Bobo’ Vieri.

Maldini sulla ripresa del campionato: “Deve provare a riprendere e finire questa stagione. Se non si finisse, sarebbe un disastro. Molti non pagherebbero, i club fallirebbero. Bisogna provare, ma la priorità è la salute. Ci sarà un inizio in tutto, se ci saranno le condizioni, è giusto che ci si provi. Se arriva un giocatore positivo… Potrebbe sembrare presto a maggio, ma i protocolli di allenamento sarebbero rigidi. Allenamenti con distanze, senza nessuno da fuori, sarebbe solo allenamento atletico”.

“La federazione ha detto che bisogna finire, la priorità resta la salute, se il governo darà l’ok la federazione e la Lega faranno un calendario, restano 12 giornate, coppa Italia, sarebbe un finale compresso, ma è l’unica maniera per finire ed evitare lettere, reclami e proteste. Cominciare a luglio sarebbe difficile, bisogna finire entro prima settimana di agosto e poi finire Champions League. E iniziare a fine settembre la nuova stagione. Se non si forza, non si riparte più. E il danno economico sarà enorme”.

L’accusa a Bobo Vieri: “Mi hai rotto il naso nel 2005. Dopo che sono uscito io, ha fatto gol Inzaghi su assist di Rui Costa. Bobo non ricordi niente (ride, ndr)”.

Su Van Basten e il Milan di Sacchi, che vinceva solo per la difesa: “Tutti hanno ragione, difesa e attacco. Il segreto era l’allenatore visionario, giocatori fantastici e le due fasi fatte dagli 11 giocatori. Grande attenzione in difesa, difficile trovarci impreparati, ma anche portare 8 uomini avanti. Allenamenti mirati a difendersi insieme, e attaccare ogni volta che avevi spazio. Avversari chiusi, spazio difficile da trovare. In difficoltà contro squadre molto chiuse, sofferto con la Stella Rossa, ci avevano studiato, ci hanno dato la palla al calcio d’inizio e si sono chiusi dietro”.

Esperienza lontano dal Milan: “Pensando a quello che è successo, 25 anni di carriera, quanto ho vinto, direi di no. Sono milanese, milanista, la storia di mio padre è una storia grandissima, primo capitano ad alzare la Champions. I miei figli hanno giocato qui. Storia talmente bella. Io mi sono realizzato come calciatore, uomo e tutto qui. Non avrei potuto sognare una carriera migliore. Nei momenti di crisi… Per andar via dovevo volere io andare via e la società che mi voleva vendere, e nessuna delle due si è verificata”.

Fare il dirigente in una squadra con il figlio che si allena: “Non è facile, ma nella mia vita sono successe cose simili. Ho avuto mio papà allenatore. Fare un Mondiale con l’Italia. Capitano nel Milan e papà Cesare era all’Under-21. Daniel era in Primavera, Giampaolo lo ha messo in Prima squadra e Pioli l’ha fatto esordire. Tutte le volte che mio papà mi parlava, a me dava fastidio. E lo stesso succede a Daniel. Se lui mi chiede? Giusto farli sbagliare, sono iper critico con i miei figli, non è facile. Poi c’è il ruolo istituzionale, c’è l’allenatore”

Il ruolo da direttore dell’area sportiva del Milan: “Il primo anno è stata un’esperienza bellissima, senza Leonardo mi sono sentito solo e non in grado di fare tutto. Da quando sono a capo della dirigenza sportiva, mi sono sentito a mio agio. Ci vuole esperienza, normale, ma avendo sempre vissuto all’interno del mondo, viene tutto naturale. Ho sempre curato il rapporto con le persone. Non ho finito le scuole, ho avuto fortuna nella vita, a 18 anni ho studiato le cose che avevo lasciato, come l’inglese. Lingua fondamentale”.

L’astinenza da calcio giocato: “Se mi manca giocare? Sinceramente no, ho smesso a 41 anni. L’estate che ho smesso, il giorno del ritiro ho detto, non mi chiamano? Allora lì un po’ ho sofferto, ero a Miami. Alla seconda partita c’era il derby, avevo una voglia di giocare. Anche contro il Barcellona. Poi non mi è più successo. Esordio a 16 anni, poi stavo male. Ho dei polpacci che sono stecchini, mi vergogno. La tensione pre-gara è la più bella, prima la soffrivo e ora mi manca tantissimo. Ho giocato con squadre ‘divertenti’, tra nazionale e Milan. Una risata continua. Eravamo al top della professionalità, ma non ci negava di divertirci come pazzi”.

La partita che ti ha fatto più male?: “Con Boban e Massara gli ho detto.. Sono il giocatore più perdente della storia. Ho vinto tantissimo, 5 Champions, ma ho perso 3 finali di Champions, una di Supercoppa Europa, 3 intercontinentali, 1 finale Mondiale, Europeo e altro ancora. Ho vinto tanto, ma ho perso tante finali, fanno parte del gioco. Ho accettato tutto. Brutto contro il Marsiglia quando siamo usciti dal campo ma ad un comportamento non giusto, nonostante la confusione”.

Sul calcio in generale: “Pensi al gruppo, non a te stesso. Integrazione, perché ci sono ragazzi di ogni nazione. Impari tantissimo dall’esperienza calcistica, fortunati per i risultati e i livelli raggiunti… Ai miei figli dico che tutti hanno fatto fatica, anche Messi, Zidane o Maradona”.

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