Gullit: “In Italia ho ricordi meravigliosi. Milan? Ecco qualche aneddoto”

MILAN NEWS – In una intervista pubblicata oggi pomeriggio dal club rossonero, Ruud Gullit ha ripercorso i suoi anni in cui ha giocato al Milan

di Alessio Roccio, @Roccio92
Ruud Gullit Como Milan 1988

MILAN NEWS – In una intervista pubblicata oggi pomeriggio dal club rossonero, Ruud Gullit ha ripercorso i suoi anni in cui ha giocato al Milan.

“Io volevo solo giocare a calcio – inizia l’ex attaccante olandese -. Ciò che non riuscivano a capire era che non mi importava dove, che fosse la Juventus o il Brescia o il Real Madrid, io ero sempre lo stesso, volevo solo divertirmi. Faceva parte di chi ero. Non solo giocare bene, ma anche lavorare sodo. Quando giocammo contro il Real Madrid fuori casa per la prima volta, ero sempre in stanza con Carlo Ancelotti e la mattina della partita si mise in fondo al mio letto, mi svegliai e mi disse: ‘Ti ho visto dormire come un bebè tutta la notte, come puoi dormire quando affrontiamo il Real Madrid? Io non ho chiuso occhio e ti vedevo dormire’ (ride ndr). Gli risposi: ‘Carlo perché ti preoccupi? Siamo molto più forti. Lasciami in pace’. Ma quando scesi dal pullman, ho iniziato ad immaginarmi la partita e a giocarla nella mia testa. Quello che immagini è quello che hai nella testa”.

“Il primo anno eravamo sul pullman del tour e abbiamo implorato Sacchi di comprare Rijkaard. Era il pezzo mancante del puzzle per avere il centrocampo perfetto. Con lui e Ancelotti non passava nessuno”, ha svelato Gullit.

“L’italiano è la lingua più bella al mondo, era bellissimo e facile da imparare. Gli italiani amano tutto che ha a che fare con la bellezza: auto, donne, moda, orologi, vacanze, cibo, tutto! E’ un posto fantastico in cui vivere, un Paese bellissimo e un bellissimo popolo. Ho ricordi meravigliosi dei miei anni in Italia”.

“La seconda stagione al Milan non sentivo la pressione perché fui infortunato per gran parte del tempo. Ero appena rientrato da un problema alla cartilagine del ginocchio e il giorno della sfida contro il Bayern Monaco il chirurgo mi diede l’ok ad allenarmi in gruppo. Ero stato fuori 4-5 mesi. Solo allenamenti fino al giorno della finale che giocai. Sbagliai anche un paio di gol. Non giocai malissimo dopotutto”.

“Ogni anno era sempre più difficile giocare, perché gli avversari ti conoscevano. Di fatti contro il Benfica vincemmo solo 1-0. Incredibile la loro storia riguardante la maledizione delle finali perse (ride ndr). Vincere la Coppa dalle grandi orecchie è un’emozione incredibile, è il traguardo più importante, Tutto il mondo ti osserva. E’ stato bellissimo”.

Su Berlusconi: “Ha avuto un ruolo importante in tuto questo. Veniva a trovare la squadra quasi tutte le settimane. Ha avuto una grande influenza su di noi”.

Questa invece la lunga intervista uscita oggi sul ‘Messaggero veneto’ di Adriano Galliani>>>

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