Malagò: “Fermarsi per ripartire: questo ci cambierà. Ma lo sport andrà aiutato”

Malagò: “Fermarsi per ripartire: questo ci cambierà. Ma lo sport andrà aiutato”

Giovanni Malagò, Presidente del CONI, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’: tutte le sue dichiarazioni integrali

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Giovanni Malagò CONI

NEWS SERIE AGiovanni Malagò, Presidente del CONI, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista a ‘La Gazzetta dello Sport‘ in edicola. Queste le dichiarazioni integrali di Malagò:

Su quando ha fatto sport per l’ultima volta: «Sabato, all’ora di pranzo».

Sulla disciplina fatta: «Sono stato in palestra al circolo per preparare una partita del torneo sociale di calcio a 5. Nella squadra avversaria avrebbe giocato Roberto Mancini … Tutto cancellato».

Sull’emergenza coronavirus che sta togliendo la pratica sportiva alla gente: «Abituarsi a questa assenza è un problema per tanti. Ma questo è marginale, ed è persino riduttiva questa parola rispetto a quello che stiamo vivendo. Proviamo quasi vergogna a occuparci di tutto questo. Ora ci sono altre emergenze, altri problemi, altre situazioni, e ci sono da rispettare tutte le indicazioni che possono aiutare a fermare il virus. Poi, certo, possiamo aiutare la gente a vivere meglio in questo periodo. Penso per esempio a una campagna che possa invitare la gente a fare attività fisica nelle proprie case».

Su come è cambiata la vita di Malagò in questi giorni: «È stata stravolta. Su 15 appuntamenti, oggi ne sono saltati 13. Sono rimasti solo quelli con persone che lavorano in questo palazzo naturalmente rispettando tutte le norme di sicurezza. Domani, invece, nulla. Neanche uno è rimasto. La vede questa cartellina? Era sempre piena di inviti per eventi, presentazioni, convegni. Tutto annullato. Al tempo stesso ci sono tanti che scrivono, tante richieste di aiuto, tantissimi problemi da affrontare».

Su quando ha afferrato la portata della tragedia coronavirus che stiamo vivendo: «Ho due figlie. Una vive a Dubai e un giorno mi ha detto “papà che succede? Questo è un bollettino di guerra”. L’altra, che è a Roma ed è incinta di otto mesi, era preoccupata e mi ha pregato di stare attento al nonno. Un anno fa, mio padre è stato salvato proprio grazie alla terapia intensiva e ai medici dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. Ecco, queste situazioni mi hanno aiutato a capire la portata di ciò che sta accadendo».

Sullo stop alla Serie A per l’emergenza coronavirus: «Sì, ma io non voglio partire dal calcio di Serie A. Io posso raccontarvi quello che è successo domenica quando ho scaricato tre batterie del cellulare per rispondere a tutte le telefonate dei presidenti federali degli sport di squadre. Che facciamo? Ci fermiamo? Ci sono stati sport, vedi pallavolo, che a livello femminile si sono fermati e a livello maschile hanno giocato. O altri che a seconda della categoria, hanno fatto scelte diverse. Ho detto “signori, non è possibile”. Bisogna fare una sola scelta. E farla insieme».

Sulla strategia di fermare tutto: «Ma non è stata una scelta calata dall’alto. E non era una scelta fatta solo per il calcio. Dopo il Decreto di Conte sono arrivate le ordinanze delle regioni. In qualche caso in contraddizione con il DPCM? Per tutto questo abbiamo chiesto al governo un’indicazione univoca. E poi ci voleva una manleva, qualcosa che avallasse la scelta sportiva. Cosa che è arrivata con il decreto».

Sulle eventuali discussioni con Giuseppe Conte e Vincenzo Spadafora: «Hanno convenuto con questa esigenza. E si sono dimostrati sensibili anche rispetto alla necessità di rispettare gli impegni internazionali delle nostre squadre».

Sull’emergenza coronavirus e il mondo del calcio che potrà cambiare: «Certo che cambierà. Questa cosa provocherà nella coscienza delle persone una convinzione: ci sono cose più importanti del calcio».

Sul campionato di Serie A che rischia di non finire: «Si deve procedere per gradi. In questo momento non si possono dare delle risposte, sicuri di quello che accadrà tra qualche settimana».

Sulla possibilità di allenarsi per gli atleti di vertice, che, però, nel calcio possono non rispettare il metro di distanza tra le persone: «Come faranno, per fare un esempio, rugbisti e judoka in questo periodo. Troveranno dei modi per allenarsi, dall’attività aerobica al lavoro tecnico, il tutto con la presenza quotidiana del medico sociale».

Sul possibile rinvio degli Europei: «Non intervengo certo nelle decisioni che spettano alle federazioni internazionali e tantomeno quelle di un singolo sport. Posso solo dire che credo si stia cercando di prendere del tempo. E anch’io faccio il tifo perché le cose possano cambiare in meglio».

Sulle Olimpiadi: «Le Olimpiadi non sono la cosa più importante, ma si tratta di un evento simbolicamente molto significativo. Sarebbe bello se fossero un vero spartiacque, se dimostrassero che il mondo può ripartire. Il CIO lavora per questo».

Sulle qualificazioni olimpiche in alto mare: «Il problema più grande. Anche perché la cancellazione delle gare non riguarda solo chi deve qualificarsi. Anche chi è qualificato: perché una cosa è gareggiare da primo nel ranking della tua disciplina, una cosa da dodicesimo…».

Sul fatto se ha sentito gli atleti che si preparano per Tokyo: «Tantissimi. Chiedono consigli, suggerimenti. Siamo riusciti a far partire Vanessa Ferrari e Lara Mori per Baku alla ricerca del pass olimpico per la ginnastica, Federica Pellegrini mi ha mandato un whatsapp domenica. Riesco a gareggiare a Marsiglia. Ma il giorno dopo me ne ha inviato un altro. C’era scritto: come non detto».

Sull’eventuale aiuto del Governo allo sport italiano: «Ci sono centomila società sportive in Italia, centomila società, che hanno dei costi fissi, la segreteria, l’affitto dell’impianto… Se non teniamo in vita tutto questo, quando potremo ripartire lo sport italiano sarà spacciato. Ma il governo percepisce l’importanza del nostro comparto».

Sugli sportivi che possono aiutare chi sta peggio: «Sarebbe un bel segnale, anche se io non posso entrare in questo discorso. Ma io sono convinto che questo accadrà». Emerge, intanto, una clamorosa indiscrezione sulla possibilità che il Milan venga ceduto da qui a breve. Per conoscere tutti i dettagli, continua a leggere >>>

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