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INTERVISTE

Leao: “Vogliamo vincere il derby. Ibra fratello maggiore. Su Pioli …”

L'intervista di Rafael Leao (attaccante AC Milan) ai microfoni di 'Repubblica' | Milan News (Getty Images)

Rafael Leao, attaccante del Milan, ha rilasciato una lunga intervista a 'Repubblica'. Le sue dichiarazioni alla vigilia del derby di Milano

Daniele Triolo

Rafael Leao, attaccante del Milan, ha parlato in esclusiva ai microfoni di 'Repubblica' oggi in edicola. Queste le sue dichiarazioni più importanti.

Sul derby dove il Milan arriva da capolista a +7 sull'Inter: "Ricordo l'atmosfera unica del primo che ho giocato, peccato per la sconfitta, e quello vinto col mio assist a Ibra, peccato che non ci fosse il pubblico. Ora vogliamo vincere davanti ai tifosi".

Sul derby che può valere un pezzo di Scudetto: "È presto: l'ultimo se lo è preso l'Inter, va rispettata. Ma un derby è un derby, vincerlo è importante".

Sui derby di Lisbona: "Sporting-Benfica era la stessa cosa grande. I due stadi sono vicini, i tifosi lo aspettano, i giocatori sono pronti alla battaglia".

Sul sogno di giocare in Champions League: "Lo era, fin da piccolo, e l'ho realizzato con il Milan, la squadra delle 7 Coppe dei Campioni e di Ricardo Kaká, Clarence Seedorf e Andrea Pirlo, che ammiravo, come Barcellona e Manchester United. Sono felice".

Sulla possibilità che il Milan esca subito dal girone di Champions: "Mancano due partite, due finali. Un punto in classifica è poco, meritavamo di più".

Su Zlatan Ibrahimović: "La fiducia in noi stessi, la mentalità sono fondamentali per il successo, che uno sia calciatore o cantante. Zlatan è un fratello maggiore, gli sto sempre vicino. Lui sa che posso fare la differenza con i piedi, ma mi mostra che l'importante è la testa, restare sempre concentrato".

Sui suoi punti di riferimento per non sbagliare strada: "Stefano Pioli, un allenatore esigente. Paolo Maldini, un idolo che parla con semplicità perché ognuno di noi dia il meglio. E Ibra, un esempio per il passato e per il presente: l'età per lui è un numero".

Sul Milan giovane e dal gioco nuovo: "Ha il senso di libertà che l'allenatore ci insegna: siete giovani ma maturi in campo, ci dice, godetevi la gioventù ma onorate questa maglia".

Su Leao re del dribbling in Serie A: "È una fase importante del gioco. Sento la fiducia dei compagni che mi danno la palla, dribblo per ritrovarmi davanti alla porta e fare l'assist o il gol".

Sul calcio italiano: "La prima stagione venivo dalla Francia, il calcio italiano era un po' difensivo. Ma ora la Serie A, con tanti giovani di valore è al livello della Premier o quasi".

Sul suo istinto in fase offensiva: "A volte la mia testa non so che cosa fa: magari davanti alla porta sbaglio gol facili o magari ne dribblo due o tre e segno come in strada, mi viene naturale".

Sul fatto di sentirsi un predestinato: "Dio mi ha regalato il talento, la cosa più rara. Ma poi ci sono i sacrifici, il lavoro duro. A calcio non si gioca da soli. Ho un talento da coltivare".

Sul suo debutto con il Portogallo al posto di Cristiano Ronaldo: "Aspettavo la Nazionale da tanto, mi mancava: nel Milan sto dimostrando quello che posso fare. Cristiano è un campione che si mette a disposizione dei giovani".

Sulla possibilità che vada ai Mondiali: "Sono epoche diverse, ma certo oggi il Portogallo ha giocatori incredibili: il Mondiale non è impossibile, anche se ci sono altre grandi Nazionali".

Sul suo ruolo preferito: "A sinistra posso puntare l'avversario, c'è più spazio. Da centravanti devi tenere palla, da solo è più difficile. Nel 4-4-2, con un'altra punta, ti muovi di più. Ma davvero gioco dove serve".

Sul fatto che possa fare il rapper dopo il calciatore: "Il rapper forse sì o forse no, vedremo: manca ancora un sacco di tempo, no? Per ora è un hobby. Non faccio musica per i concerti, ma per tirare fuori quello che ho dentro". Milan, a gennaio un centravanti dalla Serie A? Le ultime >>>

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