Lapadula: “Sarei rimasto una vita al Milan. Ma non si capivano i progetti”

Gianluca Lapadula si racconta senza filtri su Instagram. Ecco l’intervista integrale in cui ricorda l’esperienza al Milan, l’addio e cosa non è funzionato

di Giacomo Giuffrida, @GG_Giuffrida
Gianluca Lapadula AC Milan

ULTIME NEWSGianluca Lapadula, attaccante del Lecce, si è raccontato senza filtri in una lunghissima intervista sul canale Instagram del giornalista Nicolò Schira. Ecco tutte le dichiarazioni rilasciate dall’ex centravanti del Milan.

CORONAVIRUS – “Sono giorni difficili, siamo rinchiusi in casa a Lecce. Sono con mia moglie Alessia e le tre bambine. Mi sono costruito una sala giochi con il Ping pong. Di mattina mi alleno, mentre il pomeriggio aiuto le bimbe con i compiti e gioco con loro. Corrono, colorano e smontano la casa: è più complicato star dietro loro che a certi difensori. La sera invece ci svaghiamo un po’ davanti alla TV. Ultimamente abbiamo visto Harry Potter e stiamo per iniziare Freud su Netflix”.

GOL PIÙ BELLO – “Col Pescara quello all’Entella: lancio di Bruno, il feci una torsione incedibile per anticipare Iacobucci, è stato il più difficile. Le rovesciate me le sentivo: ci provavo e la palla finiva all’incrocio. Sono molto legato anche al primo contro il Milan a Palermo“.

MILAN – “Dopo i 30 gol di Pescara mi cercano Napoli, Lazio e Genoa, ma un giorno spunta il Milan che chiude l’operazione in 24 ore. Non c’è stato bisogno che mi convincessero. Il giorno prima della firma con il Genoa, chiamò Berlusconi e scelsi il Milan. Ero l’uomo più felice del mondo. Non potevo dire di no ai rossoneri. Il Milan per me è stato il coronamento di un sogno e di una scalata molto lunga partita dal basso. È stato bellissimo giocare a San Siro, i tifosi mi hanno sempre sostenuto. Ho avuto un rapporto speciale con il pubblico rossonero. Vincemmo la Supercoppa contro la Juve a Doha con il rigore di Pasalic e ci qualificammo all’Europa League”.

LA MAGLIA NUMERO 9 DEL MILAN – “Non sono scaramantico e non credo alle maledizioni. Indossare quella maglia è un grosso peso per tutti. Non credo alle dicerie e personalmente – al netto di qualche infortunio – ho avuto una buona media gol in rapporto ai minuti giocati (una rete ogni 124 minuti, ndr)”.

DONNARUMMA – “Gigio è un ragazzo d’oro, umile e con la testa sulle spalle. Diventerà il numero uno al mondo, ma già adesso è un grandissimo rapporto. Al Milan avevamo un ottimo rapporto e gli auguro il meglio. Ci siamo anche scambiati la maglia”.

SPOGLIATOIO MILAN – “I più vivaci? Io e Luca Antonelli eravamo una bella coppia, martellavamo tutti”.

ADDIO MILAN – “Io sarei rimasto una vita al Milan, ma ci fu un cambio societario e i nuovi dirigenti non si capiva bene che progetti avessero. Io non rientravo nei piani e c’era il Genoa che mi voleva fortemente, sopratutto Juric che considero un grande allenatore come sta dimostrando a Verona. All’epoca Ventura mi aveva chiamato in nazionale e avevo bisogno di giocare. Così accettai l’offerta del Genoa, seppur a malincuore visto il legame che si era creato col Milan in pochi mesi. Io sarei rimasto una vita al Milan“.

BERLUSCONI– “Sono stato l’ultimo colpo di mercato della sua gestione. L’ho vissuto poco perché venne solo una volta a vederci prima del derby finito 2-2, visto che stava vendendo il club. Il suo Milan però era organizzatissimo a tutti i livelli e si respirava il clima di una grande famiglia a Milanello”.

GAVETTA – “Ho iniziato subito a giocare a 5 anni, ma facevo il portiere come mio papà. Ero un gatto tra i pali, ma ho fatto bene a spostarmi davanti. A 12-13 anni invece ero un mediano spacca-caviglie. Fino a 20 anni facevo l’esterno offensivo, finché a San Marino c’è stata la svolta. Anche nei momenti bui e in cui giocavo poco non mi sono mai scoraggiato e arreso. Ho sempre preso tutto in maniera solare e con gioia, il calcio è la mia passione e perciò non ho mai pensato di non farcela e di poter fallire l’obiettivo di arrivare in Serie A”.

PETRONE – “Mister Mario Petrone è stato il primo a schierarmi da attaccante puro. Quell’anno a San Marino abbiamo conquistato la promozione in C1 e ho fatto 24 gol. È merito suo se faccio l’attaccante”.

AVVERSARIO PIÙ DURO – “Direi Chiellini per forza fisica e concentrazione, fortissimo sull’uomo. Il più tosto tra quelli affrontati è Chiello”.

TERAMO – “Annata magica quella 2014/15. L’artefice del mio passaggio in biancorosso fu il direttore Marcello Di Giuseppe, eravamo una grande famiglia. Peccato per l’epilogo della promozione tolta a tavolino. Ho lasciato lì tanti amici e ogni tanto ci torno. La coppia con Donnarumma fu fantastica in campo, visto che segnammo 45 gol in due, ma sopratutto fuori. Stavamo sempre insieme con le nostre compagne e i bambini: eravamo una grande famiglia allargata. Tra l’altro Alfredo l’ho sentito proprio ieri: gli ho mandato un selfie da casa in cui indossavo la sua maglia”.

