Milan, Scaroni: “Il nuovo stadio sarà il più bello d’Europa. Lo facciamo insieme all’Inter perché …”
Su Rafael Leão che ha parlato di 'questione di vita o morte' e di prendere il derby 'sul personale': «Ai miei tempi non c’era nemmeno bisogno di certi richiami. Da una parte avevamo Paolo Maldini, Franco Baresi, Alessandro Costacurta. Dall’altra c’erano Giuseppe Bergomi, Riccardo Ferri, Nicola Berti, solo per citarne alcuni. Non era gente a cui occorreva spiegare il significato del derby con dichiarazioni pubbliche. Oggi, con tanti stranieri in più e rose che cambiano più spesso, credo Leão abbia voluto avvisare i compagni, soprattutto gli ultimi arrivati, sull’importanza di una partita così. Rafa è al Milan ormai da quasi sette anni e giustamente ha parlato da veterano».
Sul consiglio che ha dato di non uscire la sera, vista la settimana speciale: «Vabbè, quello per un professionista dovrebbe essere la base sempre, non solamente nei giorni che precedono il derby (ride n.d.r.). Forse Leão non ha usato tutte le parole nel modo giusto, ma condivido il suo messaggio di fondo: in un derby porti in campo il senso di appartenenza, la storia di un club, anche di chi c’era prima di te con quella maglia».
Sulla settimana che porta al derby Milan-Inter: «Se è particolare? Per me in allenamento non lo era, proprio perché un professionista, anche per rispetto dell’allenatore e dei compagni, mantiene sempre certi standard, di settimana in settimana. Ciò che realmente è differente è il contorno. I tifosi, la città. Lo avverti».
"Campionato riaperto se vince il Milan? Per me no. Ma io ho vinto uno Scudetto da - 7 ..."
—Sulla preparazione speciale per il derby: «Se parliamo di sedute a Milanello e tattica, non penso proprio che Massimiliano Allegri tratti il derby in modo diverso da come, per esempio, ha fatto la scorsa settimana prima della Cremonese. O di come farà prima di incontrare Napoli e Juventus. Milan-Inter è sempre un incontro di calcio con ventidue uomini in campo. Il di più, piuttosto, è sul lato emozionale, perché è una partita di sentimento».
Sull'eventuale campionato riaperto in caso di vittoria del Milan: «Per me no, perché sette punti da recuperare sarebbero comunque tanti, specialmente con questa Inter che viaggia a mille in Serie A. Però, ecco, i nerazzurri dovrebbero poi stare attenti a non fare scivoloni. E nel calcio mai dire mai: io ho vinto uno Scudetto da -7 a sette giornate dalla fine nel 1998-99, rimontando su di una grande Lazio. Noi le vincemmo tutte, loro ne persero due di fila con Roma e Juventus, e poi alla penultima giornata facemmo il sorpasso decisivo».
Sul suo ultimo gol nel derby, in un Milan-Inter 2-2 dell'8 novembre 1998: «Bei tempi (ride n.d.r.). I derby di una volta, come ho detto, erano diversi, con tanti italiani sentivi la sana rivalità in campo».
Sull'imprevedibilità dei risultati nei derby: «Assolutamente. Prendiamo gli ultimi sei derby: il Milan si è presentato praticamente sempre con gli sfavori del pronostico, ma ne ha vinti quattro e pareggiati due. Il derby sfugge alle normali logiche di classifica».
Sul Milan di Allegri secondo pur avendo gli stessi punti del Napoli di Antonio Conte, l'anno passato, dopo 27 giornate o del Milan di Stefano Pioli nell'anno dello Scudetto: «Allegri ha saputo dare una certa consapevolezza alla squadra, oltre a solidità tattica e mentale. Mi incuriosisce, però, un aspetto: il Milan fa molto meglio nei secondi tempi che nei primi 45 minuti».
"Pulisic non segna più? Succede agli attaccanti. Non mi preoccuperei"
—Sul Milan che fa meglio nei secondi tempi anziché nei primi: «Da fuori non saprei dirlo. Di sicuro è questione anche di mentalità vincente: non può essere un caso che i rossoneri trovino spesso gol nei finali di gara, come successo pure domenica a Cremona».
Sul modulo che Allegri utilizza per il Milan, 3-5-2, e non se non sarebbe meglio passare al 4-3-3: «Non mi va di giudicare dall’esterno il lavoro di un professionista come Max. Si sapeva fin dal principio che la sua prima missione sarebbe stata ritrovare un certo equilibrio e credo proprio ci sia riuscito. Poi non ne farei nemmeno una questione di moduli, bensì di interpretazione dei ruoli e caratteristiche dei calciatori. Adesso si parla di 4-3-3, ma il Milan gioca con il 3-5-2 esattamente come l’Inter, che è capolista e ha nettamente il miglior attacco della Serie A. Cosa cambia davvero? Se da quinto ho un giocatore dalle eccezionali doti offensive come Federico Dimarco, per esempio ...».
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Sul perché Christian Pulisic non segna più: «Succede agli attaccanti. Ha fatto una prima parte di stagione straordinaria e ora sta girando male. Non mi preoccuperei più di tanto».
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