Giovanni Galli: “Dopo la morte di mio figlio mi ha salvato la fede”

L’ex portiere del Milan, Galli, si racconta e parla della tragica morte del figlio, confessando il forte dolore provato e la speranza trovata nella fede.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Un dramma che è ancora nella memoria di molte persone, difficile da superare anche a distanza di anni, quello della morte del figlio di Giovanni Galli, nel 2001. L’ex portiere rossonero ricorda l’evento e racconta tutto il proprio dolore ai microfoni di TV2000, confessando di essersi affidato alla fede: “Dopo l’incidente di Niccolò nella mia vita due cose sono state fondamentali: il grande amore della mia famiglia e la fede. Ho perso mio padre a 19 anni, non pensavo di dover portare i fiori al cimitero a mio figlio. Se non avessi avuto questa grande fede e la convinzione un giorno di ritrovarlo e rivederlo sarebbe stato difficile. Il dolore non passa mai, ci si può solo convivere”.

Parole che lasciano il segno, quelle dell’ex Milan, che ha spiegato di essere credente dai tempi in cui giocava: “La domenica mattina, ovunque fossi a giocare, andavo a messa. Sentivo di doverci andare, era una chiamata più forte di me. La fede la senti dentro e andare a messa mi faceva stare bene. Con la mia famiglia non siamo mai stati superficiali. Abbiamo sempre dato valore alla vita, alle cose e alle persone, ma dopo la scomparsa di Niccolò qualcosa in più c’è stato”. Dolore per la scomparsa del figlio 17enne che si manifestava di continuo, anche nei piccoli gesti della vita: “Davanti a mia moglie e alle mie figlie cercavo di non piangere, volevo che loro potessero aggrapparsi a me. Però ne avevo bisogno e lo facevo di nascosto sotto la doccia. È stato un errore: dolore e felicità vanno condivisi. A distanza di tempo porto dentro ancora tante ferite”.

La fede è dunque stata importante per il portiere campione del Mondo, fin da subito: “Niccolò è nato il 22 maggio 1983, giorno di Santa Rita. Quando è successo l’incidente siamo andati a Cascia e abbiamo portato una fotografia di Niccolò, aveva 17 anni nel 2001. Abbiamo così restituito nostro figlio a Santa Rita. Ce lo aveva dato lei. Dopo la scomparsa di Niccolò il mio rapporto con Dio non è cambiato. Ogni sera faccio le mie preghiere, l’ultima immagine è quella di Niccolò. Non so come lo rivedrò, se nell’età in cui ci ha lasciati o invecchiato. Speriamo di riconoscerci”.

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