MATRIMONIO – “Feci la proposta ad Alessio allo stadio l’ultima giornata di campionato, era Teramo-Ascoli. Ero tranquillo e carico, un po’ meno quando presi il microfono davanti a tutti. Pensa se diceva no davanti a tutta quella gente…”.

PESCARA – “Dopo Teramo mi cercava mezza Serie B, ma fu bravo il presidente Sebastiani a convincermi. Il giorno dell’incontro si presentò con la maglia numero 10 del Pescara e mi disse “Questa è tua”. Sentivo la responsabilità e tutto ciò mi galvanizzava. È stato il primo anno in cui ho fatto la prima punta, mi sono riscoperto con gol che avevo nelle corde ma così tanti consecutivi non me lo immaginavo. C’erano Caprari, Torreira, Mandragora e Memushaj: tanta qualità. Eravamo un bel gruppo e nonostante un ciclo di 5-6 gare senza vincere riuscimmo a rilanciarci in chiave playoff dove trionfammo. Fu una stagione incedibile e speciale”.

COMPAGNO PIÙ FORTE – “Pepito Rossi al Genoa. Ragazzo d’oro e talento straordinario, in campo col pallone faceva cose uniche e pazzesche, giocate da PlayStation”.

SCELTA LECCE – “In estate avevo due-tre offerte, ma Lecce è quella che mi ha convinto di più per tanti aspetti: il progetto della società, la presenza di un allenatore bravo come Liverani e quella di un gruppo di giocatori. Lecce l’ho scelta subito: sapevo che c’era un bellissimo ambiente. Una piazza che vive di calcio e che consideravo l’ideale per me in quel momento”.

DOPPIETTA AL NAPOLI – “Una vittoria bella ed emozionante su un campo difficilissimo, abbiamo ottenuto tre punti fondamentali. Una doppietta al San Paolo è sempre speciale, poi a inizio secondo tempo avevamo preso gol e il Napoli attaccava per ribaltare la gara. Siamo riusciti a vincere sfruttando al meglio le nostre caratteristiche, un successo pesante giocando da grande squadra”.

COMPAGNO PIÙ PAZZO – “Tabanelli. Avevamo giocato a Cesena insieme e a Lecce le risate con lui sono raddoppiate”.

IDOLO – “Del Piero, per il campione che era dentro e fuori dal campo”.

PIANOFORTE – “La serata che ho suonato in pubblico alla Domenica Sportiva stavo sudando in maniera incredibile. Ho comprato anche una pianola qui a Lecce per avvicinare le bambine alla musica. Non sono un gran maestro però, ma ci diletto. Playlist? Non ho una canzone preferita, ultimamente sto ascoltando tanto Jimmy Sax che ritengo un gran musicista”.

STRISCIONE PESCARA – “Me lo ricordo ancora, ‘Vi si incula Lapadula’, come dimenticarlo (risata, ndr)”.

CALCIO TENNIS – “In Sardegna giocavamo io e Miguel Veloso contro i milanesi Andrea Conti e Roberto Gagliardini. Loro dicono che vincevano sempre? Mi sa che devono contare meglio i punti…”.

TIFOSERIA PIÙ CALDA – “Qui a Lecce c’è un entusiasmo fuori dal comune dopo i tanti anni di sofferenza in Lega Pro. Cantano dal primo al novantesimo, per noi una tifoseria del genere fa la differenza. Anche in giro per la città non fanno mai mancare il loro sostegno”.

SPOLLI – “El Flaco è alto due metri, in allenamento ci menavamo sempre. Abbiamo un ottimo rapporto. Nick la scarpata la lasciava ogni tanto andare nelle partitelle”.

LIVERANI– “È super preparato in campo e porta avanti le sue idee da leader. Nel nostro modo di approcciare le partite c’è molto del suo. Farà una grande carriera”.

TATUAGGI – “Tutti quelli che ho hanno un significato speciale. Ne ho 5, i più importanti? Le rose sul braccio che rappresentano le donne della mia vita: mia mamma, mia sorella, mia moglie e le mie bimbe. Molto bello anche quello di Breveheart”.

TORREIRA – “Aveva grandissima qualità abbinata a un grandissimo temperamento. Non mi meraviglia vederlo protagonista in Premier League con l’Arsenal. Lui e Mandragora erano giovanissimi, ma veramente bravi”.

LOOK – “Ne ho cambiati tantissimi. A breve potrei riprendere la macchinetta a tagliarmeli di nuovo. Ci sto pensando a dare una spuntata ai capelli. Tante volte sono stato conciato male, la follia fa parte di me. Il peggiore? La rasata a zero. Il baffetto? Mi piace, anche se potrei tagliare anche quello”.

IN CUCINA – “Sono un buon consumatore: amo gli arrosticini e i pasticciotti. Tra i fornelli lasciamo stare, però sono bravissimo a sparecchiare…”.

VIVARINI – “Abbiamo un rapporto ormai familiare, ormai passiamo sempre il Capodanno insieme. È preparatissimo e sa instaurare un gran rapporto con i suoi giocatori, è il più forte che ho visto in questi anni. Merita di allenare in categorie superiori”.

RAPPORTO COI TIFOSI – “Sono come vi vedete, sempre schietto e senza filtro. Do sempre tutto e mi fa piacere che la gente i tifosi apprezzano il mio modo di essere, sarà per questo si crea un grande feeling con tutte le tifoserie”.

SPESA – “Vado a farla io, anche se ogni volta c’è sempre qualcosa che manca…”.

ODDO – “Giocavamo all’attacco. Col mister a Pescara è stata bellissima annata. C’era un grande clima, aveva uno staff super preparato. Mi lega a lui il ricordo di un’annata meravigliosa”.

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