AMARCORD – Le tre battaglie dell’ammiraglio Nelson (Dida)

AMARCORD – Le tre battaglie dell’ammiraglio Nelson (Dida)

Il compleanno di Nelson Dida è l’occasione giusta per rivivere alcune tappe di una carriera piena di successi, ma anche di episodi controversi

di Redazione
Nelson Dida, ex portiere del Milan

Leeds, 19 settembre 2000

Mancano due minuti alla fine. Poi l’arbitrò fischierà tre volte. E io andrò a farmi una doccia. Un’altra. La prima l’ho fatta e la sto facendo qui in campo. Me l’avevano detto che pioveva in Inghilterra. Ma non pensavo così tanto. E così a lungo. Aspetta. Che vuole fare Bowyer? Non penserà di voler tirare da lì? Ahah. Ci ha provato. Ma per sorprendermi ci vuole ben altro. E’ mia. L’ho presa. Ora la faccio rimbalzare a terra e… Si alzò il boato alle sue spalle. La End del Leeds era una bolgia. Avevano segnato. La palla era scivolata lentamente in porta, dopo aver planato a terra in maniera innaturale.  No, no! Maledizione. Era qui. Era mia. Non scappava più. Mi sento come Moacir Barbosa sul tiro di Ghiggia al Maracanazo. Ecco, questo è il mio Maracanazo. Ho rovinato tutto. E’ la pioggia, Nelson. E tu non puoi farci niente. Devi maturare. Per un po’ non vedrai il campo. Andrai di nuovo in Brasile. Non è un addio, ma un arrivederci. Tornerai più forte di prima. E noi saremo qui ad aspettarti a braccia aperte.

Milano, 16 settembre 2003

Sì allungò sulla sinistra:  non ce ne fu bisogno: il tiro di Ibrahimovic fu annullato dal difensore, Ma gli dei del calcio consegnarono la palla sul piede di Van Der Vaart, pronto a giustiziare il nemico già a terra. Esanime ed esangue. E’ l’ultimo minuto. L’arbitro starebbe per fischiare. Ma non comanda lui. Ora il mio sinistro è legge, sentenziò l’olandese. E’ la colt di Clint Eastwood in un film di Sergio Leone. Non hai speranza. Maramaldo, tu ammazzi un uomo già morto. Rafael calciò a botta sicura. Era gol. Almeno così credeva. Ma il portiere era già balzato sull’altro palo per respingere. Le mani come un muro, o una sponda del calciobalilla. Parata!!!! A San Siro gli spettatori non credevano ai loro occhi. Forse il caffè Borghetti era stato corretto con qualche pasticca sintetica. Tipo quelle di Breaking Bad. Pensavano di andar a vedere una partita e si trovarono di fronte a un numero circense. Che cos’è successo?

Il portiere era, anzi lo è tuttora, Nelson Dida. Quella sera toccò il punto più alto della sua parabola calcistica. Più della notte all’Old Trafford quando parò 3 rigori consegnando ai rossoneri la Coppa dalle lunghe orecchie. Anche se stavolta c’erano in palio solo i 3 punti in un girone di Champions. No, stavolta Buffon era davvero più vicino nella speciale classifica del portiere più forte del mondo. Era a portata di sorpasso. E l’Italia calcistica già si divideva come ai tempi di Coppi e Bartali. Guelfi e Ghibellini. Juventini e antijuventini. Eppure non tutto era stato rose e fiori per quel ragazzone brasiliano, tanto alto quanto timido. Soprattutto i primi tempi furono complicati. In particolare quella maledetta partita all’Elland Road.

Milano, 11 aprile 2005

E meno male che doveva essere la partita della svolta per loro. Credevano di vendicarsi per la semifinale di un paio d’anni fa. Ma con noi non c’è storia. Il Milan resta tabù per l’Inter. Manco un gol riescono a segnarmi. Anzi, l’hanno pure fatto. Ma l’arbitro non gliel’ha dato. E ha Fatto bene. Almeno per me. Eppure, non mi sento tranquillo. C’è qualcosa nell’aria che non mi convince. No, non è il risultato. Quello ormai è in cassaforte, così come la qualificazione. Quando Sheva è in giornata, non ce n’è per nessuno. Però questi qui alle mie spalle sono agitati. Possono accettare la sconfitta. Non la doppia umiliazione. Per di più nel derby. Ouch!

Di solito questo è il momento in cui il telecronista dice: “sono immagini che non avremmo mai voluto vedere in un campo di calcio”. Dida è a terra. Colpito alla schiena da un fumogeno lanciato dalla curva interista. Vigliacchi. Non ce la fa a rientrare. La spalla gli fa male, la paura di più. Qualcosa si rompe definitivamente quella notte. Dida non sarà più la saracinesca del Milan, ma solo una porta socchiusa, un ostacolo incerto agli attaccanti avversari. Nonostante la sua rapida caduta, dall’Olimpo agli umani, e il rendimento insoddisfacente degli ultimi anni, i tifosi rossoneri non hanno smesso di volergli bene. E per questo in questi giorni gli augurano un felice compleanno.

Mariano Messinese
Twitter:@MarianoWeltgeis

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy