Bosnia-Italia, Evani: “Vogliamo il primo posto. Dzeko? Un giocatore non fa squadra”

BOSNIA ITALIA ULTIME NEWS – Alla vigilia dell’ultima gara del girone di Nations League, Alberico Evani ha parlato in conferenza stampa

di Alessio Roccio, @Roccio92
Alberico Evani Italia

Bosnia-Italia, la conferenza di Evani

 

BOSNIA ITALIA ULTIME NEWS – Alla vigilia dell’ultima gara del girone di Nations League, Alberico Evani ha parlato in conferenza stampa. Queste le parole dell’ex Milan riportate da Tuttomercatoweb.com.

Sull’avversario: “Sappiamo che la Bosnia è un’ottima squadra, nelle tre partite che abbiamo fatto l’abbiamo battuta due volte, pareggiata una, ma ci ha sempre dato grossi problemi. Dovremo limitare questi rischi, mancherà Dzeko ma ci sono altri giocatori importanti, non è un calciatore che fa una squadra. Noi dovremo essere superiori per vincere la gara”.

Peccato che Mancini è assente. Avete pareggiato con la Bosnia, domani c’è un vincolo e dovete vincere: “Anche Roberto avrebbe avuto piacere a essere qua, è molto dispiaciuto, noi cercheremo di fare pesare il meno possibile la sua assenza. Abbiamo fatto tanti sacrifici, ci siamo costruiti la possibilità di arrivare primi nel girone. Sarebbe brutto non arrivare al primo posto, ma dovremo guadagnarcela. Sappiamo di affrontare una squadra che non ti regalerà nulla, sebbene ultima nel girone. Tutti ci tengono a fare bella figura, specie quando affrontano una squadra importante come l’Italia. Dovremo essere attenti”.

Quanto pensa di cambiare? “Stiamo valutando il recupero dei giocatori, forse qualcosina cambierà ma non credo molto rispetto alla formazione di Reggio Emilia”.

Può essere il primo passo per una Nazionale vincente? “Noi stiamo lavorando da due anni, la crescita è stata importante, ci aspettiamo di farlo ancora molto. Per arrivare al livello delle migliori serve passi in avanti, ma la fiducia in questi ragazzi ci fa ben sperare. Non è dal risultato che sarà il mattone, ma è chiaro che vorremmo ottenerlo e faremo di tutto, se così non fosse questa squadra è proiettata in alto”.

Il rapporto di amicizia nello staff aiuta? “Sì, non è solo tra me, Roberto e Gianluca. Perché poi ci sono gli altri, siamo stati tutti compagni di squadra. È bello lavorare con loro, è una bella soddisfazione”.

Rientrare tra le prime quattro di Nations significherebbe essere rientrati tra le grandi? “Intanto pensiamoci, poi vedremo di affrontare queste Nazionali forti, vedere quanta distanza c’è. Magari siamo pari, forse anche sopra. Il nostro problema si chiama Bosnia”.

Le vittorie sarebbero una rivincita nei confronti dei club? “No, no. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio con i giocatori che vengono qui con entusiasmo. Noi non siamo fatti per fare polemica, è vero che purtroppo quando vengono da noi i calciatori ci sono delle squadre che gli viene a mancare quasi tutto l’organico, perché non ci sono solo gli italiani. Si trovano a rischiare qualche infortunio, qualche giocatore più affaticato. Credo che poi alla fine sia un vantaggio per tutti, perché tutto il movimento ne trae beneficio. I loro giocatori hanno più valore quando giocano in Nazionale”.

Vede il rischio appagamento? “Non credo, abbiamo a che fare non solo con bravi giocatori ma anche con ottime persone. Sanno valutare tutto questo, sa che sono finiti i tempi dei complimenti. Nella vita, ma soprattutto nel calcio, quello che hai fatto ieri non conta più. Serve quello che farai domani sera. Noi siamo impegnati a raggiungere questo risultato”.

Florenzi e Belotti sono riproponibili? “Come ho detto prima, stiamo valutando tutti. Soprattutto loro perché si sono allenati a parte tutta la settimana, hanno dato tutto e sono stati molto utili. Sarà da valutare, ma loro sono motivati e vogliono esserci. Se non dovessero esserci particolari problemi saranno della gara”.

Come ha fatto Mancini a creare una vera squadra? “Credo che sia un allenatore, a parte carismatico, preparato. E coraggioso, perché si affida ai giovani, quando lo fai devi avere pazienza, dargli tanto. Lui ha convocato ragazzi che non giocavano ancora nei propri club e che poi sono diventati successivamente ottimi calciatori. Questa cosa piace anche al gruppo, considera tutti alla stessa maniera. Trasmette sicurezza, ha concetti di gioco propositivi che piacciono ai giocatori. È riuscito a formare un grandissimo anche con lo staff, non solo quello tecnico. Tutti remano dalla stessa parte e sono partecipi, i calciatori vengono in ritiro contenti”.

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