Albertini: “L’addio al Milan mi ha ferito, che dissidi con Ancelotti e Galliani”

MILAN NEWS – Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan, ha raccontato il suo passato rossonero in diretta Instagram con Mauro Suma

di Renato Panno, @PannoRenato
Demetrio Albertini Milan

MILAN NEWS – Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan, ha raccontato il suo passato rossonero in diretta Instagram con Mauro Suma. Ecco tutte le dichiarazioni:

Sul primo saluto con Berlusconi: “La prima confessione con Berlusconi è stata nel 1988, appena aggregato con la prima squadra. Mi volle conoscere, quegli stronzi dei miei compagni mi mettevano ansia. Mi ha fatto un po’ di interrogatorio, immagina la tensione visto che avevo 17 anni. Lui è sempre stato un grandissimo estimatore del settore giovanile, aveva il sogno di avere tutti giocatori lombardi in squadra. C’eravamo io, Nava, Donadoni, Massaro, Baresi, Marco Simone, Maldini, eravamo tanti”.

Sull’esordio in Milan-Como: “Il lato positivo è l’esordio, dopo qualche panchina. Eravamo sul 3-0, a quel punto il Milan aveva già vinto. Ancora non ero pronto per poter giocare, ma per poter assaggiare il campo. E’ stato un premio. La cosa bella è che sul 2-0 facciamo gol su rigore e me lo sentivo che Sacchi mi faceva entrare. In un quarto d’ora avrò corso come in una partita intera. Si avvicina un tifoso alla fine e mi disse ‘bravo, ma ne ho visti tanti esordire in questo campo’. Mi ha voluto avvisare”.

Sul boato del gol di Hateley nel derby: “Ho la pelle d’oca. Oggi ho visto delle foto visto il compleanno di Baresi. Ogni volta che vedo il gol di Hateley mi emoziono, ero raccattapalle. Il boato lo ricordo bene. Dietro c’erano i distinti, erano tutti in piedi. Quindi erano più vicini, il boato si sentì ancora di più”.

Sul Nuovo Stadio: “Non sono né un ingegnere né un dirigente. Pensare di avere uno stadio con l’Inter mi dispiace, da milanista vorrei il mio stadio. Avranno fatto tutti i calcoli e va bene così. Riqualificare San Siro sarebbe ottimo, al momento non è a norma. Non ci sono gli spazi. Anche il Barcellona riqualifica il suo stadio. Parlando con il Presidente blaugrana mi disse che in quattro anni hanno ammodernato lo stadio senza perdere partite. Se costa un po’ di più e lasci la storia sarebbe bello”.

Sul senso di appartenenza: “Io ho vissuto la mia professione in due situazioni: una al Milan e l’altra in altre squadre. Ho sempre fatto il professionista in altre situazioni, il Milan me lo portavo a casa per senso di appartenenza. Una delle cose più importante è costruire proprio questo, perché ti fa superare i tuoi limiti quando ci sono delle difficoltà. Quando è arrivato Shevchenko chiamò Galliani per farlo integrare. Non parlava, ce lo siamo portati in vacanza e lui stava con la moto d’acqua per combattere l’imbarazzo. Successe questo anche con Ziege e Ba”.

Le differenze tra la Serie A e gli altri campionati: “Il calcio italiano è diverso da Inghilterra e Spagna, ci sono diverse esigenze. All’estero c’è bisogno del talento, da noi gioca i giocatore di calcio e per esserlo c’è bisogno di esperienza. Bisogna avere esperienza e responsabilità per affrontare i momenti difficili. Io, Albertini, Costacurta siamo stati accompagnati da quelli che c’erano prima”.

Sulle stagioni prima dello Scudetto: “Hanno smesso Tassotti, Baresi, Filippo Galli, Donadoni è andato via. A quel punto lì non abbiamo fatto bene. Per andare al Mondiale del 1998, prendevo l’aulin perché mi ero strappato. Vado ma non gioco bene. Poi arriva Zaccheroni, gli spiego il dolore e mi presento una settimana prima al raduno. Dopo un po’ di allenamenti mi sentivo con Paolo e Billy e dicevo che era interessante il progetto di Zaccheroni. Lui vedeva in me uno dei giocatori ideali per la sua tattica. Chiedeva a noi un senso di responsabilità maggiore perché venivamo dal settore giovanile e abbiamo cercato di costruire qualcosa di diverso per il Milan. Ci siamo trovati secondi a poche giornate dalla fine e quando vedi Milan-Sampdoria pensi sia l’anno buono”.

Sui rimpianti: “Ho sempre detto che volevo finire la carriera al Milan. Ma se tornassi indietro farei quello che ho fatto. I sogni non sempre si avverano, ma con il Milan ne ho esauditi tanti. Ci sono stati dei momenti tosti con società e allenatore. Quando uno vede una cosa negativa ricorda solo quella. Con Galliani c’è stato un bel po’ di dissidio, ma questo non cancella tutto il resto. Anche con Ancelotti c’è stato un bel po’ di dissidio, ma lui è stato il mio maestro. Sono stato ferito tanto dall’addio al Milan, ma non posso ricordare solo quei momenti. Sono dovuto andare avanti con dignità e ho fatto la mia carriera anche dopo”.

Sulla partita d’addio: “Quella partita va oltre quello che hai vinto perché ti viene riconosciuto quel che sei stato nello spogliatoio. Volevo una festa per i tifosi, se avessi scritto una sceneggiatura non lo avrei fatto così bene. Gol mio, di Van Basten sotto la curva, Ronaldinho che fa i numeri e poi arriva al Milan dopo pochi anni. Molti mi hanno detto grazie che sono riusciti a vedere il Milan del passato, è iniziato tutto da Van Basten, Gullit, la gente ha riconosciuto e ha visto questo”

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